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Interviste | Pubblicato il 21 dicembre 2013

Come si reagisce quando s’incontra inaspettatamente la poesia disarmante della tua terra? E se finalmente qualcuno riesce a descrivere la bellezza di una città come Napoli senza alcuna forma di retorica? Noi di SoM abbiamo cercato d’approfondire il discorso con Tommaso Primo, cantautore poco più che ventenne, che sta cercando di farsi strada con le sue parole in una città fatta soprattutto di suoni.

Suggestioni e Riflessioni. Prima dell’intervista offriamo ai lettori le nostre riflessioni sul primo Ep. Buon Viaggio!

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“Napoli per me non è la città di Napoli ma solo una componente dell’animo umano che so di poter trovare in tutte le persone, siano esse napoletane o no”. Una descrizione estremamente fedele dello scrittore L. De Crescenzo e che inquadra alla perfezione l’idea di musica e poesia proposta dal giovane cantautore napoletano. Tommaso Primo è quello che a Napoli definisco un “guajon ‘e cor” e non lo diciamo per fare i piacioni (c’interessa ben poco) ma proprio perché  in questo suo primo Ep trovano spazio gli emarginati, quelli che rasentano il confine dell’ ordinario, i famosi “geni analfabeti” a cui lo stesso Tommaso afferma di dovere tanto in relazione agli spunti di riflessione da loro offerti. Tommaso è un menestrello immerso tra figure mitologiche.

Posillipo Interno 3” è un microcosmo fatto di luci ed ombre, d’emozioni stroncate, amori mai vissuti ma allo stesso tempo di voglia di riscatto ed ostinata ricerca di leggerezza. Un progetto interessantissimo che forse sarà cristallino specialmente per chi ha assaporato, seppur per una sola giornata, le suggestioni dei vicoli intrisi di storia o l’incredibile varietà di colori che solo Napoli riesce a concepire. Un Ep che rimanda al profumo denso del caffè e se si chiudon gli occhi pare davvero di vederli tutt’in fila quei geni analfabeti, inermi tra sorrisi d’anziani, imprecazioni d’abusivi e l’imperturbabile pazienza dei pescatori di Posillipo.

Ricco anche nei contenuti e collaborazioni che vedono la produzione artistica di Oscar Montalbano e Simona de Felice, oltre all’importante incursione del poeta senegalese Ismael in “Gioia”, brano che apre l’immaginifico viaggio suonato da Primo. S’avverte già nella prima traccia la ricerca pacata di una gioia difficile da raggiungere ma rintracciabile nell’abbraccio di un amico, nella tenacia di un padre, nel calore della propria terra. Non si sbaglia nel definirla una poesia in musica. Più intimista è Addore”, supportata dal trasognato violino di Claudia Nicolosi, che scava nella geniale quotidianità della gente comune, veri custodi della città e dell’antica genuinità che li contraddistingue. Quasi una confessione notturna in riva al mare. Il flauto di Lello Settembre prende poi il posto del violino in Salita Paradiso , una scanzonata filastrocca che con delicatezza affronta il tema della tossicodipendenza come effimera ascesa. Probabilmente anche il brano in cui la musicalità del dialetto Napoletano ha la possibilità d’imporsi maggiormente con tutta la sua forza. L’arpeggio di Tommaso apre il brano che dà il titolo all’ ep “Posillipo Interno 3”, il più autobiografico, frutto di una passione adolescenziale non corrisposta che è stata poi tradotta in musica. E’ racchiuso in questo pezzo il filo conduttore del viaggio : “che a finale, dinto ‘a vita, è sulo ‘na quistione ‘e core” (che alla fine, nella vita, è solo una questione di cuore). L’ amore puro, incondizionato lo si trova tra le strade fumose di “San Pasquale a Chiaia”, una finestra spalancata sull’ universo emozionale del giovane cantautore che non tenta minimamente di celare. Preziosissima la partecipazione al sassofono di Rino Saggio. A chiudere è la ballata “The Virgiliano’s Man” , dipinto verosimile della società borghese contemporanea seppur senza finalità critiche. E’ la chiusura di storie che s’intrecciano per poi disperdersi come orme confuse sulla sabbia.

Per tutta la durata del mini album Tommaso Primo ci conduce per mano nei luoghi più caratteristici della sua città, indicando con le sue note la strada da seguire. E’ un racconto fatto di odori, suoni e sapori che si tuffano improvvisamente nel luccichio accecante di Marechiaro. Basta solo accordarsi alla voce del cuore ed al suono del mare … 

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L’ intervista. La musica di Primo per celebrare gli Ultimi

Chi è Tommaso Primo?

