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Live report | Pubblicato il 23 luglio 2014

Grandi aspettative si concentravano su questa seconda edizione di Zanne Festival, con l’associazione culturale Kizmiaz chiamata a confermare quanto di buono fatto lo scorso anno con nomi del calibro di Swans, Black Lips e Jon Spencer Blues Explosion. Sul solco di una proposta votata a radunare artisti di richiamo internazionale, il festival siciliano ha operato un ulteriore passo in avanti ottenendo i sì di Blonde Redhead, Black Rebel Motorcycle Club, Clinic e Calexico, carichi da novanta di una selezione che in aggiunta presentava alcuni tra i progetti più interessanti del sottobosco alternativo come TOY, Dirty Beaches e gli emergenti Skip Skip Ben Ben. Un parterre per tutti i gusti, quindi, con un o(re)cchio di riguardo per liveset in grado di infiammare il pubblico. In questo resoconto l’attenzione è rivolta alla giornata inaugurale, peraltro ottima occasione per saggiare l’atmosfera del Parco Gioeni sin dalle prime ore del pomeriggio, un caldo pomeriggio di luglio che per un brevissimo frangente sembrava voler giocare un tiro mancino agli avventori con nuvoloni neri e una fugace pioviggine estiva rimasta, per fortuna, tale.
Data la dovuta sbirciatina ai soundcheck di Kazu Makino e compagnia, headliner di serata, e dei TOY, ad aprire la kermesse 2014, si è potuto trarre i primi interessanti spunti di quello che – al netto di un discreto ritardo rispetto all’orario d’inizio designato, e delle consuete speculazioni pre-concerto sulle scalette – è poi scaturito prima di tutto con l’entrata in scena a sera bella che inoltrata proprio del quintetto londinese.

1TOY

Poche parole, centellinate per ringraziamenti di rito e onori a coloro i quali li avrebbero succeduti, e tanta sostanza per la band capitanata da Tom Dougall sin dai primi accenni motorik di Conductor, strumentale d’apertura del sophomore Join the Dots: chi conosce il gruppo sa già quanto questo punti sulle suite e quanta importanza, senza nulla togliere agli altri, rivesta il lavoro alle tastiere di Alejandra Diez, sul palco in un fiammeggiante vestito rosso.
Chi invece, non conoscendoli, pensava si sarebbe trattato di un antipasto da ascoltare più o meno distrattamente in attesa dei Blonde Redhead, beh, si sarà ricreduto dopo Colours Running Out, che più del brano precedente ha reso la platea partecipe della potenza che i cinque inglesi sono in grado di sprigionare dal vivo, con bordate sonore dall’indistinguibile marchio TOY. Alternandosi tra primo e secondo album si è passati dalle chitarre jangle di You Won’t Be the Same al torrenziale flusso psych-gaze di Kopter (che chiudeva meravigliosamente l’esordio), in una sequenza non priva delle esecuzioni della programmatica Left Myself Behind né di una My Heart Skips a Beat autentico cuore melodico del gruppo. Né dei palloncini, uno dei quali giunto a far capolino tra i componenti e ciccato dalla stessa (divertita) Diez.

2TOY

Da registrare anche pezzi forte come Motoring e As We Turn, altre gemme di un repertorio concluso via Join the Dots, il brano s’intende, con tanto di coda “distruttiva” (neanche troppo veemente invéro) a spese della sei corde di Dougall. Forse – e qui parla il fan – una Bright White Shimmering Sun avrebbe coronato il set con più slancio ma d’altra parte non si può che lodare la performance nel suo complesso, capace com’è stata di conquistare il pubblico e inaugurare il festival in tono maggiore.

Setlist
Conductor
Colours Running Out
Too Far Gone to Know
Dead & Gone
You Won’t Be the Same
Kopter
As We Turn
Left Myself Behind
Endlessly

It’s Been So Long
Fall Out of Love
Motoring
My Heart Skips a Beat
Join the Dots

A questo punto, archiviata con soddisfazione la prima parte, la serata non poteva che focalizzarsi su quello ritenuto a ragione, almeno su carta discografia alla mano, il grande evento del 18 Luglio @ Zanne 2014: l’esibizione dei Blonde Redhead, unica data italiana con in anteprima esclusiva il nuovo album Barragán. Tra chi si dichiarava scettico giusto sulla bontà degli inediti e chi, con non poco ottimismo, confidava nell’esecuzione nientemeno che di Futurism Vs. Passéism non sono certo mancati gli appigli cui attingere per misurare la temperatura di una zona palco ormai gremita, tutta in attesa dei tre newyorkesi.
Poco prima della mezzanotte eccoli venir fuori, finalmente, tra gli applausi, a dividersi tra pezzi del repertorio più recente con spazio qua e là per cavalli di battaglia come Falling Man, Messenger ed Equus (da Misery Is a Butterfly), con particolare premura riservata a quanto uscirà nel mese di settembre, come previsto.
Non fossero bastati gli ascolti in Rete, l’impressione maturata assistendo all’interpretazione dei nuovi brani è quella di un mestiere che ancora veleggia su buoni livelli ma che comincia a mostrare la corda, aggrappandosi a intuizioni, frammenti, come se mancasse un senso di compiutezza.
Per chi scrive No More Honey è tuttora la più convincente, ma naturalmente si spera pure che non stia tutta qui l’essenza di Barragán.

1BlondeRedhead

Il resto come detto si rifà a 23 e Penny Sparkle, con rispettivamente title-track e Not Getting There a scuotere un pubblico ammaliato dalla voce e dalle movenze della Makino. Unica nota stonata una Here Sometimes tutt’altro che impeccabile, sfuggita di mano e conclusa alla bell’e meglio quando avrebbe potuto rivelarsi uno dei brani cardine dell’intero set. Nulla che tuttavia abbia pregiudicato un’esibizione gestita con l’esperienza che appartiene ai tre e suggellata dalla tempesta sonora in chiusura di Melody of Certain Three, un ritorno alle origini in tutti i sensi nonché vera e propria pettinata al rumore bianco per chi si illudeva di aver già dato coi TOY.

2BlondeRedhead

Se necessario ribadirlo una grande serata, e per ovvi motivi di spazio non è stato approfondito l’ambito delle attività collaterali e di tutto il corredo di mercatini – incentrati, tra le altre cose, su prodotti biologici, dischi e modernariato vintage – che hanno contribuito a rendere il Parco Gioeni posto ideale per passare un bel fine settimana tra musica e amore per l’ambiente, sotto le zanne du Liotru.

Setlist
Falling Man
Dr. Strangeluv
Spring and by Summer Fall
Love or Prison
Defeatist Anthem (Harry and I)
Mind to Be Had
Not Getting There
Here Sometimes
Messenger
No More Honey
23
Equus

Dripping
Melody of Certain Three

(foto di Antonino Marra)

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