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Recensioni | Pubblicato il 27 aprile 2012

Jack-White-Blunderbuss

Jack White

Blunderbuss

Genere: Rock, Blues, Country

Anno: 2012

Casa Discografica: Third Man Records

Servizio di:

Passa poco più di un anno dall’annuncio della rottura definitiva degli White Stripes e l’inesauribile Jack White torna già con un nuovo lavoro, il primo da solista, Blunderbuss. Dopo un passato variopinto (bianco-nero-rosso) fra White Stripes, The Raconteurs e The Dead Weather, questa volta l’uomo tuttofare di Detroit sale in cabina di regia direttamente da Nashville, ovvero dalla ‘sua’ Third Man Records. 

Le sei semplici note di organo che introducono Missing Pieces, seguite dall’attacco più White Stripes che mai, rimandano direttamente all’accoppiata Jack-Meg degli esordi fusa in un’atmosfera blues che viene dritta dritta dalla Music City, ed il tutto si rafforza a vicenda e cresce fino a sbocciare nella seconda parte del brano, tutta strumentale, in un connubio di organo, chitarra e tradizione d’oltre oceano. L’attacco esplosivo di Sixteen Saltines (anticipato poche settimane fa dalla pubblicazione del bizzarro video d’accompagnamento) rimanda al volo dalle parti di Elephant, in un faccia a faccia tra chitarra e batteria, lasciando qua e là spunti di organo a completare l’opera, e concedendosi nel finale un paio di assoli ripresi per filo e per segno da Sea Of Cowards, per un brano scatenato ed adrenalinico. Insomma, si parte proprio bene.

Freedom at 21 nasce, camaleontica, da una ritmica asfissiante ma coinvolgente trascinata per mano da una chitarra che ha tutta l’aria di essere frutto dell’esperienza The Dead Weather. Il tutto viene condito da una voce più particolare che mai, in un misto di blues e hip hop che ricorda tanto la linea base Treat Me Like Your Mother, e da squarci strumentali folli ed eclettici che confezionano uno dei brani più concreti ed al contempo sperimentali di tutto BlunderbussLove Interruption, primo singolo estratto dall’album, esplora la periferia country di Nashville con una melodia facile e diretta che ha bisogno solo di una chitarra acustica e qualche nota di organo per completarsi in tutta la sua semplicità. Blunderbuss  completa la prima parte dell’album mantenendosi su un profilo tranquillo e sereno nel quale fanno capolino anche archi e piano.

E’ lo stesso piano ad aprire Hypocritical Kiss, anche se qui si fa protagonista e trasporta il brano in un’atmosfera a tratti sognante ed a tratti retrò, per trasformarsi repentinamente in una Weep Themeselves To Sleep, in cui ricompare una chitarra tanto decisa quanto rifinitrice ad affiancare sempre il solito piano che risorge periodicamente. Paesaggi piuttosto innovativi per Jack White, non fosse per il caratteristico assolo che mette la firma ad una traccia davvero ben condotta. I’m Shakin’ torna ad esplorare la campagna USA, questa volta sotto le vesti di un rock’n'roll classicissimo e coinvolgente. Tutto molto semplice e diretto, clapping là dove serve e coriste che danno quella tinta di blues che rifinisce il quadro. A proposito, Trash Tongue Talker è un compendio di tradizione blues a stelle e strisce che si concede anche uno splendido finale da rock’n'roll acrobatico.

Hip (Eponymous) Poor Boy  saltella fra una voce squillante ed un pianoforte ragtime più ironico che mai, concludendosi infine come uno di quei carillon da mercatino dell’antiquariato. Si continua a scavare nel passato anche per I Guess I Sould Go To Sleep, ballata e serena, e per On and On and On, brano cupo e ad effetto, contornato da un’atmosfera ventosa e da cori country. Take Me With You When You Go scrive un finale leggero con tanto di violino folk che tinge il tutto di una sfumatura in seppia, salvo poi variare nella parte terminale dove tutti pretendono la loro parte, dalla chitarra al piano ai cori, concludendo in modo celebrativo.

All’alba dell’uscita di Blunderbuss l’attesa era sicuramente parecchia, soprattutto per quanto riguarda il profilo che sarebbe stato seguito da Jack White nella nuova opera da solista. Si vede chiaramente, specialmente nei primi brani, l’influenza di un passato che riaffiora ogni volta e che ogni volta si ripresenta con un aspetto diverso: mancavano giusto Meg da una parte, Alison dall’altra. C’è poi la seconda parte: in un certo senso tanto nuova quanto classica, dettata probabilmente dall’ambiente di Nashville e dalla formazione stessa di Jack White, affondando in modo piacevole e leggero nel blues e nel country.  Insomma, ce n’è per tutti i gusti, e per ogni gusto c’è di che essere soddisfatti.

 

Voto: 7,0/10

Tracklist:

  • 1 · Missing Pieces
  • 2 · Sixteen Saltines
  • 3 · Freedom at 21
  • 4 · Love Interruption
  • 5 · Blunderbuss
  • 6 · Hypocritical Kiss
  • 7 · Weep Themselves to Sleep
  • 8 · I'm Shakin'
  • 9 · Trash Tongue Talker
  • 10 · Hip (Eponymous) Poor Boy
  • 11 · I Guess I Should Go To Sleep
  • 12 · On and On and On
  • 13 · Take Me with You When You Go

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