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Recensioni | Pubblicato il 6 febbraio 2014

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Non Voglio che Clara

L'amore fin che dura

Genere: Pop, Songwriting

Anno: 2014

Casa Discografica: Picicca

Servizio di:

Se ne parlava già da qualche mese, con la curiosità e le speranze tipiche dei ritorni più attesi, ed era inevitabile: dopo la splendida triade Hotel Tivoli – l’omonimo Non Voglio Che ClaraDei Cani, quello che ci si aspettava dalla band bellunese era un ulteriore segnale di classe e di raffinatezza compositiva, capace di trasportare la musica d’autore verso forme attuali senza dover necessariamente fare il verso a questa o quella fonte d’ispirazione.

Così, mentre buona parte del cosiddetto neocantautorato italiano si arroccava su se stessa e su un’immagine di sé sempre più artefatta, perdendo molto di quella genuinità che, a prescindere dal gusto personale, ne contraddistingueva il lavoro, Fabio De Min e soci hanno mantenuto alta la concentrazione solo ed esclusivamente sulle canzoni e su una scrittura quanto mai curata e varia.

Il risultato è L’amore fin che dura, un album che raccoglie storie di vita, spesso dai toni sfumati e nostalgici, nelle quali l’amore esplicitamente citato nel titolo diventa causa ed effetto delle vicissitudini cui vanno incontro i protagonisti dei brani.

La toccante “Il complotto”, che apre la tracklist, è un vero e proprio quadro minimalista che unisce in maniera impeccabile piccoli gesti e stati d’animo, così come “Gli acrobati” si disvela in una scrittura da cantastorie caratterizzata da una preziosa prosa romanzesca.

Difficile non scorgere tra le varie tracce la vena più disillusa della penna di De Min, autore romantico nel senso più letterario del termine, come quando si tratta di scontrarsi con le paure lasciate in eredità da un amore giunto al termine (“Le mogli”) o con il racconto di una ragazza e della sua quotidianità nell’ambientazione di un condominio (“I condomini”).

I Non Voglio che Clara, forse anche meglio che in passato, si mostrano abili a cambiare registro senza mai snaturare il fulcro nodale delle dieci tracce: lo dimostrano gli inserti elettronici de “Le anitre” o dell’ottima “L’escamotage”, esempi di pop illuminato e mai banale, o le atmosfere cinematografiche de “La bonne heure”, de “La sera” e de “Lo zio”, per poi rinchiudersi in se stessi e concentrarsi su un approccio più intimista, che trova la sua realizzazione nella conclusiva “La caccia”.

L’amore fin che dura si lascia così divorare ascolto dopo ascolto, con la netta convinzione che ad ogni nuovo passaggio si colgano, tanto tra le liriche quanto tra gli arrangiamenti, sfumature fino a quel momento rimaste nascoste. Un disco necessario per la cosiddetta scena indipendente italiana, in questo frangente caratterizzato da luci ed ombre e da una strana autoreferenzialità di fondo, che per fortuna passa in secondo piano quando a dominare è l’ispirazione musicale, come in questo caso.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Il complotto
  • 2 · Le mogli
  • 3 · Le anitre
  • 4 · Gli acrobati
  • 5 · La sera
  • 6 · L'escamotage
  • 7 · Lo zio
  • 8 · La bonne heure
  • 9 · I condomini
  • 10 · La caccia

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