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Recensioni | Pubblicato il 31 gennaio 2013

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Alì

La rivoluzione nel monolocale

Genere: Songwriting, Folk, Blues

Anno: 2013

Casa Discografica: La Vigna Dischi

Servizio di:

La rivoluzione di Alì parte da un monolocale, ma non c’entrano dittatori nordafricani e scontri di piazza. Alì è siciliano e di nome fa Stefano; classe 1978 e fino a qualche mese fa impegnato nel suo lavoro da fioraio, il nuovo progetto cantautoriale di casa La Vigna Dischi si presenta come il più classico caso di giovane (tanto ormai la gioventù scavalca anche i 40 anni) italiano, alle prese con una precarietà che ormai non è più soltanto lavorativa, ma anche e soprattutto mentale e sentimentale.

Alì imbraccia la chitarra e nel suo “rifugio”, nei dintorni di Siracusa, inizia a scrivere di vita reale, di quotidianità, senza troppi giri di parole o vane edulcorazioni, ed è proprio questa concretezza a colpire positivamente nell’ascolto del suo album d’esordio prodotto da Lorenzo Urciullo (Colapesce, Albanopower).

L’apertura affidata ad “Armata fino ai denti” non è entusiasmante, il tratto è quello tipico di un cantautorato pop/rock all’italiana dai toni anonimi, ma il brano assolve comunque al compito di fare da introduzione poco impegnativa al resto dell’album. Il livello, però, ben presto sale e ci si ritrova al cospetto di una scrittura graffiante anche se non sofisticata, in cui ben si adatta la vocalità a tratti monocorde di Alì.

Per la gioia di Woodoo”, nel suo incedere country-blues, affronta quella ricerca di tranquillità e felicità che tanto si rivela complessa al giorno d’oggi, tema che in qualche modo ritorna in “Continuare a vendere oro”, tra i “paroloni” imposti dal sistema economico ed i piccoli piaceri della vita (“I Broken Social Scene / i Wilco e i Morphine / ti aiutano a mandar giù / del buon vino”), mentre “Cash” ironizza sulla fin troppo comune condizione di squattrinati in cerca di stabilità.

Tra le pieghe di un’esistenza spesso amara trova spazio anche l’amore (“Le nostre bocche incollate”, “New York”), vissuto più come sommatoria di piccoli momenti che esorcizzano il senso di precarietà che come ideale romantico, e mentre “Maggio” avvicina i suoni allo stile-Colapesce, con “Roulette” Alì gioca la carta di un racconto dai toni più riflessivi (“Ma come si fa a volersi così male?”) arricchito da un arrangiamento più articolato rispetto alle precedenti tracce.

A chiudere il cerchio “Il miglior sorriso della mia faccia”, gradevole cover di Paolo Conte, e “Racconti di viaggio”, ballata folk chitarra e voce che in parte riprende le atmosfere di inizio album, puntando ad una complessiva semplicità che poco aggiunge al quadro creato nella mezz’ora precedente.

In un contesto non semplice, com’è quello del cantautorato italiano contemporaneo, Alì sembra riuscire a ritagliarsi una propria dimensione, senza apparire la copia di questo o quell’altro nome, e ciò anche in virtù di una onestà di fondo che ci avvicina ulteriormente alle sue storie. Perché, tutto sommato, il mondo di Alì è lo stesso che viviamo anche noi mentre continuiamo a sperare in una rivoluzione che parta dal nostro “monolocale”.

Voto: 6,8/10

Tracklist:

  • 1 · Armata fino ai denti
  • 2 · Per la gioia di Woodoo
  • 3 · Le nostre bocche incollate
  • 4 · Maggio
  • 5 · Cash
  • 6 · Continuare a vendere oro
  • 7 · New York
  • 8 · Il miglior sorriso della mia faccia
  • 9 · Roulete
  • 10 · Racconti di viaggio

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