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Recensioni | Pubblicato il 27 maggio 2014

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Le luci della centrale elettrica

Costellazioni

Genere: Songwriting, Alt-rock

Anno: 2014

Casa Discografica: La Tempesta Dischi

Servizio di:

Vasco Brondi alias Le luci della centrale elettrica è senza dubbio uno degli artisti più discussi, amati e criticati degli ultimi anni.
Sarà perché è stato precocemente eletto “voce della generazione precaria”, sarà perché ha avuto la s-fortuna di brevettare un nuovo tipo di linguaggio (col conseguente proliferare di emuli e detrattori della scrittura “vascobrondiana”, collage di impressioni ed ermetiche associazioni d’idee).

Dopo i due album che ne hanno consacrato il successo (Canzoni da spiaggia deturpata, Per ora noi la chiameremo felicità) e un ep (C’eravamo tanto amati), l’ironia della sorte vuole che l’artista ferrarese debba fare i conti in primis con lo stereotipo di se stesso, con un linguaggio ormai collaudato che rischia di sconfinare nella ripetitività. Al nuovo disco, Costellazioni, è affidato il delicato compito di inaugurare un rinnovamento che sappia però conservare i punti di forza dei lavori precedenti.

Il risultato è un caleidoscopio di sfumature differenti: Costellazioni sono Le luci della centrale elettrica “che non ti aspetti”.
Da “Firmamento, che urla ai CCCP e ai CSI, alla sorprendente indietronica alla Battiato di “Ti vendi bene”, fino alle sonorità alla Rino Gaetano del “Blues del delta del Po”, Vasco Brondi svela i modelli che lo hanno guidato nella ricerca un sound più maturo e si dimostra capace di rinnovarsi.

Ma Costellazioni non delude neppure i fan della “vecchia maniera”: “Le ragazze stanno bene” e “Un bar sulla via lattea” ripropongono la migliore formula cantautorale dei dischi precedenti. Tra il vecchio ed il nuovo fanno da ponte brani lirici e onirici, come “La terra, l’Emilia, la luna“, eI destini generali“, e l’epica provinciale di “Sonic Youth, che stona soltanto per le strizzatine d’occhio musicali un po’ troppo esibite del ritornello (“c’era un rumore in lontananza, ma eri tu che ascoltavi gli Smiths e i Sonic Youth”).

Le Costellazioni di Vasco Brondi condensano le peregrinazioni di un musicista ormai cresciuto, ma ancora alla ricerca di un “centro di gravità almeno momentanea” (per citare La terra, l’Emilia, la luna). La varietà è il pregio ma anche il limite del disco che suona a tratti stiracchiato tra esperimenti lontani fra loro e non sempre sviluppati con la stessa sicurezza. Ma, del resto, il tempo per trovare una stabilità non manca.

Questo album non è certamente un punto d’arrivo. La sua forza sta nell’essere un disco coraggioso, che apre lo sguardo ad una serie di futuri possibili. E’ una premessa ad un nuovo inizio, la cronaca di una trasformazione. Come a dire che crescere non significa necessariamente smettere di “andare a letto vestiti”, ma cercare incessantemente nuovi equilibri.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · La terra, l'Emilia, la luna
  • 2 · Macbeth nella nebbia
  • 3 · Le ragazze stanno bene
  • 4 · I destini generali
  • 5 · Sonic Youth
  • 6 · Firmamento
  • 7 · Un bar sulla via Lattea
  • 8 · Ti vendi bene
  • 9 · Una cosa spirituale
  • 10 · Padre nostro dei satelliti
  • 11 · Questo scontro tranquillo
  • 12 · Punk sentimentale
  • 13 · Blues del delta del Po
  • 14 · Una guerra lampo
  • 15 · 40 Km

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