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Recensioni | Pubblicato il 27 ottobre 2011

Little-Dragon-Ritual-Union

Little dragon

Ritual Union

Genere: Soul, Elettro-Pop

Anno: 2011

Casa Discografica: Young Turks

Servizio di:

Ormai siamo coscienti che questo 2011, almeno musicalmente, ha vissuto un’esplosione electro-pop come non accadeva da diversi anni. E la cosa, tuttosommato, ci piace. Yukimi Nagano & Co. non potevano allora farsi sfuggire un’occasione del genere, affezionati come sono all’ambiente synthpop europeo. Non a caso l’uscita estiva del terzo lavoro in studio per la band che affonda le proprie origini a Goteborg è stata accompagnata da performance più che apprezzate un po’ in tutti i festival internazionali, a partire da Glastonbury.

Se i primi due album di Little Dragon (Little Dragon; Machine Dreams) avevano soprattutto stuzzicato la critica, questo terzo lavoro sembra aver acquistato una confidenza ed una maturità tutt’altro che transitorie. Il piglio, infatti, è più che deciso, e Ritual Union mette subito in chiaro che sarà un pop seducente e raffinato che vincerà su tutto e su tutti, e lo fa aprendo a perfezione con la traccia omonima. Questa, senza cadere in sdolcinatezze e mantenendo un profilo elettronico che farà da base a tutto l’album, introduce Little Man: bassi, semplicità e ritmica efficace, la mettete in riproduzione e non ne esce più. Personalmente (e in questo sono un po’ di parte), uno dei brani più accattivanti di sentiti quest’anno.

Le note low di Brush the Heat (in cui forse fanno capolino sonorità piuttosto vicine agli XX) ed il sexypop di Shuffle a Dream lasciano spazio ad una Please Turn in cui la voce di Yukimi ed un synth quanto mai presente si passano continuamente il testimone, rimarcando ancora una volta quanto di elettronico ci sia fra le fondamenta dell’eclettico gruppo svedese. Se l’elaborazione della ritmica è uno dei prerequisiti Ritual Union, la sezione centrale ne è la prova definitiva: senza abbandonare virtuosismi vocali, prima Crystalfilm e poi Precious si articolano in un crescendo continuo, fino a divenire palesemente ballabili. Sulla stessa falsariga si susseguono anche Nightlight e Summertearz, la prima virando su temi piuttosto orientaleggianti, la seconda tornando invece su schemi più classici, ma lasciandoci con un tocco lontanamente house nel finale.

Lampi di voce distorta illuminano invece l’atmosfera estremamente variegata di When I Go Out, molto più sperimentale e forse meno orecchiabile, in cui una base ritmica distante ma ossessiva mette da parte le varie melodie per sbocciare periodicamente in musicalità cangianti ed eterogenee. Abbandonando le nebbie, Seconds fa un passo indietro in una vocalità fatta di ritornelli orecchiabili e sonorità delicate, scomparendo piano piano per concludere l’undicesima ed ultima traccia di Ritual Union.

Se eravamo alla ricerca di una conferma, Little Dragon ha risposto e lo ha fatto mostrando tutte le risorse che il gruppo di Goteborg ha a disposizione, sguazzando a perfezione in un’annata assolutamente affine alle sue caratteristiche, in cui, più che adattarsi, ha portato alla luce un vero oggetto di valore. Sempre più synth, sempre più pop.

Voto: 7,8/10

Tracklist:

  • 1 · Ritual Union
  • 2 · Little Man
  • 3 · Brush the Heat
  • 4 · Shuffle a Dream
  • 5 · Please Turn
  • 6 · Crystalfilm
  • 7 · Precious
  • 8 · Nightlight
  • 9 · Summertearz
  • 10 · When i Go Out

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