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Recensioni | Pubblicato il 16 agosto 2013

sigur

Sigur Rós

Kveikur

Genere: Post-rock, Dream Pop

Anno: 2013

Casa Discografica: EMI, XL Recordings

Servizio di:

Credo che Kveikur abbia suscitato una sensazione contraddittoria in ogni ascoltatore collaudato dei Sigur Ròs,  band islandese che dopo album come ( ) e Takk… di certo non ha bisogno di presentazioni.

Da una parte si può presumere sia il coronamento o quanto meno una tappa di un percorso evolutivo già intrapreso in Valtari, che sembrava tuttavia preannunciare una virata strumentale o ambient; dall’altra non si avverte un’eccessiva confusione o incoerenza rispetto alle loro usuali sonorità. Questo avviene perché probabilmente l’esperienza ricavata dai lavori precedenti è stata sfruttata come una sorta d’impalcatura.

Nella prima traccia ”Brennisteinn” (Zolfo) una studiata cacofonia genera una melodia dal ritmo trascinante, evocativo, in cui una fiamma sfuma o avvampa a seconda delle chiare direttive della voce di Jónsi. Nella successiva “Hrafntinna” (Ossidiana) un vortice di tintinnii si dispone intorno a un canto penetrante e commovente che si esaurisce nell’intervento tragico di alcuni strumenti a fiato.

“Ísjaki” (Iceberg) fondamentalmente pare segmentarsi fra un turbinio di battiti e un gioco di voci, al contrario “Yfirborð” (Superficie) emana un cupo bagliore, in cui una voce distorta e reduce dell’esperimento del palindromo “Starálfur” si muove tra sussurri e abrasioni noise. Nel quinto pezzo, “Stormur” (Tempesta), dei cori ammalianti ricreano l’atmosfera di un mare che progressivamente si movimenta, s’increspa di onde.

“Kveikur”
(Stoppino) si articola su una sequenza di distorsioni, protagoniste indiscusse dell’ultimo minuto; inoltre l’evidente riferimento, nel testo, alle ustioni provocate dallo scoppio di una bomba lascia ben intendere come i Sigur Rós vorrebbero fosse recepito il loro ultimo disco.
“Rafstraumur” (Corrente elettrica) si svela come un brano rilassato, disteso, a cui segue “Bláþráður” (Filo sottile), caratterizzato da un fragile equilibrio fra stasi, irrequietezza e silenzio. Infine “Var” (Rifugio) con un motivo al piano espressivo e lieve chiude in un soffio un album piuttosto corposo.

I nomi delle tracce rimandano ai racconti cosmogonici della mitologia norrena; l’impressione è quella di assistere allo smembramento del gigante del ghiaccio Ymir  per avviare la sedimentazione di minerali, quali l’ossidiana o lo zolfo, tipici del paesaggio islandese. Questo stesso processo si può forse ritrovare in “Mutual Core” o “Cosmogony”, contenuti nell’album Biophilia della conterranea Björk.

È dunque lecito ritenere che Kveikur sia scaturito da un dissesto della crosta terrestre per rispondere a un’esigenza prevedibile nella carriera di un gruppo attivo da anni e compiere, al contempo, una svolta considerevole verso un suono più ricercato e involontariamente più commerciale.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Brennisteinn
  • 2 · Hrafntinna
  • 3 · Ísjaki
  • 4 · Yfirborð
  • 5 · Stormur
  • 6 · Kveikur
  • 7 · Rafstraumur
  • 8 · Bláþráður
  • 9 · Var

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