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Classifiche | Pubblicato il 27 dicembre 2013

13 album internazionali e 13 italiani da conservare in questo 2013 che volge al termine:

Internazionali

sigur_ros

Sigur rós – Kveikur - Ritorno imponente per la band islandese, che dopo l’interlocutorio Valtari rimette in mostra le sue doti migliori, impreziosendole con un nuovo ed affascinante alone di cupezza. (Ascolta “Kveikur“)

Fred Woods – Documenta - Meraviglioso esordio per il cantautore canadese, a dimostrazione del fatto che quando c’è la classe non c’è bisogno di scomodare arrangiamenti pomposi o fare sfoggio di tecnicismi fuori luogo: un gioiello senza tempo. (Ascolta “The pond“)

Daughter – If you leave - Altro esordio quasi privo di difetti quello della band di Elena Tonra & co., sulla scia di un dream pop ipnotico e suggestivo di fronte al quale difficilmente si rimane indifferenti. (Ascolta “Human“)

Matt Elliott – Only myocardial infarction can break your heart - L’ex frontman dei Third Eye Foundation è ormai una garanzia e dalle sue mani non ci si poteva che attendere l’ennesimo capolavoro: un’opera complessa ed oscura che conferma un livello compositivo al di fuori dei canoni. (Ascolta “I would have woken you with this song“)

Atoms for peace – Amok - L’atteso primo lavoro del “supergruppo” capitanato da Thom Yorke e Flea, tra elettronica ossessiva, loop avvolgenti e ritmiche schizofreniche, che destrutturano interamente il concetto tradizionale di canzone. (Ascolta “Ingenue“)

Graveyard Tapes – Our sound is our wound - Album sperimentale e oscuro, quello degli scozzesi Graveyard Tapes è un ascolto di sicuro non immediato, ma proprio per questo incredibilmente ricco di fascino. (Ascolta “Memorials“)

No Clear Mind – Mets - Post-rock psichedelico e vellutato, la musica dei greci No Clear Mind fa della raffinatezza uno dei suoi principali punti di forza, mescolando con sapienza innovazione e tradizione. (Ascolta “When you’re not here“)

The National – Trouble Will Find Me - Tra i dischi più attesi del 2013, il nuovo dei The National riprende le atmosfere tipiche della band mettendo sul piatto l’inconfondibile alt-rock a cui il quintetto newyorkese ci ha abituati. (Ascolta “Demons“)

Forêt - Forêt - Sorpresa di quest’ultimo anno, il duo canadese esordisce con un lavoro che mescola pop e alt-rock in un viaggio musicale dalle molteplici sfaccettature. (Ascolta “La cage“)

Ulan Bator – En France/En Transe - Tra dark, noise e psichedelia delirante, un album granitico per la formazione francese, quasi interamente rinnovata attorno alla figura ormai totemica di Amaury Cambuzat. (Ascolta “We R You“)

Coldair – Whose blood - Nome che su queste pagine seguiamo già da diverso tempo, il polacco Tobiasz Biliński ci regala un album folk dai toni fiabeschi, retto da arrangiamenti curati e da una vocalità di assoluto interesse. (Ascolta “Sign“)

Midlake – Antiphon - Primo album per la band texana dopo l’addio del leader storico Tim Smith e svolta dal folk intimista dei lavori precedenti all’alt. rock psichedelico: molti vecchi fan si sentono disorientati, ma il livello rimane quello eccellente di sempre. (Ascolta “Antiphon“)

Ancient History – Tracks - Alt. folk cupo e nebbioso, gli statunitensi Ancient History esordiscono con un album difficile ma ricco di fascino. Da gustare al buio, con la giusta atmosfera. (Ascolta “Clover honey“)

Italiani

soviet-soviet

Soviet Soviet – F A T E - Il post-punk ipnotico del terzetto pesarese fa capolino sul mercato in chiusura d’anno ma entra subito di diritto tra le migliori uscite del 2013. Molti richiami al passato, ma la qualità elevatissima e i ritmi travolgenti ne fanno un ascolto imprescindibile. (Ascolta “Together“)

Julie’s Haircut Ashram Equinox - Un’evoluzione continua quella della band emiliana, oggi alle prese con un lavoro complesso che si presenta come una lunga ed articolata suite strumentale da ascoltare tutta d’un fiato. (Ascolta “Johin“)

Ofeliadorme – Bloodroot - Già fattisi notare con il precedente All harm ends here, gli Ofeliadorme ci regalano un altro ottimo lavoro, dai suoni più maturi e ricercati e retto dalla voce fascinosa di Francesca Bono. (Ascolta “Bloodroot“)

In Zaire – White Sun Black Sun - Un lavoro viscerale, possente, sporco di rabbia e passione, che mescola ritmiche tribali a psichedelia e funk in una sorta di imponente jam session tutta da godere. (Ascolta “Sun“)

Alì – La rivoluzione nel monolocale - L’esordio solista del siciliano Stefano Alì si muove sul filo di un cantautorato moderno, essenziale e curato, in cui è facile riconoscere le contraddizioni di quest’epoca e le difficoltà di un’intera generazione. (Ascolta “Le nostre bocche incollate“)

His Clancyness – Vicious - Messi temporaneamente da parte i suoi A Classic Education, Jonathan Clancy torna a far parlare di sé con il nome di His Clancyness, il prestigioso passaggio in FatCat Records e un album che strizza l’occhio al glam e all’indie rock più cazzuto. (Ascolta “Machines“)

I Quartieri – Zeno - Con il loro pop cantautoriale, I Quartieri avevano già fatto parlare di sé all’epoca dell’ep Nebulose, e con Zeno confermano le ottime doti di scrittura sfruttando sonorità semplici ma al tempo stesso ricercate. (Ascolta “Argonauti“)

Umberto Maria Giardini – Ognuno di noi è un po’ anticristo - Solo cinque tracce, ma come al solito tanta sostanza per il cantautore marchigiano, sempre in bilico tra scrittura d’autore e dirompenti sonorità tra psichedelia e prog-rock. (Ascolta “Omega“)

Nevroshockingiochi – Scena 2 - Un album rumoroso e dall’impostazione cinematografica quello del duo marchigiano, alle prese con distorsioni, grida e suoni ossessivi. (Ascolta “L’arte del poker“)

Was – A new place old soon - Il folk luminoso e colorato del sardo Andrea Cherchi è una delle sorprese più piacevoli di quest’ultimo anno: da far girare quando la nostalgia assume i contorni di una soleggiata giornata primaverile. (Ascolta “Alpaca“)

M+A – These days - Il ritorno del duo Ducci-Degli Angioli rivela una certa maturità ed uno stile più ricco, in bilico tra pop ballabile e soul, pronto a varcare i confini italiani. (Ascolta “When“)

Cosmo – Disordine - Marco Jacopo Bianchi dei Drink To Me alle prese con il suo primo lavoro solista, tra elettronica, dream pop e un occhio sempre rivolto al miglior cantautorato di casa nostra. (Ascolta “Ho visto un Dio“)

Mahùt – We never look up - Post rock e folktronica mescolate in cinque tracce colme di intensità, che svelano le indubbie capacità della formazione salernitana fresca d’esordio. (Ascolta “Thanks John“)

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