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Live report | Pubblicato il 25 dicembre 2015

La Sacrestia di Milano è un pub storico che si affaccia sui Navigli. Si narra che, agli inizi del ‘900, i suoi muri avrebbero ospitato una nota casa di piacere del capoluogo meneghino. Dotato di un arredamento piuttosto particolare, il locale dispone di uno spazio al piano inferiore che negli ultimi anni è diventato un ottimo punto di incontro per chi segue la musica indipendente ma di qualità.

Questa sera è il turno dei Disappears di Chicago, realtà presente sulle scene dal 2008 nella quale ha militato anche Steve Shelley, più noto per essere il batterista dei Sonic Youth. Ad aprire la serata gli His Clancyness, la creatura di Jonathan Clancy, già mente di Settlefish e A Classic Education. La band bolognese propone una formula non particolarente originale con molti richiami all’indie tipicamente americano (ovvero di tutto ciò che è compreso tra Neil Young e i War on Drugs) con più di un richiamo al post-punk inglese dei New Order più chitarristici. Nulla di stupefacente ma nell’insieme diligenti e decorosi.

La sala si riempe e senza troppe maniere e senza fronzoli i Disappears danno il via alla loro esibizione incentrata principalmente sui loro ultimi tre album. Il trio sembra piuttosto in forma anche se il loro sound, che unisce cadenze krautrock (Neu! su tutti) con taglienti rumorismi in stile Girls Against Boys/Sonic Youth, dal vivo suona in modo più sporco, più ruvido e meno meccanico rispetto alle prove su disco. L’incidere ripetitivo e monolitico crea un impatto abbastanza forte. Allo stesso tempo, queste caratteristiche contribuiscono a rendere leggermente fiacca la fase centrale del concerto, sensazione che per fortuna viene presto superata grazie all’esecuzione potente e impeccabile di diversi pezzi forti della loro discografia, tra cui spiccano senza dubbio ReplicateedElite Typical. Anche i volumi sono piuttosto alti rispetto alla media e il pubblico restituisce un feedback composto ma positivo.

Un live di circa un’ora onesto e ben riuscito. Più sostanza che parole per una band che, nonostante abbia ancora ampi margini di miglioramento, ha meritato gli applausi lasciando un buon ricordo tra i presenti di questa fredda ma bella serata milanese.

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