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Recensioni | Pubblicato il 25 marzo 2014

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Trust

Joyland

Genere: Synth-wave, Elettropop

Anno: 2014

Casa Discografica: Arts & Crafts

Servizio di:

Repetita juvant! Deve aver pensato mister Robert Alfons (aka Trust) nel redarre, comporre e pubblicare il secondo tributo alla musica elettronica ottantesca, quella ballabile e mitologica, quella nostalgica senza stupire, ma adatta a tutte le stagioni della (nostra/vostra) vita. Un disco “leggero” per i nostri tempi complicati, versatile nella sua estensione sonora, tuttavia emozionante senza eccedere in turpiloquio, ma essenziale nel restituire le atmosfere giuste, sincretizzando tutte le scuole di pensiero di quell’epoca fertile e bistrattata a cavallo tra la metà e la fine degli anni ’80.

Strumenti rigorosamente analogici fanno sfoggio di potenza superiore a qualsiasi laptop “truccato” incutendo timore reverenziale in chiunque mastichi l’arte sintetica dai tempi antichi; il manipolatore canadese sfoggia padronanza di mezzi e buona conoscenza dei meccanismi che muovono la sostanza e la forma in tutti i suoi contenuti. Affiorano i soliti Depeche Mode, nelle modanature di contorno, i Cabaret Voltaire più transigenti alla moda della danza, le cavalcate epiche dei Clan of Xymox, la passionaria e visionaria èlite che rispondeva ai canoni di Danse Society, non mancano neppure i Talk Talk primevi – quelli dei video su Mtv – e gli OMD tramite – appunto – ricercate orchestrazioni nel buio, soprattutto nell’arrangiare alcune parti: c’è tutto e – udite udite – il tutto è ben incastrato, modellato, plasmato e soprattutto implementato alla passione di non “derivare”, ma sviluppare, anzi arricchire un già ricco bouquet.

Le canzoni, nonostante mille e mille “già sentito” hanno un vigore invidiabile, che molti cercano di trovare ma non riescono a raggiungere: ecco dunque il trucco, il prestigio, il talento, infine, di Trust, e cioè essere un grandissimo mago della sintesi sonora. Il viaggio si concede la sua vociona – che sembra anche irridente – e la sua vocetta in falsetto (che sostituisce, ahimè, Maya Postepski) in stile buggles, già sperimentata anche da seriosi ricercatori della nuova era elettronica, le quali non invadono più di troppo il tessuto ricchissimo, anzi ne accompagnano delicatamente l’incedere sanguigno. Tanz-tanz-tanz, tra commozione e vigore, spensieratezza e (finta) malinconia, e ancora, ancora mentre il ritmo incalza, incespica, si rialza e invade la testa, mentre si viaggia, si scherza o si fatica: musica per essere meno tristi e molto tristi allo stesso tempo. La dualità umana che sembra materializzarsi tra leggeri giri di synth-pop e sprezzanti assalti ebm. Bella questa seconda prova, quasi meglio della prima, perché più consapevole. La coldwave è un’invenzione di qualche hipster del “bip”, godetevi Joyland: il titolo è una garanzia e anche un fantasmatico – godibile – libro di Stephen King: leggetelo anzi, ascoltatelo.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Slightly Floating
  • 2 · Geryon
  • 3 · Capitol
  • 4 · Joyland
  • 5 · Are We Arc?
  • 6 · Icabod
  • 7 · Four Gut
  • 8 · Rescue, Mister
  • 9 · Lost Souls/Eelings
  • 10 · Peer Pressure
  • 11 · Barely

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