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Recensioni | Pubblicato il 22 aprile 2013

james Blake

James Blake

Overgrown

Genere: Post-dubstep, Future Sound

Anno: 2013

Casa Discografica: Polydor

Servizio di:

Il secondo album è sempre il più difficile, questo è assodato. Ma quando si tratta di dare un seguito al self-titled di James Blake l’impresa appare decisamente ardua. Eppure ecco che l’enfant prodige spiazza anche i più scettici con un lavoro degno di un artista più che navigato: domina una sorta di molteplicità centripeta, una pluralità di impulsi in tensione all’interno di un unico organismo, come pezzi di uno specchio infranto che riflettono, pur da angolazioni diverse, la medesima immagine.

È curioso, ripensando alle parole con cui James aveva definito il suo primo LP “un diario frammentato senza direzione e assolutamente privo di un’idea centrale”. Quell’idea è arrivata, ed è la percezione di un forte senso di precarietà, che si esprime attraverso i toni delicati di un’intimità riservata e malinconica, che si affida, per trovare la sua forza, al ritornello infinito, anche dove la musica quasi manca (I am sold), ma lascia altresì spazio a tocchi di piano e alla voce, in evidenza, ma sempre con un certo riserbo. La struttura sottostante è muscolare, saldamente ancorata a una struttura ossea scheletrica, ma in continua tensione, è un’elettronica ridotta all’essenziale, ma che trova nel minimalismo la sua potenza.

Overgrown in definitiva racconta una storia, e lo fa senza sbavature, senza abbondare di futili dettagli ma pure evitando l’aridità della sintesi. E questa è la storia di qualcuno che cerca di sopravvivere a una vita che lo schiaccia, come ci suggerisce la titled-track con un insistente loop vocale, quasi sprofondato in un’articolazione ritmica che come un’onda si infrange per poi gonfiarsi ancora. L’idea centrale è dunque quella di un cortocircuito (“Life round here“), in cui la tensione si allenta talvolta fra i tasti di un pianoforte e un coro di voci come scaturite dal pensiero (“DLM“) o fra le pieghe della modulazione vocale (“To the last” e “Our love comes back“), e talvolta accelera dilatandosi in una corrente sintetica post-dub dal ritmo frantumato (“Digital lion“, prodotta da Brian Eno) o martellante (“Voyeur“). Emerge inaspettata “Take a fall for me“, in collaborazione con RZA, che combina l’hip-hop con un’architettura semplice che è ormai una sorta di marchio di James Blake.

Perché qui sta il punto, James Blake ha fatto del suo modo di fare musica uno stile, perfettamente riconoscibile e, cosa che è forse più importante, perfettamente coerente. Ne è prova la perla di questo album, “Retrograde“, primo singolo dei cinque ad uscire, che sembra creare un filo diretto col self-titled-album, rileggendone il sound alla luce di una rinnovata e più matura sensibilità.

Voto: 8,5/10

Tracklist:

  • 1 · Overgrown
  • 2 · I am sold
  • 3 · Life round here
  • 4 · Take a fall for me (feat. RZA)
  • 5 · Retrograde
  • 6 · DLM
  • 7 · Digital lion
  • 8 · Voyeur
  • 9 · To the last
  • 10 · Our love comes back

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