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Live report | Pubblicato il 20 aprile 2012

Colapesce_by_FrancescoBrigida_web

Il primo disco di Lorenzo Urciullo, in arte Colapesce, era già dallo scorso dicembre una delle uscite più attese del 2012. Molto ci si aspettava da questo cantautore siciliano che già era riuscito a crearsi un seguito come membro degli Albanopower e grazie al suo precedente EP omonimo. E tale aspettativa non è stata affatto delusa; ad inizio febbraio è infatti uscito per 42records Un meraviglioso Declino, opera poetica e delicata di elegante cantautorato nostrano che ha subito incantato il pubblico ottenendo una lunga serie di consensi. Ed è proprio lui, il ragazzo mutato in pesce, che suona questo venerdì all’Apartamento Hoffman di Conegliano, nelle gelide lande trevigiane reduci di un meteo umido ed inclemente. L’atmosfera all’interno del locale è intima e raccolta; davvero poche persone per un evento che avrebbe meritato una partecipazione ben più nutrita. Tuttavia, in seguito l’entusiasmo silente ed incantato dei fortunati presenti avrebbe comunque posto in secondo piano l’esiguità numerica.

Verso le undici e mezza sul palco si accendono degli enormi led blu, l’atmosfera si fa acquatica e il gruppo inizia a dar voce agli strumenti. L’apertura è affidata immediatamente ad uno dei pezzi forti dell’album, Restiamo in casa, che viene eseguita in maniera strumentalmente più ricca, soprattutto grazie a degli ottimi inserti di piano, ma senza che ciò le faccia perdere la sua permeante dolcezza. Dopo questo incipit commovente i toni si fanno più duri con una versione elaborata di Un giorno di festa in cui basso e batteria ci fanno pesanti reinterpretando il brano sotto una nuova luce. Il mood torna quieto e dal sapore esotico con Satellite, piena di momenti in cui il calore vibrante del basso risalta in modo particolare, quasi danzando con la voce di Lorenzo. Segue il pezzo migliore in assoluto del Declino, S’Illumina, che aveva già incantato tutti uscendo in anteprima con un paio di mesi di anticipo; non per nulla l’altissima attesa attorno all’uscita ufficiale del disco è stata in gran parte merito suo. Il morbido ed intenso crescendo strumentale abbraccia tutti per sfociare in un ritornello che molti tra il pubblico non esitano a seguire. Confesso di essermi molto commosso, ma non ho nemmeno il tempo di riprendermi che subito arriva il cavallo di battaglia del primo EP, Fiori di Lana, reso per l’occasione strumentalmente più pieno e arricchito rispetto all’originale sia nel tema della chitarra che in quello al piano. Dopo questa esaltante doppietta mi chiedo come mai Colapesce si sia subito giocato tutti i suoi colpi migliori, ma sarà proprio il prosieguo del concerto a smentire questa mio pensiero approssimativo. Quando tutto diventò blu, presentata come canzone sulla disoccupazione, nella sua nuova veste rock mi convince abbastanza, se non altro più di quanto non abbia fatto nella versione di studio; a creare il giusto contrasto con la carica della precedente arriva La distruzione di un amore, suonata in acustico dal solo Urciullo e veicolo di un momento di forte intimità con i suoi ascoltatori, che arrivano alla fine del brano tra incanto e malinconia. Segue, sempre in veste solista, il nuovo brano scritto per la colonna sonora del documentario “Uomini e Mare” di Gianluca Agati e dedicato al “dramma” dell’estinzione del tonno rosso. Talassa è cullante come le onde del mare; l’unico difetto è che tutta questa mancanza di verve rischia di renderlo un pezzo un po’ ripetitivo e piatto, ma d’altra parte la non invasività è necessaria in una soundtrack. Il resto della band torna sul palco e prosegue con una Oasi canonica per quanto ben eseguita e con La zona rossa in veste hard rock, piena di splendidi riff e incalzante nel ritmo. La seguente ci viene introdotta come una canzone che parla di “teste di minchia” ed è I Barbari, che però non colpisce più di tanto in versione live; molto più validi gli arpeggi articolati e penetranti e il testo eccezionale di Bogotà, il cui coro finale, con tentata partecipazione del pubblico ed esplosione strumentale conclusiva, è uno dei momenti più alti dell’intera serata. Dopo questo gli artisti scendono dal palco, ma solo per essere richiamati subito fuori da un applauso ininterrotto ed impaziente. Seguono dunque Sottotoli, uno dei brani più accattivanti del disco, in una versione sostenuta che ne esalta la bellezza, e Niente più, dal loro primo lavoro, suonata in tre movimenti a tempo di valzer e arricchita da tutta quell’ensemble strumentale assente nell’EP d’origine. Le foglie appese viene snocciolata senza particolarità degne di nota ma piace a chi ascolta, e sul finire tutti cantano a piena voce “Cerchiamo Atlantide per un caffè…”. Infine, quasi come un augurio, viene intonata l’intimissima Sera senza fine, la cui ultima battuta del ritornello viene lasciata al coro comune di un pubblico grato e sorridente.

Consiglio dunque a chiunque di andare a sentire Colapesce dal vivo, sia per l’intensità dell’esecuzione, che, soprattutto, per ascoltare Un meraviglioso declino in una resa inaspettata, dal sapore decisamente più pieno e rockeggiante, senza però che questo porti Urciullo ad esulare completamente da quella malinconica dolcezza che lo contraddistingue.

Scaletta

  1. Restiamo in casa
  2. Un giorno di festa
  3. Satellite
  4. S’illumina
  5. Fiori di lana
  6. Quando tutto diventò blu
  7. La Distruzione di un amore
  8. Talassa
  9. Oasi
  10. La zona rossa
  11. I Barbari
  12. Bogotà

 

Encore

  1. Sottotitoli
  2. Niente più
  3. Le foglie appese

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