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Recensioni | Pubblicato il 20 settembre 2013

Insonar

InSonar

L'Enfant et le Ménure

Genere: Sperimentale

Anno: 2013

Casa Discografica: Lizard Records

Servizio di:

Il vocabolario musicale, con l’avvento del web, ha modificato il contenuto di alcuni significati. E in alcuni casi impoverito l’uso di quel termine. La parola “sperimentale” è una di quelle che spesso viene usata a sproposito. Che cosa significa sperimentare in riferimento alla musica in questo contesto storico?

Difficile essere netti in questo senso, ma provo a dire la mia. La sperimentazione è prima di tutto un modo di pensare, che unisce istinto, ragione e stravolgimento degli stessi. Si pensa fuori dagli schemi dentro e oltre gli stessi schemi. Si abbattono le regole compositive, creando proprie regole. Si usa la tradizione per contemplare nuove forme espressive. Vengono usate altre forme d’arte per dare concretezza alla musica.

Questa introduzione è necessaria per spiegare il progetto InSonar, l’altra metà della maestosa impresa messa su da Claudio Milano (Voce, scrittura, composizione). In questa avventura c’è anche Marco Tuppo (synth, drum loop, mastering, scrittura) dei Liir Bu Fer; e inoltre la partecipazione di 62 musicisti provenienti da 5 continenti e di diversa estrazione musicale. Il loro disco L’Enfant et le Ménure rispecchia perfettamente la descrizione fatta qualche riga su. Il doppio disco è qualcosa di davvero indefinibile, di musicalmente non collocabile, qualcosa che resterà nella storia.

Diciotto brani con libro di 48 pagine, dipinti di Marcello Bellina dei MoRkObOt (in arte Berlikete) e i mosaici di Arend Wanderlust, in un elegante packaging autografato e numerato a mano. Il tema del disco è il potere dell’immaginazione infantile che trasforma l’orrore in meraviglia. Sono i bambini a raccontarci delle fiabe per aiutarci a non avere paura del buio, dentro e fuori. E non a caso sia i giochi vocali (pensate a “The Simpsons sing Gounod,i cambi di tonalità radicali in La Stanza a Sonagli“, i lamenti di “Gallia #1) che a livello di arrangiamento (soprattutto presenti nel in Ashima) sono il filo portante della struttura compositiva.

Tra i brani sono presenti cover di Bowie e Brian Eno, Tim Buckley, The Velvet Underground (Una irriconoscibile “Venus in Furs“); arie di Gounod, Martini, Giordano; liriche tratte da opere di Agatha Christie, David Lynch, Federico Garcia Lorca; testi tratti dalla Bibbia e dal Sutra del Loto; un omaggio ai Pierrot Lunaire di Gaio Chiocchio e Arturo Stalteri. Potete intuire la portata e la concettualità globale che c’è dietro il disco.

L’Estasi di Santo Nessuno” risalta il discorso fatto prima: vengono a sovrapporsi ed alternarsi vari strati che assecondano il racconto (la grazia del flauto, il silenzio assordante che si trasforma in impercettibile rumorismo). Con “Thief of Toys” incontriamo uno dei brani migliori dell’album: gli strumenti che si avvicendano in punta di piedi ma con incisività e trasportano la progressione vocale di Ernesto Tomasini. L’atmosfera si fa noir nelle strutture avant-jazz di “L’inventasogni“.

Un altro colpo di genio è rappresentato dalla strumentale “Menura Latham” che parte come una sorta di ninna nanna per poi dare sfogo ad un suono frammentato, quasi soffocato ma contemporaneamente tuonante e visionario.  Il primo disco viene chiuso dal lungo sospiro ambientale e la sinistra leggiadria di “Hamelinvoice“.

In Ashima si ritrova una maggiore spinta sull’astrazione del suono. E lo si capisce subito dall’inasprimento rumoristico di “Liberami – tabernacolo erotico“, dalla dilatazione della splendida reinterpretazione di “Song to the Siren” e quella toccante di “Warszawa” che mantiene la solennità dell’originale ma con una perfetta rielaborazione che fa leva sul lato ruvido e scivoloso;  e pensate anche al modo in cui si insinua il violino di Erica Scherl nell’arrangiamento di “Cancion del Jinete” e alle sfumature etniche di “La torre più Alta“. La storia si conclude con “Medina” che rappresenta l’essenza di una progressione psichedelica in chiave noise.

Un vasto condensato di linguaggi che hanno permesso di sviluppare la narrazione e centrare con efficacia il tema del disco. E’ una questione di comunicazione e di efficacia di essa, attraverso la ricerca di stili non formalizzati ma che sanno attingere dalla storia della musica e appunto la tradizione. Questa è l’avanguardia.

Concludiamo con il citare tutti i musicisti che hanno contribuito al progetto: Elliott Sharp, Trey Gunn & Pat Mastellotto, Walter Calloni, Paolo Tofani, Ivan Cattaneo, Nik Turner, Dieter Moebius, Thomas Bloch, Ralph Carney, Dana Colley, Graham Clark, Richard A Ingram, Albert Kuvezin, Othon Mataragas & Ernesto Tomasini, Nate Wooley, Burkhard Stangl, Mattias Gustafsson, Werner Durand & Victor Meertens, Erica Scherl, Michael Thieke, Viviane Houle, Jonathan Mayer, Stephen Flinn, Angelo Manzotti, Roberto Laneri, Vincenzo Zitello, Elio Martusciello, Thomas Grillo, Pekkanini, Víctor Estrada Mañas, Eric Ross, Takeuchi Masami, Gordon Charlton, Francesco Chapperini, Luca Pissavini, Fabrizio Carriero, Andrea Murada, Andrea Illuminati, Max Pierini, Lorenzo Sempio, Andrea Tumicelli, Nicola De Bortoli, Francesco Zago, Michele Bertoni, Alex Stangoni, Michele Nicoli, Stefano Ferrian, Alfonso Santimone, Luca Boldrin, Andrea Quattrini, Beppe Cacciola, Simone Zanchini, Paola Tagliaferro & Max Marchini, Raoul Moretti, Pierangelo Pandiscia & Gino Ape.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · L'Enfant: The Simpsons sing Gounod
  • 2 · L'Estasi di Santo Nessuno
  • 3 · La Stanza a Sonagli
  • 4 · Thief of Toys
  • 5 · L'inventasogni
  • 6 · Menura Latham
  • 7 · Gallia #1
  • 8 · Venus in Furs
  • 9 · Dieci Bambini Cacao
  • 10 · Hamelinvoice

    Ashima

  • 11 · Liberami - tabernacolo erotico
  • 12 · Song to the Siren
  • 13 · Cancion del Jinete
  • 14 · La torre più Alta
  • 15 · Plaisir D'Amour
  • 16 · Warszawa
  • 17 · Gallia #2
  • 18 · Medina

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