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Recensioni | Pubblicato il 2 febbraio 2015

copertina

Filippo Andreani

La prima volta

Genere: songwriting

Anno: 2015

Casa Discografica: Autoprodotto

Servizio di:

Fillippo Andreani è un comasco classe ’77. Avvocato ma non praticante, cantautore ostinato e dotato di quella semplicità espressiva che, come gli scritti di un bambino, fanno bene al cuore. Giunto a questo terzo album dopo aver scavato tra le pagine più importanti della storia italiana: narrazioni d’amore partigiano (La storia sbagliata) e scritti corsari (Scritti con Pablo) prima di decidere, poi, di fermarsi e ripartire da storie che avessero in comune un messaggio collettivo e che ben rivestissero il proprio intricato universo interiore.

Ad intelaiare la struttura de La prima volta sono le suggestioni scaturite dalla lettura de “Il coraggio del pettirosso” (Maurizio Maggiani), dove le reminiscenze di una famiglia anarchica diventano tramite per un  ritorno conciliante alle proprie radici identitarie. E’ lo stesso Andreani qui a ricondursi a “casa” e l’eloquente titolo dell’album sta proprio ad indicare questa parte della sua storia finora lasciata in ombra. Ripesca, allora, dai suoi cassetti le passioni giovanili: quelle viscerali per il combat rock dei Clash, l’ammirazione per il <<resistente>> Adelmo Cervi, i dribbling della farfalla granata – Gigi Meroni e il lirismo assoluto di Piero Ciampi. Storie a tratti commoventi altre arrembanti con un unico comune denominatore: una scrittura estremamente ispirata e sincera. Sono le parole di Cervi ad aprire le ali al pettirosso, incredibilmente nostalgica e ricca di significato. La narrazione, infatti, parte proprio dai “combattenti” della resistenza (Canzone per Delmo) e non stupisce, dunque, che in forza ad Andreani ci sia la voce brillantemente graffiante di Marino Severini dei Gang. Proprio ai due fratelli marchigiani pare volersi ispirare l’intero album, scisso tra introspezione e denuncia. Su linee marcatamente cantautorali si costruiscono ballate dai tratti alt-folk che non perdono mai di vista il centro focale della narrazione: gli umili, gli ultimi di “E Roma è il mare” con la partecipazione di Sigaro della Banda Bassotti,  la parabola tragica ed intensissima di “Gigi Meroni”, tra i momenti migliori dell’album. L’esprit combatif di matrice punk alla Strummer&Co si respira nella celebrativa “Che ti sia lieve la terra”, così come nell’attualissima “Il prossimo disco dei Clash”, dove le chitarre iniziano per la prima volta a farsi noise in pieno stile combat-rock. Al cantante dei Potage è, invece, dedicata “Veloce”che, ritornando nuovamente ai fratelli Severini, ricorda la bellissima ballata scritta per omaggiare Andrea Pazienza (Paz). All’urgenza espressiva punk si contrappongono brani di grande forza espressiva, come nella “Lettera da Litaliano”, ennesimo atto d’amore nei confronti di un uomo [P.Ciampi] che ha trasformato la canzone italiana in qualcosa di metafisico. Più Degregoriana “Tito” che prepara il terreno a quella che è una sorta di testamento emotivo per i figli che verranno: “20 Gennaio 2014” è un’intensissima lettera che scivola via su tasti trasognati di un fragile pianoforte.

La prima volta è un piccolo gioiello di pura bellezza. A rendere coinvolgente le storie che s’intrecciano senza sosta è l’incredibile sincerità dei componenti: Filippo Andreani non ricerca sofisticazioni ma si affida alla semplicità che da sempre lo contraddistingue e che ora pare aver portato ad un livello superiore. Il risultato è un disco prezioso che merita d’entrare di diritto tra gli album di songwriting più interessanti di questa primo assaggio di 2015. Non meravigliatevi se durante l’ascolto qualche lacrima vi righerà il viso: è una questione di qualità!  

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Canzone per Delmo
  • 2 · E Roma è il mare
  • 3 · Che ti sia lieve la terra
  • 4 · Gigi Meroni
  • 5 · Il prossimo disco dei Clash
  • 6 · Tito
  • 7 · Veloce
  • 8 · Lettera da Litaliano
  • 9 · Numero Nove
  • 10 · 20Gennaio2014

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