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Recensioni | Pubblicato il 27 luglio 2013

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Landshapes

Rambutan

Genere: Alt-pop, Folk-pop

Anno: 2013

Casa Discografica: Bella Union

Servizio di:

Se è vero che “nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma”, allora i Landshapes ne sono un chiaro esempio. Si, perché la band d’origine londinese è la naturale evoluzione del gruppo Lulu & The Lampshades, caratterizzato, rispetto all’attuale assetto, da un approccio ritmico più scarno e basato principalmente sulle peculiarità canore della vocalist Luisa Gerstein.

Rambutan, album d’esordio della nuova formazione,  uscito in Italia il 18 Giugno 2013 con l’etichetta Bella Union, presenta punti di contatto con la prima esperienza sonora seppur ora approcciata in maniera molto più consapevole e matura.  Le dieci tracce che compongono l’album,infatti, sono rielaborazioni di vecchi brani, (ri)arrangiati con un maggiore equilibrio tra le parti strumentali, e caratterizzati da bruschi cambi di tempo che offrono uno spettro estremamente variegato di sensazioni percettive.

La particolarità della band londinese è quella di non dare precisi punti di riferimento, rendendo quasi impossibile catalogarla in  un macro-genere musicale. Sicuramente alla base della piramide sonora è riscontrabile un  folk-pop dai tratti fortemente evocativi ed intriganti, eppure ancora non basta a descrivere l’ottimo lavoro incentrato sulla ricerca di atmosfere che citano stilemi post-rock, alternati a sprazzi di psichedelia (paradossalmente) pop.

Racehorse, traccia apripista, lascia ben intendere quali siano le linee guida dell’album, mostrando fin da subito un approccio quasi post-rock accentuando la suggestiva voce quasi sussurrata di Luisa Gerstein. ”In Limbo attacca dalla sfumatura della prima traccia e mostra subito un cambio di registro, molto più vicino al folk-pop sia per la coralità dell’esecuzione sia per un utilizzo ben congeniato delle percussioni. Neanche a dirlo, con “LJ Jones, la ritmica muta nuovamente e s’impone con tempi molto più sostenuti rispetto alle prime due tracce dove, oltre alle già citate percussioni,  sono le chitarre a creare, sfumare, accennare e infine chiudere il brano.  Molto più cupo l’intro di “Threads“, forse tra i brani più riusciti per varietà stilistica e sonora.

Quello con i Landshapes è un viaggio fatto di suoni, sensazioni,emozioni mai fugaci. L’impossibilità d’inquadrarli sotto una precisa etichetta costringe l’ascoltatore a prestare maggiore attenzione alle inaspettate pieghe prese dai vari brani, caratterizzati ognuno da un’anima propria e a sé stante. E’il caso di “Blu Tac, con un’apertura deliziosamente acustica, arricchita da violini elettrici e le solite chitarre, volte  a creare un’alchimia psichedelica. Altro pezzo riuscito è “Night so strong, che rimanda ad uno sperimentalismo riscontrabile  nei primi componimenti della connazionale Anna Calvi. Degno di nota,infine, è sicuramente  ”Insomniac’s club (brano sapientemente scelto come futuro singolo),  il quale racchiude tutto l’eclettismo della band scissa tra battenti tamburi e motivetti d’eccentrici carillon.

Reinventarsi senza stravolgere la propria identità sembra essere la costante ricercata dai Landhapes, i quali riescono a far germogliare il frutto acidulo del Rambutan nell’immaginario dell’ascoltatore. La sfida, ora, sarà quella di rivoluzionare il percorso innovativo da loro tracciato.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Racehorse
  • 2 · In Limbo
  • 3 · LJ Jones
  • 4 · Threads
  • 5 · Impasse
  • 6 · Blu Tac
  • 7 · Night so strong
  • 8 · Demons
  • 9 · Detour Ahead
  • 10 · Insomniacs club

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