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Live report | Pubblicato il 21 febbraio 2013

 

Baustelle

 

E’ molto difficile scrivere questo live report perchè parte da sensazioni contrastanti. Partiamo dall’incipit ovvero l’uscita del nuovo album dei Baustelle. Se siete frequentatori abituali di questo sito, dovreste aver letto  il nostro disappunto verso l’ultimo lavoro della band toscana che Mario Esposito  ha ampiamente argomentato nella recensione.

Un progetto sicuramente ambizioso e con il fascino dell’approccio concettuale. Ma i risultati non sono stati all’altezza dell’idea. Ho trovato che sia i contenuti che gli arrangiamenti ci abbiano restituito dei Baustelle meno ispirati e quasi “svuotati”. Hanno cercato di elaborare la trama della loro musica ma con il risultato opposto: una eccessiva semplificazione e a volte banalizzazione delle composizioni come avviene ad esempio nel singolo “La morte (non esiste più)”. L’esperimento dell’orchestra poteva essere sfruttato meglio e la miscela con il pop d’autore (che li ha resi famosi) ha portato ad un inevitabile appiattimento per quando riguarda la maggior parte delle tracce, anche se non mancano gli spunti interessanti.

Il live di ieri sera non ha cambiato le carte in tavola; il disco continua a non convincermi a pieno ma la riproposizione dal vivo ha cambiato la mia prospettiva e l’ottica d’ascolto. In un teatro quasi tutto pieno, i Baustelle hanno dimostrato di essere i grandi artisti che abbiamo sempre conosciuto. Ad accompagnare loro tre c’era l’orchestra diretta dall’ottimo Enrico Gabrielli e Ettore Bianconi (synth, tastiere), Diego Palazzo (chitarre, piano, synth), Alessandro Maiorino (basso elettrico), Paolo Inserra (batteria), Sebastiano De Gennario (marimba, vibrafono, timpani, percussioni).

Qualche minuto di ritardo e poi entra l’orchestra, tutta la band e infine Francesco Bianconi e Rachele Bastreghi che si posiziona al piano che lascerà solo nei brani in cui canta solista. Il concerto vede una prima parte più solenne e raccolta  che si apre con “Fantasma Titoli” e e poi subito dopo con il splendido intreccio di “Il Futuro”, uno dei brani migliori dell’ultimo lavoro. Si va avanti con pezzi come “Diorama” e “L’orizzonte degli eventi” che chiude questo primo atto. Il palco è “statico” ma il gioco di luci impeccabile compensa questo apparente stato di fermo. L’orchestra si prende la scena e si integra benissimo con la parte meno classica della band, livellando il carisma al pari di un Bianconi in gran forma e  Rachele che nonostante l’abito nero risplende nella sua grazia sia nelle parti strumentali che nei momenti in cui canta.

Piccola pausa e Bianconi annuncia l’inizio della parte più informale del concerto, con una moderata dinamicità e si riprende con “Cristina” e “Contà L’inverni”. Rachele lascia il pianoforte per qualche minuto e offre due performance di rara intensità con “Monumentale” e la straordinaria “L’areoplano“. Ma due momenti hanno reso magica la serata: la reinterpretazione di “Col Tempo” di Leo Ferrè, cantata magistralmente ed emotivamente molto coinvolgente; l’altro momento è la versione lenta e orchestrale (inaspettata) di “Charlie fa Surf” proposta nell’encore insieme a “La Guerra è Finita” e la conclusiva “Andarsene Così”. 

Tutti i nuovi pezzi hanno guadagnato di spessore nella versione live e probabilmente è per questo motivo che il disco non rende nella sua interezza nella versione studio: la sua attitudine ad esprimere la sua efficacia dal vivo ha dato tridimensionalità e dinamicità ai brani di Fantasma e la capacità del gruppo è stata anche quella di dare una nuova luce ad alcuni pezzi dei precedenti dischi. Su presenza scenica e capacità interpretativa, non avevamo dubbi: siamo davanti a uno dei gruppi migliori dell’ultimo decennio.

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