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Recensioni | Pubblicato il 14 luglio 2014

JDB

Johnny Dal Basso

JDB

Genere: folk-rock, rock-blues

Anno: 2014

Casa Discografica: Octopus Records

Servizio di:

Rivoluzioni senza nome, metaforici proiettili e lo spettro sempre vivido dei seventies sono solo alcuni degli ingredienti a disposizione dell’artista campano Johnny Dal Basso, personaggio anticonvenzionale celato dietro (false) apparenze da borghese tradizionalista. Camicia, bretelle e cravattino in giro per l’Italia ad inseguire una rivoluzione che tarda sempre ad arrivare ma che si prefigura di matrice popolare, necessariamente “dal basso”. Rock’n’roll crudo e di spessore per il singer napoletano che porta addosso i segni di un Johnny britannico, da sempre fuori dagli schemi e che con i Sex Pistols ambiva all’anarchia del Regno.

Johnny Dal Basso, però, non brucia solo sul fuoco dell’ideologia. Si fa carico d’essa e sputa quello che ha dentro a colpi di batteria, armonica e voce da  vero one-man-band’s machine. Si parte da “Settanta”, “ballatona” rock che s’interroga sulle sostanziali differenze di due generazioni a confronto: “Oggi è facile ma manca lo spirito”. Di spirito, invece, ce n’è e molto in “Rivoluzione”, più adrenalinica ed iper-critica nei confronti del belpaese: “Serve un miracolo” urla l’armonica di Johnny. Stessa linea abrasiva e diretta in ”Riusciresti Tu”, mentre già a partire da “Manna dal cielo” si percepisce anche un’anima più intimista e languidamente blues. Un lato meno rabbioso di JDB e che riesce a farsi apprezzare ugualmente per le interessanti trame liriche che ritornano sulla scena della succitata Rivoluzione. Proiettili buoni, esorcizzando riferimenti non voluti al supergruppo toscano Parente-Benvegnù-Dall’Orto-Franchi, vengono fuori dalla canna argentea di Spara, uno dei brani più convincenti dell’album, dotato di un climax ascendente e che esplode all’indirizzo di un riuscito inciso: “E non c’è tempo da perdere né tempo da trovare (…) Le stelle ci ricordano che siamo tutti nani. Tu cerca d’esserci oggi e d’esserci domani.” Più paciona e “folkettona” “Lampi nel buio”, che lascia spazio a “Sessolosapesse, nota stonata in un concept fin qui senza sbavature. Si rientra in carreggiata con “Maialini, colta citazione Orwelliana su come il tutto non sia uguale per tutti. A chiudere il cerchio la cullante “C.P.C.A“, con l’ausilio della calda voce di Marzia Stano aka “Una”, che si fonde nelle delicate linee sonore tracciate dalla one-man-band in cravatta e bretelle.

JDB, in definitva, è un album che colpisce allo stomaco e allo stesso tempo carezza la nuca. È rock’n’roll ma anche folk-blues. Non gode d’inaspettate variazioni, forse unico vero limite del progetto, ma partire “dal basso”, si sa, implica noncuranza per la forma e tensione costante verso la sostanza.

Voto: 6,5/10

Tracklist:

  • 1 · Settanta
  • 2 · La Rivoluzione
  • 3 · Riusciresti Tu
  • 4 · Manna dal cielo
  • 5 · Spara
  • 6 · Lampi nel buio
  • 7 · Sessolosapesse
  • 8 · Il terzo re
  • 9 · Maialini
  • 10 · C.P.C.A

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