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Recensioni | Pubblicato il 26 settembre 2012

umberto_giardini

Umberto Maria Giardini

La Dieta dell'Imperatrice

Genere: Songwriting, alt-rock, progressive

Anno: 2012

Casa Discografica: La Tempesta

Servizio di:

È l’inizio del 2010 quando il fu Moltheni, in un’intervista velenosa ma sincera, annuncia il suo ritiro dalle scene della musica indipendente italiana, manifestando il suo rigetto di un mondo in cui ormai non si riconosce più. Un vero e proprio attacco frontale alla critica musicale e alla banalizzazione dei contenuti artistici, che in tanti, mentre i fan più affezionati si ritrovano privi di un punto di riferimento, vedono come un atto di eccessivo “snobismo” da parte del cantautore marchigiano.

Ma si sa, chi mastica arte difficilmente riesce a distaccarsene completamente. Così, l’uomo ritornato ad essere semplicemente Umberto Giardini si tuffa dapprima come batterista nell’ottimo progetto strumentale Pineda, per poi riprendere in mano carta, penna e chitarra e dedicarsi alla scrittura cantautoriale a lui più congeniale. Spinto dall’affetto dei fan, quanto mai vicini in tempi di social network, e dall’istintivo bisogno di suonare dal vivo, Umberto dà quindi inizio alla sua seconda vita artistica dando alla luce La dieta dell’imperatrice, album complesso ed ammaliante che si presenta quasi come una summa delle precedenti esperienze dell’artista.

Doti di scrittura riconoscibilissime, arrangiamenti curati in ogni dettaglio, sempre in bilico tra psichedelia e slanci progressive, la voce melanconica e suggestiva, Umberto Giardini cesella dieci tracce che trasudano preziosità da ogni singola nota.

L’imperatrice”, traccia strumentale d’apertura costruita su pochi tocchi di chitarra, ha il compito di preparare il terreno, di creare quell’atmosfera morbida e dilatata in cui l’intero disco andrà svolgendosi minuto dopo minuto, a partire da “Anni luce”, brano intenso ed introspettivo in cui i ricorrenti condizionali raccontano un’esperienza fatta di rimpianti ai quali solo un lampo d’immaginazione può tentare di porre rimedio.

L’amore, ideale, perverso e multiforme, è tema che spesso ricorre nell’immaginario poetico di Umberto Giardini, ma è un amore che si realizza soprattutto nel contatto dei corpi e nel simbolismo di dettagli, talvolta crudi, cristallizzati in fermi-immagine che rapiscono l’attenzione, e “Il trionfo dei tuoi occhi” e “Quasi nirvana” sono, in tal senso, due gioielli tanto dal punto di vista lirico quanto da quello prettamente musicale. Senza contare il sentito desiderio di abbandonarsi alla dea delle sette note in “Discographia”, in quello che sembra essere un sincero inno al ritorno sulle scene e una dichiarazione di devozione a quella passione mai sopita.

Il desiderio preso per la coda”, secondo pezzo strumentale dell’album, spezza per qualche minuto l’atmosfera venutasi a creare con i brani precedenti e riporta in pieno alla luce quello che è stato lo “stile-Pineda”, energica ed ipnotica commistione tra post-rock e progressive che, più avanti, si ritroverà anche nelle articolate digressioni de “Il sentimento del tempo”. L’abilità di Umberto Giardini di muoversi contemporaneamente su registri diversi è rimasta intatta: l’aggressività cammina a braccetto con la più toccante dolcezza mentre modernità e classicità si incontrano e scontrano in un’incantevole danza, come nell’epica “Saga”, ricca di elementi tratti dalla mitologia, o nella delicata “Genesi e mail”.

Si giunge, così, alla chiusura dell’album, affidata alla meravigliosa “L’ultimo venerdì dell’umanità”, in cui ritorna il caratteristico ermetismo lirico moltheniano poggiato su un’imponente struttura musicale, che esplode in uno psichedelico e travolgente vortice sonoro per oltre nove minuti da pelle d’oca.

Così, completata la muta, come un serpente cui ormai la vecchia pelle stava stretta, Umberto Giardini pone a sigillo della sua trasformazione e crescita un album che non si stenterebbe a definire una vera e propria perla, pressoché privo di punti deboli e in grado di emozionare e rapire letteralmente l’ascoltatore come solo pochi prestigiosi lavori riescono a fare: un gioiello.

Voto: 8/10

Tracklist:

  • 1 · L’imperatrice
  • 2 · Anni luce
  • 3 · Il trionfo dei tuoi occhi
  • 4 · Quasi nirvana
  • 5 · Il desiderio preso per la coda
  • 6 · Discographia
  • 7 · Saga
  • 8 · Genesi e mail
  • 9 · Il sentimento del tempo
  • 10 · L’ultimo venerdì dell’umanità

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