Logotipo di Son of Marketing realizzato dal superbo grafico italiano Alessandro 'Aesse' Scarpellini
youtube Soundcloud Basecamp

Classifiche | Pubblicato il 28 dicembre 2015

Moca

- Anthony Pateras · Erkki Veltheim – “Entertainment = Control” (Immediata)
Il pianista Anthony Pateras è uno dei più importanti compositori di musica classica contemporanea; “Entertainment = Control” esce per Immediata, l’etichetta da lui fondata, dopo il meraviglioso “Collected Works 2002-2012″, ed è una collaborazione con il violinista Erkki Veltheim. Il frutto di questa collaborazione è una lunga allucinazione per pianoforte e violino che esplora, attraverso una musica che si fa spettro, le strutture temporali delle note, creando un’ipnotica tessitura psico-armonica che si muove tra stasi minimaliste, estasi e singulti free.

- Luca Sigurtà – “Warm Glow” (Monotype)
L’elettronica di Luca Sigurtà si nutre di dub, nastri analogici e spettri digitali. Questo suo ultimo lavoro riesce ad unire il rumorismo emotivo della sua produzione con calmi ritmi e delicati voli sintetici, creando un’originale intreccio trip-noise-hop. Un afflato melancolico scaturisce dall’ascolto e le potenzialità della sua musica si incarnano definitivamente nei granulosi riverberi, nella ricerca del galleggiamento nello spazio sfilacciandosi in profondissime ritmiche dub.

- Philip Jeck – “Cardinal” (Touch Records)
Da più di 20 anni Philip Jeck lavora sul suo suono, tra ambient e silenzi, tra rumorismi e droni, mosso da una continua ricerca intellettuale d’artista. E proprio su Touch, dove apparve il suo primo e bellissimo “Loopholes”, arriva “Cardinal”, summa di una carriera, esempio vero e lampante di master at work. Un maestro che in queste tredici composizioni tratteggia un affresco di tutta la sua opera.

- Prurient – “Frozen Niagara Falls” (Profound Lore)
Dominick Fernow, in questo doppio che è una lunga maratona, consegna non solo una summa della sua opera, ma anche una summa di tutto quel movimento musicale che ha preso le mosse dal noise più estremo statunitense e che solo ora raccoglie forse i suoi (effimeri) frutti più maturi. Un disco intimo, personale e profondo, di quella profondità necessaria allo scavo e al ritrovamento di sé. Un disco necessario e bellissimo.

- Giovanni Di Domenico & Jim O’Rourke – “Arco” (Die Schachtel)
“La struttura compositiva è molto semplice: l’uso di una cellula (il DNA del brano) di quattro note ripetute che vanno a formare il tessuto melodico/armonico che piano piano si fossilizza (ghiaccia?) in accordi sospesi, levitanti, in cui il tempo che passa diventa estensione armonica stessa, e in cui le corde degli archi e la splendida (ricchissima) paletta sonora dell’elettronica si fondono sino all’essenza stessa della Forma”. Di Domenico sul concept del disco. Nulla da aggiungere.

- Jerusalem In My Heart – “If He Dies, If If If If If If” (Constellation Records)
Dopo “Mo7it Al-Mo7it” di due anni fa, il progetto di Radwan Ghazi Moumneh (autore quest’anno anche di una superba prova con i Suuns), con questo nuovo disco registrato tra il Canada e il Libano, continua un prezioso lavoro di ricerca tra Oriente e Occidente, fra la tradizione araba e la modernità, tra strumenti classici e tecnologia. Una delle tracce più belle dell’anno la conclusiva 2asmar Sa7ar, punto di approdo di uno spaesamento etnico che non conosce requie nella civiltà attuale.

- King Midas Sound & Fennesz – “Edition 1” (Ninja Tune)
Primo prodotto di una serie che ne vedrà altri tre, questa collaborazione tra King Midas Sound e Fennesz si muove nel familiare ambiente per l’austriaco che segna il confine tra il sogno e la veglia e crea una perfetta sincronia tra le musiche. I profondi rilasci di chitarra processata di Fennesz sono perfettamente riempiti dalle morbide e nebbiose sincopi dei King Midas, in un lavoro che unisce alcune tra “le migliori menti [di questa] generazione”.

- Paul Beauchamp – “Pondfire”
Un disco dedicato ai nonni e alla loro fattoria, il contesto ambient perfettamente esaurito attraverso l’utilizzo di loop e droni, un disco che riavvolge la memoria di bambino, il laghetto dell’infanzia, la contemplazione del cielo e un sentimento che vira sempre tra l’inquietudine e la serenità. Un’opera completa e degna di un artista.

- Necks – “Vertigo” (Northern Spy/Rer/Fish Of Milk)
Da quasi 30 anni i Necks fanno dischi, eppure molto raramente hanno perso il loro smalto. “Vertigo” conferma ancora il combo australiano come uno dei più intelligenti tra gli sperimentatori jazz-rock; come suggerisce il titolo, l’unica traccia che compone questo album è un saliscendi emotivo continuo e sapiente, un flusso musicale che passa dai passaggi più rarefatti alle aperture più avant-jazz, in un unico gorgo travolgente e emotivo.

- St. Germain – “St. Germain” (Warner)
Uno dei maestri fondamentali per lo sviluppo del french-touch, dopo 15 anni dall’ultimo album solista ritorna sulle scene con un disco che è una summa di tutto il tempo trascorso. Il suono si fa meno martellante, le melodie si contaminano con germogli africani e le strutture ritmiche sono imparentate con una matrice jazzistica. Un ritorno tanto atteso quanto soddisfacente.

Altri Dischi:

- Oneohtrix Point Never – “Garden Of Delete” (Warp Records)
- Arca – “Mutant” (Mute)
- Mike Cooper – “Fratello Mare” (Room40)
- Sufjan Stevens – “Carrie & Lowell” (Asthmatic Kitty)
- Wolf Eyes – “I Am A Problem: Mind In Pieces” (Third man)
- Sleaford Mods – “Key Markets” (Harbinger Sound)
- Holly Herndon – “Platform” (4AD)
- Floating Points – “Elaenia” (Pluto)
- Uochi Toki – “Il limite valicabile” (La Tempesta)
- Hieroglyphic Being & J.I.T.U Ahn-Sahm-Buhl – “We Are Not The First” (RVNG Intl)

Articolo precedente:

Articolo seguente:

Developed by | MM and designed by Aesse

Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie. Maggiori Informazioni | Chiudi