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Live report | Pubblicato il 19 luglio 2013

Daughter - Press Images - March 2012 - London

Di tutte le novità venute a galla in questo 2013 è impossibile non citare l’album If You Leave dei londinesi Daughter. O forse sarebbe meglio dire “della londinese”, poiché è evidente come Elena Tonra sia non solo la frontman del gruppo, ma anche la mente dietro alla più gran parte di testi e melodie. La terza ed ultima delle date italiane di questa formazione così acclamata dalla critica si è tenuta giovedì scorso al Radar Festival di Padova (senza dubbio per line up uno dei più interessanti festival estivi di tutto il nord Italia), e il pubblico di chi sapeva chi avrebbe suonato c’era, incurante delle nuvole nere che si addensavano all’orizzonte e del tuonare che presagiva il tanto temuto quanto previsto temporale estivo.

Ad aprire la serata col suo folk acustico semplice ma piacevole, e soprattutto adatto all’evento, è il friulano Giulio Frausin, in arte The Sleeping Tree, che ha dato buona prova nonostante l’attenzione dei presenti fosse chiaramente focalizzata sul timore meteorologico e sull’avvento degli headliner. Non sono molte le persone sotto il palco, probabilmente meno di quante si aspettava l’organizzazione; un gran peccato considerata la portata dell’evento e l’entusiasmo e le energie che i ragazzi del Radar investono da tempo per dare alla città un festival di qualità con nomi ricercati, che altrimenti difficilmente avremmo la fortuna di sentir suonare così vicino a noi. In ogni caso, se pure la platea non è stracolma chi c’è è carico e pronto a non perdersi nemmeno un arpeggio della fanciulla inglese. I Daughter salgono dunque sul palco verso le dieci abbondanti ed attaccano subito con uno dei loro pezzi migliori, una “Still” lenta e ritmata che crea la giusta atmosfera grazie alla marzialità della batteria ed alla dolcezza dei gorgheggi della Tonra.

Seguono a ruota “Amsterdam” e, direttamente dal primo ep della band His Young Heart, “Landfill“, per una doppietta che passa dal pop a degli accenti più intimamente folk. E se “Smother” commuove e fa dondolare più di qualche capo coi suoi accordi stirati ed il suo cantato delicato, ci pensa la successiva “Human” a riportare un po’ di verve sul palco. Da The Wild Youth è poi la volta di Love, con le sue melodie cupe e ostinate nel finale. “Shallows” è forse uno dei momenti più intensi della serata con le inebrianti note del ritornello e della coda conclusiva. Dopo Winter, tra le giravolte di arpeggi di “Candles” e le note di “Tomorrow” il cielo si apre in una pioggia abbastanza copiosa che costringe molti ad aprire gli ombrelli ed altri ad infradiciarsi con un sorriso sulle labbra; sono ben pochi quelli che abbandonano la loro posizione in cerca di un riparo, i più restano esposti alle intemperie, incuranti, come in preda ad un incantesimo di Elena, che guarda incredula questo pubblico così tenace e si profonde in sorrisi di gioia e in timidi ringraziamenti.

Con “Youth” la pioggia ci concede una tregua e tutti cantano in un sol coro quello che è probabilmente il brano più celebre di questo trio londinese, strappando ulteriori sorrisi all’esile cantante. Infine dopo una “Home” conclusiva il gruppo si ritira dietro le quinte, ma gli applausi prolungati e il nostro sprezzo della pioggia li convincono a concederci un fuori programma (e dalla scaletta si evince che non era proprio previsto) con la nota cover di Get Lucky, per la gioia di chi nelle prime file già la chiedeva da metà concerto. Va segnalato che sin da subito Elena non ha fatto altro che ringraziare, e dirci quanto siamo belli e scoppiare a ridere senza apparente motivo, fino ai limiti dello stucchevole, ma si vedeva che era sincera e la sua timida dolcezza s’è fatta apprezzare. La qualità dell’audio da dove mi trovavo era davvero eccellente e anche dal punto di vista tecnico non ci sono appunti da fare.

In conclusione questa data padovana dei Daughter meritava la strada di chi era giunto fin dall’Emilia per godersela, e la forza di volontà di chi è rimasto ad infradiciarsi pur di ascoltare il concerto, se non altro per avere il privilegio di sentire dal vivo la splendida voce della Tonra. E a chi è rimasto a casa per il tempo posso solo dire we are the reckless, we are the wild youth.

Setlist

1. Still
2. Amsterdam
3. Landfill
4. Smother
5. Human
6. Love
7. Shallows
8. Winter
9. Candles
10. Tomorrow
11. Youth
12. Home
13. Get Lucky (Daft Punk cover)

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