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Recensioni | Pubblicato il 16 dicembre 2014

copertina

Andrea Arnoldi e il peso del corpo

Le cose vanno usate le persone vanno amate

Genere: Cantautorato

Anno: 2014

Casa Discografica: Autoprodotto

Servizio di:

Andrea Arnoldi e il peso del corpo è la nuova forma del progetto di cantautorato nato dall’incontro tra il succitato Arnoldi e Adele Pappalardo e concretizzato con l’album Le cose vanno usate le persone vanno amate. Una veste delicata che ammanta, trasparente, undici brani delicati sulla morte e dove il senso dell’effimero pare a portata di mano. Imbevuti di letteratura e spunti riflessivi in punta di fioretto, i testi di Arnoldi offrono una visione totale ed estrema della “fine”, riuscendo nell’arduo compito di connotarla positivamente . Su sezione arpeggiate di chitarra acustica e svolazzanti violoncelli, come in “Ancora”, si offrono nudi i testi sinceri di Arnoldi che vivono del mood tipico della lezione cantautorale nostrana.

A rendere preziosi i componimenti dell’album è proprio la fragilità del cantato, mai forzato, anzi a volte quasi sussurrato al vento, su trame sonore caleidoscopiche ordite dalla mistione di piccole campane, organetti e sitar che ne amplificano il significato di fondo. Con doti da raffinato paroliere (“Rebus”) o da consumato poeta decadentista (“Decalogo”) si canta della morte e della sua natura multiforme: greve, solitaria, desolante e, talvolta,  salvifica (“Ringiovanimento”). Se a rendere magica l’atmosfera di parole dense sono soprattutto il dialogo serrato di strumenti tra loro intersecati, altro elemento degno di nota sono le citazioni (sparse qua e là nell’intero album)  che si rifanno a maestri dell’esistenzialismo e del post-strutturalismo nelle sue forme più estreme quali Pessoa e Deleuze, a conferma di un concept che fa del “verbo” una delle proprie punte di diamante. Sarebbe riduttivo e stucchevole, tuttavia, considerare Le cose vanno usate le persone amate  soltanto il ritratto fedele di un declino inevitabile poiché, in risposta alla cinica presa di coscienza del “ogni giorno c’è una parte di te che muore e va“, tra le strofe si celano messaggi di una nuova vita possibile soltanto attraverso la sana accettazione dell’altro: l’amore nelle sue forme più genuine, che sia quello di un bambino, di una madre, di una coppia che cannibalizza la propria intimità [“…Non voglio perdere la meraviglia di amar qualcosa che non mi somiglia]

In definitiva l’album di Arnoldi e il peso del corpo ha il merito di soddisfare in maniera esaustiva chi è disposto a prestare l’orecchio a tessiture parole-musica talvolta complicate ma di ottima fattura. Con l’indolenza e la leggerezza di una band pop, il duo bergamasco riesce nell’intento di “consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità, di verità” come in un’infinita ed ancora attuale “smisurata preghiera”. Consigliato.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · Rebus
  • 2 · Ancora
  • 3 · L'ortica
  • 4 · Parigi-Torino
  • 5 · Cometa
  • 6 · Cosmogonia
  • 7 · Ultima lettera di K a Milena
  • 8 · Requiem
  • 9 · Coda
  • 10 · Ringiovanimento
  • 11 · Decalogo

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