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Recensioni | Pubblicato il 6 maggio 2015

Death_Cab_For_Cutie_-_Kintsugi

Death Cab For Cutie

Kintsugi

Genere: Indie-rock

Anno: 2015

Casa Discografica: Atlantic Records

Servizio di:

Direttamente da Wikipedia, Kintsugi è una pratica giapponese che consiste nell’utilizzo di oro o argento per la riparazione di oggetti in ceramica. La tecnica permette di ottenere degli oggetti preziosi sia dal punto di vista economico (per via della presenza di metalli preziosi) sia da quello artistico”.

Ed è proprio in questo senso di rinascita e riappacificazione che si identifica l’ottavo lavoro dei Death Cab For Cutie.

Giunto al diciottesimo anno di attività, il quartetto (ormai terzetto) di Washington, che può legittimamente considerarsi la band più rappresentativa dell’intera scena indie statunitense, negli ultimi due anni ha affrontato un momento di grande difficoltà dovuto a una rottura tanto artistica, con la dipartita del bassista Chris Walla, storico co-fondatore del gruppo, tanto sentimentale con la separazione del leader Ben Gibbard dall’attrice/musicista Zoey Deschanel. Kintsugi dunque non vuole essere semplicemente un nuovo album, ma piuttosto una rinascita spirituale e musicale.

Al di là delle vicende personali della band, il nuovo lavoro prosegue la strada tracciata dal (più che modesto) precedente Codes & Keys. Lontani dall’indie-rock dei primi album, i Death Cab For Cutie realizzano un’opera sostanzialmente pop molto piatta e senza originalità facendo massiccio ricorso ai synth (“Everything’s A Ceiling” e “Little Wanderer” su tutte), pur tuttavia non rinunciando ai loro tipici marchi di fabbrica quali ballate acustiche malinconiche (“Hold No Guns”, “You’ve Haunted Me All My Life“), e canzoni che ripercorrono il loro passato (“The Ghosts of Beverly Drive“  e “Ingénue“) che di fatto costituiscono la parte più godibile dell’album ed evitano il tracollo musicale della storica band americana.

In definitiva Kintsugi è un album sofferto che se da un lato dimostra ancora una volta le doti liriche del leader Ben Gibbard, soprattutto nel trattare un tema delicato come quello del suo divorzio (“You’re my wanderer, little wanderer, Won’t you wander back to me?” in “Little Wanderer” e “Darlin’, don’t you understand that there are no winners?” in “Hold No Guns”); dall’altro  risulta troppo banale e a tratti molto superficiale dal punto di vista del suono.

Sempre riprendendo Wikipedia, la pratica del Kintsugi nasce dall’idea che dall’imperfezione e da una ferita possa nascere una forma ancora maggiore di perfezione estetica e interiore : non sarebbe stato meglio un altro titolo?

Voto: 5/10

Tracklist:

  • 1 · No Room in Frame
  • 2 · Black Sun
  • 3 · The Ghosts of Beverly Drive; 4.
  • 4 · Little Wanderer
  • 5 · You've Haunted Me All My Liffe
  • 6 · Hold No Guns
  • 7 · Everything's a Ceiling
  • 8 · Good Help (Is So Hard to Find)
  • 9 · El Dorado
  • 10 · Ingénue
  • 11 · Binary Sea

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