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Cinema | Pubblicato il 27 dicembre 2014

lemeraviglie

“Le Meraviglie” di Alice Rohrwacher (Italia)
Giustamente premiato con la Palma d’Oro al Festival di Cannes, la Rohrwacher si conferma regista che ha molto da dire. Le meraviglie sono le cose viste come se fosse la prima volta, lo sguardo primigenio che si posa sui fatti del mondo, gli stati d’animo di una bambina che cerca, nonostante le pressioni della famiglia, di rimanere tale.

“Anime Nere” di Francesco Munzi (Italia)
Ennesimo sguardo sul mondo delle società criminali, declinato qui in una chiave maggiormente intelligente e coinvolgente. Non più il le sterili formule del documentario o del docu-fiction, ma una storia che rispetti le caratteristiche del suo essere. Munzi narra la criminalità organizzata, la meravigliosa e martoriata Calabria e una storia vera e affascinante.

“Locke” di Steven Knight (USA/Regno Unito)
Un solo attore (Tom Hardy) in una sola location (la sua macchina). Un viaggio in macchina verso una località sconosciuta, tante telefonate (la donna che lo aspetta in sala parto, la famiglia che lo aspetta a casa, le chiamate di lavoro) e il dialogo più vero, quello con il padre scomparso che lo ha abbandonato.

“Belluscone. Una storia siciliana” di Franco Maresco (Italia)
Ennesima dimostrazione del genio di Maresco che non si stanca mai di rappresentare, attraverso una satira grottesca, intelligente e finissima, la situazione della sua amata/odiata terra di origine, vittima di vanità, malavita e disperazione. È un film rabbioso che fa ridere di quelle risate che lasciano l’amaro in bocca.

“Maps To The Stars” di David Cronenberg (USA/Canada/Francia/Germania)
L’epopea di una famiglia della California del Sud è il mezzo per raccontare la splendida e orribile Hollywood contemporanea e il rapporto tra mondo dello spettacolo e la società occidentale. Lontano dai luoghi comuni e quindi più vero.

“Grand Budapest Hotel” di Wes Anderson
Wes Anderson non ha mai sbagliato e non inizierà certo a farlo ora. Con la sua estetica irraggiungibile, narra stavolta la storia di un glorioso hotel, della distruzione della guerra e le difficoltà del presente, sullo sfondo di una storia d’amore non convenzionale.

“A proposito di Davis” di Joel e Ethan Coen (USA)
La storia è quella di Llewyn Davis, cantante folk del Greenwich Village che non riesce a trovare la gloria attraverso la musica e si imbarca così in strane avventure alla ricerca di qualcosa che non sa neanche lui. Un affresco sul non difficile mondo del Greenwich Village attraverso gli avvenimenti di un vero outsider, un omaggio alla migliore stagione folk.

Is the Man Who Is Tall Happy?: An Animated Conversation with Noam Chomsky di Michel Gondry (Francia)
Opera che esula dai canoni di Gondry per l’argomento (conversazioni con il linguista e attivista politico Noam Chomsky) ma che rientra nella sua estetica dal punto di vista delle immagine. Ennesimo frutto di una mente geniale, anch’essa, come quella di Wes Anderson, creatrice di un’estetica riconoscibile e, oggi, molto alla moda.

“Il giovane favoloso” di Mario Martone (Italia)
Non era facile raccontare Leopardi ma sembra che Martone ci sia riuscito; lasciando da parte il compito dell’autore e concentrandosi più sulla (ri)costruzione (comunque ambiziosa) della storia biografica e intellettuale, Martone ci consegna un’opera dall’importante compito pedagogico.

“American Hustle” di David O. Russel (USA)
Ognuno ha le proprie debolezze da nascondere, ognuno non mostra all’altro la sua vera identità, la sua vera faccia, ma si nasconde dietro una finzione. Il fragile castello di carte casca con un solo leggero soffio di vento, i protagonisti lo sanno, ma stanno fermi, con la speranza che questo vento non si alzi mai. Un’operazione dell’FBI che è in realtà indagine sul rapporto tra menzogna e verità.

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