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Recensioni | Pubblicato il 17 aprile 2013

I am Kloot

I Am Kloot

Let It all in

Genere: Indie-Folk, Pop

Anno: 2013

Casa Discografica: Pias, Shepherd Moon

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Gli anni ’00 sono stati caratterizzati da tante band che si sono distinte per debutti di spicco. Ma non sempre il tempo è stato benevolo con le loro carriere. Ispirazione finita dopo il primo album come è successo per i Bloc Party o una serie di dischi-fotocopia senza nessun tipo di evoluzione (The Killers) o peggio complete degenerazioni. C’è, tuttavia, chi è riuscito a mantenere una dignità nonostante non abbia brillato particolarmente.

John Bramwell (chitarra, Voce), Peter Jobson (basso) eAndy Hargreaves (batteria) ne sono la dimostrazione vivente: gli I Am Kloot, da Manchester, si fecero subito notare con il fulminante 1-2 Natural History (2001) e I am Kloot (2003). Successivamente una serie di album apprezzabili ma non particolarmente esaltanti. Con il sesto lavoro in studio Let It All In, prodotto da Guy Garvey e  Craig Potter degli Elbow, sembrano aver ritrovato la freschezza degli esordi, già accennata nel precedente Sky at Night. 

Una scrittura ispirata e una composizione diretta al ricamo di raffinate melodie che si poggiano su strutture folk  e pop e solo in alcuni casi vanno ad esplorare quelle di un ovattato alt-rock che si manifesta con leggere  e passeggere distorsioni. Il minimalismo chitarristico con la voce spezzata di Bramwell nella finale “Fogive Me These Reminders”  è il primo segno del loro egregio lavoro  e di una ricercata semplicità  che viene premiata con il risultato complessivo dell’intero lavoro (aspetto che si apprezza in brani come “Mouth on Me” e “Let Them All in“).

Viene fuori anche l’eleganza del processo compositivo con l’improvviso irrobustimento della parte finale di “Bullets” o il barocchismo orchestrale della coda di “Hold Back The Night”. La chitarra è assolutamente dominante e “Shoeless” ne è l’evidente manifesto. La coniugazione fra folk e pop raggiunge la sua massima espressione in “Masquerade” e “Some Better Day”. La radice britpop, invece, si fa strada in “These Days are Mine”. 

Nonostante non siamo di fronte ad un disco entusiasmante, il gruppo ha dimostrato di avere ancora le giuste intuizioni per far proseguire una carriera che con un pizzico di coraggio potrebbe intraprendere percorsi interessanti.

Voto: 6,5/10

Tracklist:

  • 1 · Bullets
  • 2 · Let Them All In
  • 3 · Hold Back The Night
  • 4 · Mouth On Me
  • 5 · Shoeless
  • 6 · Even the Stars
  • 7 · Masquerade
  • 8 · Some Better Day
  • 9 · These Days Are Mine
  • 10 · Forgive Me These Reminders

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