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Live report | Pubblicato il 5 novembre 2012

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Milano. Alcatraz. Concerto di Bon Iver. Dopo un viaggio in treno a dir poco estenuante ed una corsa per i navigli arriviamo finalmente di fronte alla discoteca ospite dell’evento e ci ritroviamo immersi in una coda senza fine, che nemmeno alle poste o in ospedale per gli esami del sangue, mentre attorno ai poveri avventori i bagarini strisciano come serpi con le loro indecenti proposte. Dopo qualche minuto di spaesata attesa ci rendiamo conto che la fila è per coloro che devono ritirare il biglietto nel luogo dell’evento, e con un sospiro di sollievo ci smarchiamo dalla massa ed entriamo veloci e sicuri con la prevendita ritirata in precedenza. All’interno il locale è già per metà pieno nonostante siano appena le 20, in omaggio ad una organizzazione che vuole finire il prima possibile rendendo impossibile a chiunque una sana digestione della cena. Astuti come volpi ci ricaviamo un posto sulla pedana rialzata alla destra del palco, da dove godiamo di una visuale indisturbata e di una relativa comodità. Il set di apertura è affidato alle tre sorelle The Staves, fautrici di un folk dolce ed essenziale, costruito su arpeggi di chitarra ed eleganti cori polifonici; in sostanza piacevoli all’ascolto, ma alla lunga stancanti. Dopo la loro esibizione passa molto tempo prima che, alle nove e tre quarti, salga finalmente sul palco Justin Vernon con la sua enorme band. Sono infatti ben otto i musicisti che lo accompagnano nel suo progetto, per uno spiegamento orchestrale che neanche i Sigur Ròs degli ultimi tempi.

Il primo brano che ci viene proposto è Perth, traccia d’apertura del suo ultimo album omonimo, per un inizio intenso e musicalmente ricco che svela l’andamento dell’intero concerto. Tutti i pezzi vengono infatti eseguiti in versioni elaborate e colme di momenti strumentali altissimi. L’ultimo disco viene suonato quasi per intero, ma non mancano alcune doverose tracce da For Emma, Forever Ago, specie nella chiusura con Skinny Love e la title-track. Tra gli attimi più intensi è impossibile non ricordare il pianoforte di Wash e una splendida Flumes. Vernon inizialmente pare essere un tipo tutto carisma e poche parole, ma procedendo nel live si lascia andare fino a concedersi, dopo aver citato l’amico Jeff Tweedy (degli Wilco ndr), una tirata sulla veridicità della Bibbia, le pergamene del Mar Morto e altro, in un lungo e sincero monologo molto apprezzato dal suo pubblico. Non c’è niente in Bon Iver dell’alterigia che troppo spesso caratterizza gli artisti di una certa fama; il nostro ringrazia ripetutamente i presenti e dimostra un entusiasmo quasi commovente.Un plauso infine al lavoro dei fonici ed all’impianto dell’Alcatraz che ha permesso un ascolto di qualità in qualsiasi punto del locale dimostrando che si può ancora ascoltare un concerto sentendo i bassi come Dio comanda.

Setlist

  1. Perth
  2. Minnesota, WI
  3. Creature Fear
  4. Hinnom, TX
  5. Wash.
  6. Brackett, WI
  7. Holocene
  8. Towers
  9. Blood Bank
  10. re: Stacks
  11. Flume
  12. Calgary
  13. Beth/Rest

Encore

  1. Skinny Love
  2. For Emma

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