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Recensioni | Pubblicato il 23 dicembre 2013

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Nazarin

La mattanza dei diavoli

Genere: Folk, Blues

Anno: 2013

Casa Discografica: Viceversa Records

Servizio di:

Autore cupo e viscerale, Salvo Ladduca è l’ennesimo “nome nuovo” proveniente dalla sempre fertile Sicilia, terra di contrasti e contraddizioni che continua ad essere un’inesauribile fonte di ispirazione artistica in ambito musicale e non. Cantante e chitarrista dei Marlowe, band ferma all’album del 2010 Fiumedinisi, Ladduca esordisce da solista con un nome preso in prestito dal cinema d’autore, tributo a Luis Bunuel, ed un lavoro di nove tracce, intitolato La mattanza dei diavoli, che ben si muove tra oscure atmosfere di stampo folk-blues e liriche visionarie.

Un percorso, quello di Nazarin, iniziato poco più di un anno fa quando, dopo svariate collaborazioni e opening act, il cantautore siciliano entra definitivamente in studio per le registrazioni del suo primo disco, con il supporto di Carlo Natoli dei Gentless3.

Il risultato finale è di sicuro impatto: La mattanza dei diavoli impone, infatti, sin dalle prime battute la propria anima gonfia di mistero, sfruttando ritmiche e suoni spesso inquieti ed una impostazione vocale pacata e calda.

Veglia sui nostri figli” apre la mattanza con irruenza, tra percussioni e chitarre vibranti che si placano solo temporaneamente per dare spazio al racconto sussurrato di Nazarin e poi riprendere con foga il loro incurante incedere, mentre un’impostazione country-blues domina il primo singolo estratto dall’album, “Radice mangia radice”.

Un intero giorno” e “Tre lune” mantengono i ritmi su toni più miti, in stile folk ballad, che evidenziano il lato più introspettivo del cantastorie Nazarin, intervallate dall’elettrica “Sugli aghi”, in cui si riconoscono le influenze provenienti sia dal più cupo folk d’oltreoceano che dai maestri italiani (De Andrè e Basile, per dirne due), mentre con la strumentale “Partinico” si vira verso una dimensione suggestiva e quasi “cinematografica”.

Il mood nostalgico di “Per quello che ho fatto” riprende infine la narrazione, accompagnandola così verso le fasi conclusive dell’album, dense e cariche di intensità nei crescendo di “Una preghiera semplice”, ai limiti della psichedelia nella rabbiosa title-track di chiusura.

Una scrittura non banale e l’ottimo lavoro svolto sulle liriche fanno così dell’esordio di Nazarin un interessante connubio tra qualità e veracità, forse non del tutto svincolato dal tributo ai mostri sacri del genere ma non per questo privo di personalità. Da non sottovalutare.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · Veglia sui nostri figli
  • 2 · Radice mangia radice
  • 3 · Un intero giorno
  • 4 · Sugli aghi
  • 5 · Tre lune
  • 6 · Partinico
  • 7 · Per quello che ho fatto
  • 8 · Una preghiera semplice
  • 9 · La mattanza dei diavoli

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