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Recensioni | Pubblicato il 27 febbraio 2013

kouma

Kouma

Kouma

Genere: Math-Rock, Free-jazz

Anno: 2012

Casa Discografica: Grolektif

Servizio di:

 Il rapporto con i nostri cugini d’oltralpe è sempre stato contrastato, un po’ di amore (mai apertamente dichiarato) e un po’ d’odio. Eppure un occhio particolare ce l’abbiamo sempre, e vicendevolmente, verso ciò che si produce nelle rispettive case, anche in campo musicale. Ciò non significa che lo scambio dei rispettivi risultati avvenga, restando stranamente settoriali anche in generi in cui la parola – e quindi il limite linguistico – decade del tutto.

I Kouma non fanno eccezione. Provengono da Lione, e alzi la mano chi li aveva sentiti nominare prima! Eppure, sono davvero simili ai nostrani Zu, e quindi troverebbero senz’altro terreno fertile in quei club diffusissimi nel Belpaese, con anche un nutrito seguito. Ecco, forse sono davvero troppo simili: sono un trio con  sassofono baritono, batteria e chitarra baritona (l’unica effettiva differenza), e fanno esattamente lo stesso genere musicale.

Quando li ho ascoltati la prima volta, se non avessi saputo che non erano il trio di Ostia, subito mi sarebbe venuto da dire “cavolo, bello sto disco degli Zu! Meno cattivi dell’ultimo periodo, senz’altro, ma davvero interessante!”

Ammetto che l’entusiasmo è stato davvero scemato dalla praticamente totale mancanza di originalità, a dispetto di un’ottima costruzione dei brani, con soluzioni davvero intelligenti (Krach#1), ma mi chiedo quanto tutto questo sia un volersi dichiarare innovatori, oppure sia un esplicito tributo verso una band fino a poco tempo fa’ addirittura logorroica nelle pubblicazioni e dalle innumerevoli collaborazioni coi più grandi artisti internazionali. Non riesco a credere che sia stato prodotto con intenti di originalità, ma un riferimento – qualsiasi – a Pupillo & Co. non lo si trova in nessun modo. Anche la scelta dei nomi dei brani è molto ridondante: Fuckushima, Hon-Ba, etc. etc., sono plausibilmente nomi che avrebbero potuto scegliere i nostri. Il disco ricorda molto, anzi troppo, il primo periodo dopo l’abbandono di Paci (il riferimento è conseguentemente concentrato soprattutto su Igneo, anche se ci si può trovare qualcosina anche di The Way of the Animal Powers e di Carboniferous), con qualche lieve tocco di synth (Tangente), che da’ una coloratura più rosea, meno pesante.

Tirando le somme, le atmosfere sono le stesse, la musicalità è la stessa, i brani sono (quasi) gli stessi. Non so, ne vale la pena di sentire una copia sputata di un originale?! Non che gli Zu detengano l’esclusiva, e non che esistano gli ispiratori e gli ispirati, soprattutto nel mondo artistico, ma un conto è il prendere e far proprio, un altro è il copiare, seppure egregiamente. Operazioni del genere, alle orecchie di chi scrive, risultano del tutto inutili. Non resta che sperare in un futuro, visto che si è alla prima pubblicazione, e una maturazione può subentrare sempre, con un leggero cambiamento di rotta, che tenga conto del pregresso, ma che si distacchi anche da questo.

Insomma, ascoltatevelo, che male non può fare, ma tenete presente che se l’avete già sentito, la colpa non è mia. Tre per l’originalità, sette per la composizione!

Voto: 6/10

Tracklist:

  • 1 · Hon-Ba
  • 2 · Krach#2
  • 3 · Tangente
  • 4 · Fuckushima
  • 5 · Krach#1
  • 6 · Frame#2

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