Questa è una domanda complessa. E’ da quando sono  bambino che me lo chiedo. Intanto c’è da dire che in me vivono tre persone ( ora qualcuno lì in alto vorrà i diritti d’autore ), una è Tommaso Primo, cantautore emergente  dedito alla ricerca della spiritualità tropicale, della poesia innovativa, della melodia sottile, poi c’è Gennaro Savastano, il mio “alter ego”. A lui piace fare tutt’altro. Scherzi, battute sconce, atti di pazzia in pubblico. Entrambi ci prendiamo cura di un ragazzino che si chiama Tommy, quest’ultimo è un sognatore, amante e seguace accanito di  Manga e Anime giapponesi, sogna di salvare il mondo ma, conoscendolo, credo sarà il mondo a salvare lui. Tutti e tre siamo figli di Napoli, figli veri, la città ci ha fatto un po’ da papà e ci ha permesso di osservarla da un punto di vista privileggiato. A noi piace definirci il cantautore degli ultimi …

 Il tuo legame forte con la musica si crea molto presto. Da cosa scaturisce la necessità della scrittura  fin dalla prima adolescenza?

La voglia di raccontare. Ho capito di voler fare il cantautore  a tredici anni, quando, dopo il suicidio di una ragazza che conoscevo, sentii l’irrefrenabile bisogno di prendere la chitarra e un foglio di carta per scriverne la storia. Nacque “Canzone  a Carmela”.

Posillipo Interno 3” è il tuo primo Ep e nei brani che lo compongono si ricorrono sensazioni e storie di personaggi semplici. Da cosa trai ispirazione per i tuoi testi?

Io ho avuto un’infanzia e un’adolescenza speciali. Ho perso mio padre da bambino e sono “cresciuto” nel ristorante di mio nonno, poi diventato dei miei zii fra camerieri, clienti strambi e parcheggiatori abusivi autorizzati. Avrei dovuto perdermi e invece, ho trovato una forza incredibile e tante storie da raccontare. In “Addore”,infatti,  parlo di Geni Analfabeti, ecco, io sono diventato grande circondato da Geni Analfabeti.

Per rappresentare uno spaccato dell’ universo Napoletano hai scelto d’utilizzare la lingua Partenopea. Pare quasi tu voglia restituire la giusta dignità ad un’espressività talvolta dimenticata.

Io so scrivere solo in lingua napoletana. In casa si parla Napoletano e quando voglio farmi capire bene utilizzo la mia lingua. Ad una donna non direi mai “resta con me” ma “resta ‘cu ‘mme”. Ad uno scocciatore, non direi mai “non stufarmi” ma “ nun m’abbuffà ‘a guallera”, questo però è Gennaro Savastano a parlare.

I riferimenti sono abbastanza deducibili dall’ascolto delle tracce ma vorrei fossi tu ad indicarmi gli artisti che hanno influenzato maggiormente il tuo percorso formativo.

Ascolto musica otto ore al giorno. Vuoi sapere tre che mi fanno impazzire ? Caetano Veloso, James Taylor e Sergio Bruni …

Gioia” vede la collaborazione col cantautore Senegalese Ismael. Come s’è concretizzato questo connubio?

Lo incontrati al Cellar Theory, un locale al Vomero, in una serata dedicata ai cantautori. Dopo la sua esibizione gli chiesi se volesse cantare alcuni versi in un mio brano. Accettò subito e io ne fui davvero felice.

La title-track “Posillipo Interno 3” è ispirata ad un evento autobiografico? E quanto di autobiografico c’è nell’Ep?

Uno dei critici italiani più importanti ha definito il mio modo di fare canzone “ferocemente autobiografico”. “Posillipo Interno 3”, inteso come E.P è il racconto di un microcosmo, il pezzo omonimo, invece, racconta di un “due di picche”, un palo ( Gennaro a parlare ).Ai tempi del liceo, tre anni fa,  accompagnavo una ragazza che mi piaceva a casa solo che, non avendo il motorino, il  mezzo di locomozione  con il quale ci spostavamo era il C 27 un pulmann della linea ANM. Quando le chiesi l’indirizzo per mandarle dei fiori a casa, mi rispose, “Vivo in un palazzo in un appartamento, sopra Posillipo, in un interno 3 qualsiasi”

Sei impegnato in un progetto di rivalutazione territoriale attraverso un iter culturale. La musica può salvare Napoli?

La musica, l’arte, la cultura e il teatro, sono l’unica fonte di salvezza non solo per questa città ma per l’intera Nazione. Quando lo capiranno sperò non sia troppo tardi, l’importante è che arrivi ai giovani.

Progetti per il futuro?

Sono al lavoro per il nuovo disco, probabilmente ci sarà qualche chitarra elettrica. Vi aggiorno …

Posillipo.

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