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Live report | Pubblicato il 21 ottobre 2011

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Anno d’oro, quest’ultimo, per il cantautorato italiano: abbiamo avuto (volendo comprendere anche la fine del 2010) una lunga serie di album di qualità che hanno fatto, per così dire, rialzare la testa alla musica alternativa del nostro paese. Vasco Brondi, col suo Per ora noi la chiameremo felicità, ha portato una sferzata di malinconia urbana con una patinatura punk. Hermann di Benvegnù è stata un’opera in cui l’artista ha rivelato totalmente sé stesso, arricchendo ciò che già c’era di buono in Piccoli Fragilissimi Film. Capossela ci ha davvero incantati con Marinai, profeti e balene, un album che non stento a definire epico (anche letteralmente). Abbiamo avuto da pochi giorni la consacrazione di Dente col suo Io tra di noi, e questo solo per nominarne alcuni. Ma di certo nessuno è stato in grado come Brunori SAS (al secolo Dario Brunori) di descrivere alle nostre orecchie un panorama così ampio, così incredibilmente malinconico, pur restando al tempo stesso sereno e spigliato, come quello di Poveri Cristi Vol 2. L’album è quasi una storia, o meglio una raccolta di racconti. Racconti di gente comune, gente che soffre, poveri cristi; il tutto è però affrontato con una ironia che rende tutti questi piccoli personaggi degli eroi gloriosi, eroi che combattono con la vita di tutti i giorni ed alla fine vincono o, per lo meno, sopravvivono con un sorriso sulle labbra. Da non sottovalutare è inoltre il modo in cui l’artista calabrese ha fotografato alcuni aspetti dell’attuale situazione del nostro paese, con discrezione ma dimostrando ancora una volta che la musica, lungi dall’essere un mero strumento estetico, può unire a questo obiettivo la capacità di dare una visione disincantata e veritiera della realtà che ci circonda. Ed è proprio in questo clima pieno di aspettative che si attende il suo arrivo nella cornice intima e soffusa del New Age di Roncade, mentre sul palco si esibiscono gli April’s Fool, giovane band veneta di spiccate tendenze acusticheggianti e velleitariamente country che, nonostante l’impegno, non riesce a scaldare il pubblico e risulta un “antipasto” insipido, con l’unico effetto di accrescere il sentimento di attesa per il seguito. Alla fine della loro performance il sottopalco si riempie di affezionati pronti ad intonare a memoria le canzoni preferite; il locale è discretamente pieno (anche grazie alla gratuità dell’evento) e alle 23 e 30 abbondanti finalmente la Brunori SAS entra in scena. Il live parte all’insegna del cabaret; il leader del gruppo anticipa una serata di heavy metal puro e poi attacca con Fra milioni di stelle, scorrevole, allegra, con un giro armonico accattivante; subito il pubblico è conquistato, tutti guardano sognanti il palco e dondolano teste sorridenti seguendo la musica. Terminata la canzone il nostro continua con la sua ironia mordace, affermando di rubare dalla tradizione cantautorale italiana e di voler continuare su questa strada fintanto che i suoi avvocati riusciranno a vincere le cause di plagio. Il pezzo seguente è Italian Dandy, un must dell’artista meridionale; il pubblico si scatena ed urla letteralmente la canzone a memoria dall’inizio alla fine, tanto che quando si arriva all’atteso ritornello si sente un’unica potente voce corale cantare: “le avevo già scritto duecento poesie, la prima diceva così…”. Il continuum è dato da Paolo, pezzo pseudo-divertente, a detta dell’autore stesso, in cui si parla della religiosità naturale delle persone semplici (ed un po’ bigotte), con poche necessità e poche, ma chiare, richieste. A questo punto Brunori dichiara scherzosamente di voler sfruttare il successo inaspettato della canzone appena eseguita per proporre il brano peggiore del repertorio, puntando tutto sull’inerzia di chi ascolta. Parte così il valzer La mosca, ed il pubblico è invitato a ballare o, perlomeno, a dondolare sul posto con un movimento “da prima elementare”; nemmeno a dirlo, tutti iniziano ad eseguire un moto sussultorio laterale seguendo con allegria questo pezzo leggero ed orecchiabile. Senza interruzioni segue Come stai, altro cavallo di battaglia, dolcissimo e trascinante; il nananà finale, forte di un ricamo musicale eccellente, si trascina