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Recensioni | Pubblicato il 26 settembre 2013

Cover

Psycho Kinder

L'incomunicabile/L'estasi

Genere: Alt-Songwriting, Industrial-Noise, Wave

Anno: 2013

Casa Discografica: FabrizioTesta Produzioni

Servizio di:

Che cos’è l’arte se non quella massa indefinita che interviene quando le forme tradizionali di comunicazione soccombono? E cos’è l’artista se non colui che individua e ricerca metodi espressivi che diano vita all’inesprimibile o rimodellano ciò che è già risaputo?

Mi sembra una doverosa introduzione considerata la perdita di significato notevole di due parole come arte e artista. Ed è importante quindi, in un contesto moderno, riattribuire i significati ai significanti. Questo discorso è legato anche alla presentazione del nuovo singolo degli Psycho Kinder. Emergenti che razionalizzano la conoscenza e con piccoli passi impongono la propria identità e personalità. E’ questo tipo di proposta musicale che collocherei nell’insieme arte.

A quasi un anno dall’uscita di Democratiche Ipocrisie, il gruppo marchigiano ritorna con un nuovo singolo intitolato L’incomunicabile/L’estasi, stampato in sole 50 copie per FabrizioTesta Produzioni (L’artwork è di Marco “El Topo” Luchetti). Sul nuovo singolo le musiche sono di Luca Barchiesi (ex voce, testi e chitarra dei Sottratti fino al 9, qui bassista in entrambi i pezzi) e Michele Caserta dei Drama Emperor (chitarra, batteria elettronica e synth) che, come per le altre occasioni, ha curato gli arrangiamenti e le registrazioni nel suo Bunker Studio di Montefano. L’autore dei testi e la voce è sempre Alessandro Camilletti (ora unico titolare del progetto) che nel frattempo è stato ospite (voce in “Marco Pierantoni” e “Cesenautico”) dell’album d’esordio di Fabrizio Testa.

Il percorso degli Psycho Kinder è l’essenza dell’evoluzione, della ricerca di quelle forme espressive che riempiano le parole, dando il valore aggiunto alla totalità del progetto. E nel giro di poco tempo si è passati dalla proposizione di brani che omaggiavano senza stucchevolezza la scena wave ad un suono completamente diverso. I capisaldi restano pertanto due: la scrittura e minuziosa impostazione strumentale.

Alessandro Camiletti dimostra di saper spaziare dalle tematiche sociali all’intimismo con un impatto notevole su chi ascolta. Un tipo di scrittura che ci riporta al discorso iniziale. Per farvi comprendere a pieno dovremmo pubblicare entrambi i testi, ma l’efficacia dell’intro di “L’incomunicabile” è abbastanza per una dimostrazione: “L’incomunicabile scendeva dalla bocca come lava colante, un magma di pensieri si sgretolava nell’inesprimibile”.

E non dimentichiamoci dell’interpretazione, un altro punto fermo di questo progetto. Musicalmente parlando non si può più far riferimento alla scena wave come punto di riferimento: questa resta ma viene in qualche modo soffocata e sovrastata da un’impostazione rumoristica controllata e abrasiva. “L’estasi” porta alla luce, invece, come questo strato sfoci in richiami industrial che erano già emersi (in maniera più sottile) in Democratiche Ipocrisie.

Senza nessuna fretta e impeto, il progetto procede con passo deciso e consapevolezza dei propri mezzi. Continua il cammino di identità: l’imposizione della personalità che sostiene l’abilità tecnica dei musicisti che intervengono a costruire le architetture sonore (senza limiti stilistici) che si incastrano nei poetici testi di Alessandro Camilletti; a quest’ultimo va riconosciuto l’attitudine nella curiosità della parola e nel modo di svilupparla. L’assemblamento di questi elementi ha un nome: la classe.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · L'incomunicabile
  • 2 · L'estasi

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