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Recensioni | Pubblicato il 4 marzo 2014

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King of the Opera

Driftwood

Genere: Psychedelic Rock

Anno: 2014

Casa Discografica: Autoproduzione

Servizio di:

Nothing Outstanding aveva formalmente reso ufficiale la dipartita di Samuel Katarro, progetto eclettico del trio guidato da Alberto Mariotti. Eppure, nonostante un’iniziale diffidenza, quell’opera prima dei King of the Opera divenne in breve tempo tra le più apprezzate del 2012, potendo contare anche su un tour forsennato che abbracciò l’intera penisola. Alle porte del 2014, il visionario trio si presenta con un ennesimo colpo di coda. Sarebbe stato logico aspettarsi un nuovo full-lenght , invece i KotO affidano il flusso sonoro delle loro nuove progettualità ad un (intenso) Ep, dal titolo  Driftwood- parafrasando: tronco di legno in balìa dell’incessante scorrere dell’acqua. Un titolo altrettanto anomalo ma che può essere compreso solo consegnandosi anima e corpo al fluttuare delle note di questa nuova produzione.

I titoli dei tre brani che caratterizzano l’Ep chiariscono da subito l’idea alla base del progetto. Colori, luci, ombre, memorie assopite e poi riportate alla luce sono la traccia sottopelle che amalgama i brani, qui concepiti come effusione unica in costante trasfigurazione. Echi campestri aprono “Colours and lights”, minimale nell’arrangiamento (piano ipnotico) ma dotato di grande suggestione per via dell’improvvisa apertura melodica dove è la voce di Mariotti a tracciarne le linee guida, fino a sfumare in echi sempre più sinistri. Il viaggio dell’esanime tronco di legno continua tra le acque placide che fanno da sfondo ad “I remember something”, più cupa nel sound, dal ritmo battente e che improvvisamente schizza via in lunghi strascichi di chitarre elettriche dal retrogusto post-(psyco)rock fino a giungere ad una sintesi noise. L’intenso viaggio tra le rapide sonore si conclude con gli spettri di “Counting Shadows”, sempre echeggiante ma dotata d’intensità maggiore, spinta dalla forza propulsiva dell’intero trio. Improvvisamente, poi, la tempesta si placa ed ancora il pianoforte accompagna l’ascoltatore a gettare l’ultima occhiata alla riva del fiume dove quel corpo immobile sta continuando a passare …

Driftwood, in sostanza, conferma la carica creativa che contraddistingue i King of the Opera e mostra un riferimento abbastanza esplicito al distorto universo sonoro dell’ormai trapassato Katarro. E’innegabile, però, la capacità della band di rendere visibili, con rapide pennellate, spazi eterei e inafferrabili. Si ha la costante sensazione di seguire con lo sguardo l’incessante scorrere del tempo. Questo sentire viene connotato, poi, da immagini sonore, odori, sogni frenetici, orizzonti opprimenti. In definitiva ciò che più colpisce in Driftwood è il raccontare (in dieci minuti scarsi) segreti che album di cinquanta minuti non riusciranno neanche a farti presagire …

Voto: 7.5/10

Tracklist:

  • 1 · Colours and Lights
  • 2 · I remember something
  • 3 · Counting Shadows

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