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Recensioni | Pubblicato il 9 luglio 2015

KoMaRa cover by Adam Jones

KoMaRa

KoMaRa

Genere: Cinematic Industrial Ethno-Rock

Anno: 2015

Casa Discografica: Hevhetia

Servizio di:

KoMaRa è il trio formatosi nel Novembre del 2014 in Slovacchia, dove dopo una serie di concerti fortunati David Kollar, alla chitarra, Pat Mastelotto, alla batteria, e Paolo Raineri alla tromba, hanno dato vita, a partire da lunghe sessioni di improvvisazione in studio, all’album omonimo appena uscito.

Il disco è il frutto della virtuosa commistione delle esperienze musicali dei tre musicisti, i quali per quest’occasione si sintonizzano su una stessa frequenza e riescono a coniugare l’improvvisazione, alla costruzione di una unitaria narrazione musicale. La band stessa dichiara di voler ispirarsi ad una “detective story oscura, deviata ed esplicita”, che tratta di un misterioso rapimento e della scomparsa dell’ostaggio. Ma chi è quest’ostaggio? E chi i rapitori? Queste sono domande che si caricano di significato e anche di terrore ascoltando il disco e pensando all’art work di Adam Jones (Tool). Questa musica ci getta nell’immaginario della migliore letteratura fantascientifica e dell’orrore americana.

Fin dalla prima traccia (“Dirty Smelly“) si percepisce il mood del disco che tuttavia non è monotono, anzi, varia di intensità e ritmo, pur portando avanti una stessa matrice di fondo. I musicisti sono al completo servizio della narrazione e i loro background musicali si intrecciano e si fondono a seconda della situazione. Un buon esempio della capacità metamorfica dimostrata da questi musicisti è la traccia “37 Forms“, dove le percussioni e i ritmi spiazzanti di Mastelotto si alternano al fraseggio elegiaco e diafano di Raineri, per poi cedere all’incisività quasi da industrial rock delle chitarre di Kollar della traccia successiva (“A Collision of Fingerprints“). E ancora, convivono insieme la melanconica leggerezza di un pezzo come “She Sat in Black Silt“, la più schizofrenica “2CFAC” e l’aggressività di “Afterbirth“.

Un disco certamente da ascoltare tutto d’un fiato per poterne comprendere l’intensità e ben riassunto dalle poche parole contenute nella traccia “God Has Left This Place“: “Am I breathing?“[...]“I feel like I’m movin’, I’m sure I’m movin’, I feel like I’m standing still. God left this place. No light, no dark, no color.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Dirty Smelly
  • 2 · 37 Forms
  • 3 · A Collision of Fingerprints
  • 4 · She Sat in Black Silt
  • 5 · 2CFAC
  • 6 · Pasquinade
  • 7 · Abraso
  • 8 · God Has Left This Place
  • 9 · Afterbirth
  • 10 · Inciting Incidents

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