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Classifiche | Pubblicato il 27 dicembre 2013

Questa ‘classifica’ non ha l’intenzione di mettere in mostra vincitori e vinti, capolavori e delusioni, quanto invece di dare una breve e concisa caratterizzazione ad ogni piccolo gioiello che in questo 2013 mi è capitato di ascoltare (e , molto spesso, riascoltare ancora e ancora). Prendetela quindi come una quadro, come un mosaico in cui ognuno dei dischi aggiunge una nuova tinta, un nuovo ed unico tassello.

Fuck Buttons

Fuck Buttons – Slow Focus.  Confusione, disorientamento, ossessione. Un gioiello ipnotizzante  e totalizzante che è stato capace di inglobare tutto e tutti, e dal quale nessuno è ancora riuscito a distogliere lo sguardo.

Forest Swords - Engravings. Uno di quegli album che ti entrano nella pelle, nelle articolazioni, ti fanno muovere come vogliono loro, incatenando infine la tua mente rendendoti solamente capace di ammirare la loro complessa e profonda bellezza.

Nils Frahm – Spaces.  Disco speciale di un artista – o meglio compositore – speciale. Registrato dal vivo e tuttavia perfetto ed intimo come una produzione in studio, Spaces è un flusso di coscienza  che oscilla dalla classica all’elettronica centrando un equilibrio assolutamente ideale.

Darkside – Psychic. Nicolas Jaar e Dave Harrington si uniscono ed il risultato è sopra ogni aspettativa. Psychic è la rielaborazione di mille temi musicali diversi secondo altrettante prospettive diverse, ognuna delle quali è unica e preziosa al contempo.

Arcade Fire – Reflektor.  Win, Regine e compagnia bella tornano più acclamati che mai, stavolta anche con gli zampini di David Bowie e James Murphy. Reflektor è un disco complicato, un lungo racconto, quasi una saga antica in cui i grandi temi della vita vengono messi a confronto. Un disco che pretende attenzione, ma che in cambio è capace di regalare un amore immenso.

Braids – Flourish//Perish.  La voce di Raphaelle Standell-Preston è una continua, fantastica scoperta, specialmente quando si intercala nel pop elettronico di Flourish//Perish. Un album avvolgente, vellutato, raffinatissimo.

Daughter – If You Leave. Periodicamente ci troviamo ad ascoltare album che puntano direttamente all’intimità della nostra coscienza, penetrandola all’istante e plasmandola per sempre. If You Leave è uno di questi album. ‘Youth’ siamo tutti noi.

Jon Hopkins – Immunity.  Precipizi senza fine, ossessioni circoscritte in spazi angusti, voli pindarici verso il sole. Immunity è una galleria di emozioni, un generatore di stati d’animo, un’interpretazione sopraffina di ciò che l’elettronica può creare, distruggere, rigenerare.

Mount Kimbie – Cold Spring Fault Less Youth. Kai Campos e Dom Maker mescolano insieme elettronica, basso e chitarra in un album capace di divertire, coinvolgere, stupire in modo semplice ed originale.

Boards Of Canada – Tomorrow’s Harvest. I fratelli Sandison tornano sulle scene col loro invidiabile bagaglio d’esperienza, capace di guidarli eccellentemente attraverso i tortuosi sentieri percorsi da Tomorrow’s Harvest. Ribadendo ancora una volta la grandezza della Warp, i Boards Of Canada ci regalano l’ennesimo pezzo da collezione.

Deerhunter – Monomania. Solista o in gruppo, Bradford Cox riesce sempre a conferire ai propri dischi quel tocco di pazzia che li rende speciali senza dover ricorrere ad esagerazioni. E’ così che nasce e cresce Monomania, album normalmente folle di un gruppo normalmente folle, capace di dare a luce a canzoni assolutamente fuori dal normale.

Daft Punk – Random Access Memory. Al di là di Get Lucky e della sua effimera perfezione, R.A.M. non è solo un album vario e divertente, ma forse il primo vero e proprio disco completo messo in piedi dall’accoppiata francese, che trova in ottime collaborazioni altrettanto valide realizzazioni.

Darkstar – News From Nowhere. E’ dallo scorso Febbraio che New From Nowhere fa parlare di sé, o meglio si presenta come metro di giudizio per tutto ciò che è stato prodotto in ambito elettronico nel 2013. In poche parole, un album capace di costruire atmosfere tanto complesse quanto affascinanti, a tratti sorprendenti.

The National – Trouble Will Fin Me. Che dire, ogni volta che si ripresenta la voce di Matt Berninger rimaniamo tutti ipnotizzati, catturati, colpiti. Forse uno dei pochi gruppi in cui ognuno si sofferma ancora su ogni singolo testo. Ed è stato così ancora una volta, ci siamo arresi nuovamente ai National.

Oneohtrix Point Never – R plus Seven. Irriverente, spigoloso, illuminante. L’estremizzazione della geometria, la digitalizzazione dell’avanguardia. Uno di quegli album che o si odiano o si amano. Personalmente, la seconda.

