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Recensioni | Pubblicato il 7 giugno 2013

Bruno Bavota

Bruno Bavota

La Casa sulla Luna

Genere: Modern Classical

Anno: 2013

Casa Discografica: Lizard Records

Servizio di:

Negli ultimi anni, soprattutto a livello internazionale, abbiamo potuto constatare come il mondo della musica classica abbia ridotto le distanze dal resto della musica. Infatti non sono pochi gli artisti che attraverso la contaminazione hanno dato nuova linfa al genere. Il nome più rappresentativo è senza dubbio Olafur Arnalds.

In Italia, salvo rare eccezioni, c’è ancora un atteggiamento conservativo che si rispecchia o in un forte richiamo alla tradizione oppure attraverso lo sviluppo di racconti che trova la forza narrativa nell’espressività di pianoforte ed archi. In questa seconda categoria potremmo collocare Bruno Bavota, giovane e talntuoso compositore e pianista campano.

Ha debuttato nel 2010 con l’album Il Pozzo d’amor e a tre anni da quel lavoro è tornato con La Casa della Luna. Al disco hanno contributo Marco Pescosolido (violoncello) e Paolo Sasso (violino). I dieci brani che compongono l’album scorrono fluidi come le parole di un libro dal linguaggio semplice ma elegante; viene fuori uno  stile che ci rimanda al modello fiabesco (la sognante “C’è un cinema laggiù“) e che porta alla luce il virtuosismo di Bruno Bavota.

Amour” apre le danze: un brano cristallino che trova forza nella crescita e poi nella distensione della seconda parte del pezzo (un modello che si riproporrà anche in “Seguimi, amore” e “Il Sole di Domenica“). La sua musica si poggia anche su una rassicurante linearità e questo aspetto viene fuori nella successiva “L’uomo che rubò la luna“. La seguente “Il dito si muove sul vetro appannato” è il risultato del primo incontro fra violino e pianoforte con un preponderanza del primo (così come in “Buongiorno, Buonanotte) e una ricercata essenzialità nella seconda.

La massima espressione dell’album la si ritrova in “Cielo blu notte” che lega perfettamente tutti gli umori dell’album, anche grazie alla perfetta fusione con viola e violoncello. E’  ”Ghost Track” a distaccarsi dal resto del lavoro con un piacevole impeto pianistico, soprattutto nel finale, che non era mai stato espresso.

Il risultato finale è rimarchevole con una leggerezza globale che non scade mai nella semplificazione, rendendo l’ascolto sublime. Un buon lavoro ma che può essere ulteriormente valorizzato in futuro attraverso lo svincolamento dagli schemi “classici” sui cui si poggiano le composizioni e darequindi completezza all’estasi della sua musica.

Voto: 6,7/10

Tracklist:

  • 1 · Amour
  • 2 · L'uomo che rubò la Luna
  • 3 · Il dito si muove sul vetro appannato
  • 4 · C'è un cinema laggiù
  • 5 · Seguimi,amore
  • 6 · Buongiorno,buonanotte
  • 7 · Cielo blu notte
  • 8 · Il sole di Domenica
  • 9 · Arrivederci signora Luna
  • 10 · Ghost track

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