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Cinema | Pubblicato il 27 dicembre 2014

THE WOLF OF WALL STREET

Siamo di nuovo quel periodo dell’anno. Ecco una breve lista dei film che più mi hanno colpito negli ultimi dodici mesi, selezionati tra quelli che hanno ricevuto una distribuzione in Italia. Naturalmente pesco tra quelli che ho visto personalmente, purtroppo per problemi di tempo e/o di distribuzione mi sono lasciato sfuggire The Winter Sleep (Palma d’Oro a Cannes), Adieu Au Langage (via, è Godard, va visto), Mommy (quinto film dell’enfant prodige Dolan, presentato a Cannes, tra le più importanti promesse cinematografiche dei prossimi anni), e moltissimi altri, che consiglio caldamente di recuperare sulla fiducia. Una nomina è d’obbligo pure per Interstellar, che si merita lo scettro di blockbuster dell’anno, e un’altra va a The Raid 2 – Redemption, che è stato distribuito solamente in home video ed è tra i migliori action degli ultimi decenni. Synecdoche, New York è un altro film che va visto ma mi rifiuto di infilare in una classifica del 2014 un film uscito, nel resto del mondo, qualcosa come 6 anni fa. Ma veniamo al dunque:

15. Her (Spike Jonze)

L’amore ai tempi di Instagram. Spike Jonze è sempre stato un regista dallo stile deliziosamente hipster, e quindi chi meglio di lui poteva raccontare una storia d’amore tra un baffuto e occhialuto Joaquin Phoenix e un sistema operativo con la voce sensuale di Scarlett Johansson?

14. All Is Lost (J.C. Chandor)

Interpretazione di sostanza di Robert Redford, solo, silenzioso nell’oceano sterminato, valorizzata da un’ottima seconda prova registica del giovane J. C. Chandor, un regista che, sono sicuro, avrà modo di dire la sua negli anni a venire.

13. Pasolini (Abel Ferrara)

Ferrara continua a viaggiare in direzione ostinata e contraria proponendo un film esile, raccolto, un po’ sbilenco, sull’ultima giornata di Pier Paolo Pasolini, regalandoci un’interpretazione personalissima dell’intellettuale e un omaggio sentito all’uomo.

12. Le Meraviglie (Alice Rohrwacher)

Con questo film la giovane cineasta italiana si porta a casa, a mio avviso con pieno merito, il Grand Prix di Cannes. È un film autobiografico leggiadro, emozionante,  l’efficacissimo ritratto di un’adolescenza filtrata dalla malinconia dell’età adulta. Miglior film italiano dell’anno?

11. Only Lovers Left Alive (Jim Jarmusch)

Jarmusch non ne sbaglia una. Questa volta si cimenta in una storia vampiresca, e non poteva che venirne fuori un film unico nel suo genere. Come potrebbero trascorrere la loro esistenza due vampiri millenari nel ventunesimo secolo? Così.

10. Grand Budapest Hotel (Wes Anderson)

Wes Anderson incontra Hitchcock e Lubitsch: ne esce una commedia avventurosa dai colori pastello, con un ritmo serratissimo, grandi interpretazioni, una sceneggiatura a prova di bomba nell’inconfondibile stile di Wes.

9. Snowpiercer (Bong Joon-ho)

Il mondo è immerso in una coltre di ghiaccio in seguito a una catastrofe globale: l’umanità sopravvissuta è stipata in un treno che viaggia perpetuamente intorno al globo. Il grande Bong Joon-ho piega la fantascienza a suo uso e consumo per ricavarne un’acuta analisi sociale molto meno scontata di quel che si potrebbe dedurre leggendo la sinossi. Le peripezie registiche, nel set autolimitante rappresentato da un lunghissimo corridoio, ne fanno anche un gustosissimo action/thriller.

8. The Immigrant (James Gray)

James Gray gira un film pensato per Marion Cotillard, che interpreta la splendida migrante polacca Ewa nella New York d’inizio secolo scorso. Il film è uno splendido esempio di cinema neoclassico, in cui le origini del mito americano sono melanconicamente messe in discussione.

7. Nymph()maniac Vol. 1 & 2 (Lars Von Trier)

Terzo e conclusivo capitolo della trilogia della depressione: dopo l’horror di Antichrist e la fantascienza di Melancholia, arriva il porno. Tra le pellicole più complesse e stratificate del regista, non sposta certo nulla rispetto al passato: chi odia Von Trier continuerà a odiarlo, chi lo taccia (un po’ semplicisticamente) di misoginia continuerà a farlo, chi si scandalizza continuerà a scandalizzarsi, chi sbadiglia continuerà a sbadigliare. Per me Von Trier è sempre un piccolo toccasana e via, mi sta pure simpatico.

6. Maps To The Stars (David Cronenberg)

Cronenberg ci parla di una Hollywood agghiacciante con la pericolosa tendenza a collassare su se stessa, e ci parla anche di un’umanità in cui, ancora una volta, la mutazione è in atto. Un film grottesco, a tratti persino comico, ma anche terribilmente toccante, si tratta di uno dei migliori film del regista degli ultimi anni.

5. Sils Maria (Olivier Assayas)

Maria Enders è chiamata a fare un bilancio della sua vita di attrice e di donna tra le vette delle alpi svizzere, insieme alla sua assistente. Un film diretto egregiamente in cui l’arte entra nella vita, e la vita entra nell’arte. Ottima l’interpretazione di Juliette Binoche, sorprendentemente brava pure Kristen Stewart.

4. Under The Skin (Jonathan Glazer)

Glazer rompe un silenzio cinematografico durato ben 10 anni portando al cinema una storia conturbante su un’aliena che si nutre di esseri umani. Suona trash? Tutt’altro, è una pellicola raffinata che disquisisce sul linguaggio, cinematografico e non, e sulla natura dei rapporti tra esseri umani con uno stile visivo e narrativo unico.

3. Inside Llewyn Davis (Joel & Ethan Coen)

Un musicista folk nel Greenwich Village degli anni ’60: la storia di un perdente, l’Odissea di un Ulisse senza la sua Itaca, peregrino per vocazione, ingentilita dalle splendide musiche folk nella colonna sonora curata da T Bone Burnett e Marcus Mumford.

2. Si Alza Il Vento (Hayao Miyazaki)

Il film d’addio del maestro è un toccante racconto di formazione al limite dell’autobiografia che ripercorre la storia del Giappone moderno e mette in piedi un discorso sulla necessità di rincorrere sempre i propri sogni. Inevitabile il magone a fine proiezione.

1. The Wolf Of Wall Street (Martin Scorsese)

La vecchiaia prima o poi prende tutti, ma Scorsese per il momento sembra immune. Nonostante l’età il regista americano tira fuori dal cilindro un film che interpreta perfettamente la commedia americana più recente e ha la stessa portata e la stessa ambizione di capolavori come Quei Bravi Ragazzi e Casinò: raccontare una maestosa epopea criminale, solo che stavolta invece dei gangster abbiamo un uomo dell’alta finanza. Di Caprio e Jonah Hill sorprendono tutti lavorando con un’alchimia perfetta, e Scorsese dirige sempre con l’usuale fervore.

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