Colin Stetson - New History Warfare Vol. 3: To See More Light. Il terzo volume della saga scritta e diretta dal sassofonista canadese è l’ennesima, pericolosa avventura nel caos della sperimentazione, dove ogni certezza è automaticamente persa ed ogni ossessione esasperata e descritta con precisione chirurgica.

These New Puritans – Field Of Reeds.  Spasmodica ricerca della perfezione musicale, puntigliosa e progressiva espressione di emozioni complesse sottoforma di melodie altrettanto articolate. Field of Reeds è questo e molto di più, è l’espressionismo visto e reinterpretato con l’ottica dei nostri giorni.)

Trentemøller – Lost. Lost è sì un album che si fonda quasi interamente su collaborazioni, tuttavia ciò non sminuisce in alcun modo l’eccellente mosaico di stili e contributi organizzato con incredibile efficacia dal produttore danese.

Zomby – With Love.  Lunghissimo, surreale album in cui ogni ‘piccola’ canzone rappresenta un singolo petalo delle rose in copertina. Piccoli aspetti che compongono una visione d’insieme, riuscendo sempre a mantenere intatta ogni identità.

Tim Hecker – Virgins. Difficile trovare parole adatte per descrivere adeguatamente questo disco, o meglio quest’opera. Cambio di rotta rispetto al passato, sperimentazione là dove altri non oserebbero, richiami neoclassici ed atmosfere difficili anche solo da immaginare. Virgins è esplorazione, è l’incrocio di mille diversi punti di vista, mille diverse interpretazioni.

Sigur Ròs – Kveikur. I Sigur Ròs variano nella formazione ma non nella loro efficacia, cambiando registro e facendo della forza d’impatto musicale la chiave di lettura di Kveikur. Come sempre la voce di Jònsi mette in fila tutti, trasformando l’ultima creatura nell’ennesimo successo.

Nosaj Thing – Home.  Ripetere il successo di Drift non era semplice, ma con collaborazioni eccellenti – Kazu Makino, Toro y Moi – si parte già con una marcia in più. Il resto ce lo mette proprio Nosaj Ting, ed il risultato è esattamente ciò che volevamo sentire.

Julianna Barwick – Nepenthe.  Julianna è forse una delle più curiose creatrici di atmosfere che si conoscano. Lei butta là un’indizio, plasma una certa idea di suono, e tutto ciò che viene dopo è frutto della spontaneità, del corso degli eventi, ma quasi sempre azzeccatissimo. Almeno a me piace pensare che sia così.

Apparat - Krieg und Frieden (Music for Theatre).(Sasha Ring si era avventurato in quest’opera che a molti poteva sembrare più grande e complessa di lui. Se ne esce invece – probabilmente – con la sua produzione migliore di sempre, senza dubbio la più particolare, raffinata ed elegante.

Shlohmo – Laid Out EP. Uscito un po’ in sordina quasi un anno fa, Laid Out è uno degli EP più intensi e ricchi che si possano pensare. Cupo, a tratti oscuro – un po’ come la sua copertina – fa di ogni sua traccia un piccolo gioiello che gode di luce propria, partendo dalla collaborazione con How To Dress Well per finire con quel capolavoro di Without.

Youth Lagoon – Wondrous Bughouse. ”Il ragazzo è cresciuto” non basta certo a descrivere l’eclettico album messo in piedi dall’eterno bambino di San Diego, ma rende l’idea dell’immenso passo in avanti compiuto rispetto a The Year Of Hibernation, lasciando sempre qua e là tracce di quell’ingenuità che ne è, fin dall’esordio, il tratto determinante.

Soviet Soviet – FATE. Uno di quegli album che arriva, ti conquista in un attimo, ti usa e ti getta via. I ragazzi di Pesaro rimettono insieme un post-punk che non si sentiva da anni e lo incatenano in dieci, concentratissime tracce. Un disco al quale non c’è scampo.

James Blake – Overgrown. Ripetersi non è di certo facile, sapersi migliorare è cosa per pochi. James Blake riparte con Retrograde e costruisce nuovamente intorno a sé il suo mondo, dal suo punto di vista, col suo stile. Soprattutto, lo fa con la sua inconfondibile, splendida voce.

Porcelain Raft – Permanent Signal.  L’omogeneità stilistica fa del secondo album di Mauro Remiddi il filo diretto col predecessore, l’ottimo Strange Weekend. Muovendosi sempre nei meandri del dream pop, il risultato è un disco equilibrato e ricercato, che compensa una discreta staticità con scelte musicali a dir poco eleganti.

King Krule – 6 Feet Beneath The Moon. Dalle collaborazioni con i Mount Kimbie al disco solista, il 2013 è stato il suo anno. La voce sproporzionatamente adulta e gracchiante del diciannovenne inglese risuonerà ancora a lungo nelle nostre playlist, col suo misto di intimità e disperazione che danno un timbro assolutamente peculiare a testi altrettanto curiosi.

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