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Focus - New Music | Pubblicato il 8 marzo 2015

Occhio: questi Le Malanime – band pontina qui all’esordio con La cura, il Male e l’Estasi – aspirano a sottrarre a molto di quell’underground un bel cono di luce con la loro musica fuligginosa, sofferta e col sangue Verdenico schizzato a destra e manca, un altro modo di intendere la poetica rock senza mai affidarla alle dolcezze ma rivoltandola nella pancia come un tormento del quale sfogarsi, del quale goderne intimamente.

Dieci tracce ispiratissime, doloranti e svenate con una cifra di personalità elevata, fradicia di testi duri e amari, praticamente come una discesa – tutta italiana – agli inferi delle contorsioni dentro, un tracciato minato da emozioni elettriche e direttrici cosparse di schegge di vetro che colgono il balzo più ardito che una rock band possa fare, ovvero quella di non rimanere mai “formazione innocua” al cospetto di falangi di altre realtà che si aggirano solo per moda o resoconti studiati a tavolino.

Il quintetto si espone all’ascolto – andando a random –  con chitarre ora fuzzate (“Randagio”, “Urlo di te”), ora di ricamo (“Osmosi”), una foga che spurga parole, malinconia e solitudine da tutti i pori (“Mantra”, “Alter ego”), un’anima ossessa in “L’estasi” per arrivare alla stupenda ballatona di “I fiori di Bovary” con un cameo di Ilenia Volpe che interviene a dilatare ancor più un esordio eccellente, un disco che trasporta con sé  - o meglio – trascina in fondo alla sua anima una tensione onnivora di grazia maledetta.

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