dietro un’ovazione molto lunga. Di seguito ci è proposto un brano sull’immigrazione, Rosa, in cui un ritmo indiavolato accompagna le peripezie del povero protagonista, che fugge al nord in cerca di lavoro per sposarsi con la stessa donna che alla fine lo tradirà. Nel finale, al grido di “Rosa domani si sposa, è vestita da sposa ma non si sposa più con me”, l’amarezza è palpabile. Il concerto continua con Una domenica notte, straordinariamente commovente, che si chiude con un eccezionale duetto piano e violoncello. Seguono Lei, Lui, Firenze, canzone su un amore che non c’è più, e Tre Capelli sul Comò, che dipinge la realtà di maghi e fattucchiere, presente a tratti nel nostro paese, lasciando però centrale, al solito, il tema amoroso; prima di cominciare Brunori chiede un applauso per un poeta della sua terra recentemente scomparso, a cui decide di dedicare il brano. Sul palco restano solo chitarra e violoncello e ci viene regalata una struggente esecuzione del pezzo di apertura del nuovo disco, Il giovane Mario. Da segnalare gli splendidi gorgheggi con l’archetto di Stefano Amato, in particolare durante il ritornello. Si chiude così la parte romantico-melensa del live e si riprende ritmo con L’imprenditore, sulla cui presentazione l’autore non risparmia l’ironia, definendolo una sorta di inno di questa grande azienda a scopo di lucro che è la Brunori SAS, ricordando come la Calabria sia di fatto la locomotiva d’Italia e come loro siano venuti a pubblicizzare la cultura del lavoro; infine, prima di iniziare, ci tiene a sottolineare come la melodia sia assai semplice, esattamente come quella degli inni di certi altri imprenditori (leggi B.). Al termine dell’esecuzione, proseguendo in questo suo spiritoso dialogo col pubblico, preannuncia una cover di un brano dei Soundgarden a cui però, in nome di una rivisitazione personalistica, sono stati cambiati musica, testo e titolo. E’ questo l’incipit dell’attesissimo Guardia ’82, a cui il locale intero risponde con entusiasmo, tanto che ,in alcuni punti, Brunori può persino permettersi di lasciar cantare la platea al suo posto. Dopo questa i musici lasciano la scena tra gli applausi, ma, ovviamente, nel tempo di qualche minuto ritornano sul palco richiamati a gran voce da un pubblico ormai carico e ben desideroso di mantenere ancora lo splendido clima che si è venuto a creare. Il concerto prosegue quindi con Il pugile, di cui vale la pena segnalare il ritornello ed i giochi di voce del cantante. Segue una frizzante canzone sui giovani d’oggi, Con lo spray, stranamente esclusa dall’ultimo album dell’artista, ed una cattivissima Animal Colletti in cui si registrano accenni di pogo al grido: “Voglio tirarmi il collo, come un pollo! Come un pollo!”. Per concludere infine, Dario ci propone la sua rivisitazione di Stella d’argento di Gino Santercole (che in un altro live aveva definito “la più bella canzone d’amore di sempre) e ,trascinato anche lui dall’eccitazione del momento, sulle note del brano, dichiara pubblicamente l’assunzione a tempo indeterminato di tutti presenti, senza bisogno di curricula o colloqui, all’interno della sua artistica azienda, mandando il pubblico in visibilio e chiudendo definitivamente un concerto fenomenale.

Che dire, dunque? Brunori, con la sua (auto)ironia pungente e mordace, con la sua sincerità e la sua spensieratezza, riesce a trascinare il pubblico dove vuole, facendolo completamente suo, e regalandogli un caleidoscopio di sensazioni vario e toccante, che rende un live come questo un’esperienza in cui la musica non è il solo aspetto importante, pur restando comunque, a ragione, quello fondamentale. Ricordatevi solo una cosa: se mai vi capiterà di andare a sentirli dal vivo, nei giorni successivi non potrete fare a meno di canticchiare ovunque le canzoni preferite ,vagheggiando ancora quel clima magico e quella dolcissima parentesi capace, per un’oretta e mezza, di far dimenticare gli affanni della vita, nobilitandoli.

Scaletta

  1. Fra Milioni di Stelle
  2. Italian Dandy
  3. Paolo
  4. La Mosca
  5. Come stai
  6. Rosa
  7. Una Domenica Notte
  8. Le, Lui, Firenze
  9. Tre Capelli sul Comò
  10. Il Giovane Mario
  11. Imprenditore
  12. Guardia ’82

Encore

  1. Il Pugile
  2. Con lo Spray
  3. Animal Colletti
  4. Stella d’Argento

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