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Recensioni | Pubblicato il 21 marzo 2014

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Marissa Nadler

July

Genere: Dream Folk, Dream Pop

Anno: 2014

Casa Discografica: Sacred Bones/Bella Union

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Arrivata ormai al suo settimo disco, la cantautrice americana Marissa Nadler, celebre per il suo peculiare modo di fondere con eleganza la freschezza del folk alle atmosfere oniriche del dream pop, ha ancora qualcosa da dire al suo pubblico. July, uscito questo febbraio per Sacred Bones/Bella Union è un disco estremamente equilibrato ed elegante, in cui i suoni sono curati e in cui i brani sono tutti “buoni” senza picchi di alcun tipo, né in positivo né in negativo.

Un uso dimesso del synth e, d’altro canto, un ritorno massiccio al fingerpicking segnalano che l’artista, seguendo il solco già segnato nel 2012 con The Sister, ha deciso di abbandonare le derive più dream pop dei dischi precedenti per tornare con successo al dream folk degli inizi. Ancora una volta, nella maggior parte dei brani, la parte strumentale viene relegata in un angolo e la posizione centrale viene occupata dalla voce e dalle liriche, malinconiche e struggenti come sempre.

Già dagli inizi, con lo scorrere di arpeggi e cori nell’intro Drive, risulta evidente il ritorno sì a una semplicità, ma ad una semplicità calcolata e perfezionata in cui i dettagli vengono limati in vista di un’aspirata perfezione. Esemplificativo dello stile di questo ultimo disco è anche il brano Firecrackers, costruito su un fingerpicking privo di fronzoli e su melodie alla Joni Mitchell. E se We Are Coming Back è basata interamente su climax discendenti, in Dead City Emily sono gli elementi dream pop a caratterizzare maggiormente il brano. Impossibile non parlare dello splendido incrocio tra cori e synth di Was It A Dream, forse uno dei pezzi più riusciti del disco. Desire è un pezzo dal sapore vintage e dal mood malinconico che però stanca per la sua melodia ripetitiva e circolare, mentre di Anyone Else rimangono il gioco di drone e l’intensità dei cori. Infine, la cantautrice di Washington chiude in sordina con i pochi e scarni accordi al piano di Nothing In My Heart.

In sostanza questo nuovo disco non apporta nessuna particolare novità né all’esperienza musicale della Nadler, né al genere di riferimento, ma detto questo non si può nascondere che sia un’opera ben fatta, elegante e schietta, che senza dubbio si fa piacere e in cui la cura dei dettagli è uno degli aspetti più pregnanti; tutto questo pur senza avere la pretesa di essere il capolavoro dell’artista.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · Drive
  • 2 · 1923
  • 3 · Firecrackers
  • 4 · We Are Coming Back
  • 5 · Dead City Emily
  • 6 · Was It a Dream
  • 7 · I've Got Your Name
  • 8 · Desire
  • 9 · Anyone Else
  • 10 · Holiday In
  • 11 · Nothing in My Heart

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