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Live report | Pubblicato il 1 febbraio 2013

garrincha

E’ stata una sorpresa inaspettata quanto gradita scoprire che Garrincha Dischi, una delle etichette indipendenti italiane tra le più interessanti, aveva scelto un luogo relativamente fuori dai grandi giri come il Vinile di Rosà, in provincia di Vicenza, per mettere in atto uno dei suoi piccoli festival di label. E ancor più gradita è stata la line-up, in cui hanno militato gruppi di eccezione come i ManzOni (orgoglio regionale), L’Orso per l’ultima data del suo infinito tour, e i neo arrivati L’Officina della Camomilla.

Il concerto dovrebbe avere inizio intorno alle dieci e mezza, ma la gente è pigra, e per quell’ora ad aggirarsi per il locale sono ancora più i membri dei gruppi che il pubblico vero e proprio. Nel frattempo si ride, si scherza, si vive un’atmosfera famigliare e positiva nell’attesa dell’inizio della serata vera e propria. Infine, più o meno alle undici, attacca il primo gruppo. E’ la voce calda ed espressiva di Gigi Tenca ad aprire le danze, per una mezz’ora di live colma di suggestioni e di echi post-rock in cui molti sono i brani proposti dall’ultimo disco, Cucina Povera, uscito ad inizio autunno. Il momento dei ManzOni è stato senza dubbio uno dei più alti della serata, pur se penalizzato da una penuria di avventori dovuta alla troppo precoce ora di inizio.

Segue uno spostamento al secondo palco, quello più piccolo, dove si appresta a fare la sua apparizione Brace, che da bravo cantautore si presenta da solo con la sua chitarra per regalarci qualche minuto di quiete con una scaletta affatto disprezzabile, in cui un paio di brani risultano molto convincenti sia per metrica che per scelte melodiche.

Ma subito dopo è il turno di un altro piatto forte dell’etichetta. Sul palco principale si appresta infatti a salire L’Orso, forte dei suoi tre ep, di un tour lunghissimo e di un disco in cantiere che uscirà prima di quanto immaginiate. La band questa sera è alle prese col suo ultimo concerto fino alla pubblicazione del primo full-lenght e non si risparmia affatto. I cambi di line-up e la perdita degli ottoni non hanno intaccato lo smalto di questo spensierato gruppo indie-pop che, con brani come Quanto Lontano Abiti, Avere Ventanni o Coi Chilometri Contro conquista l’ormai ben nutrita platea che affolla il sottopalco del Vinile. Un live, dunque, molto sentito da entrambe le parti, con un gruppo desideroso di concludere in gloria prima della meritata pausa ed un ampio pubblico di affezionati che ha risposto bene all’atmosfera che si respirava sulla pedana.

Segue un nuovo cambio, e sul secondo palco appare, armato di iphone, Nel Dubbio che attacca a suonare lo smartphone ed intona le note della sua prima canzone. Dopo questo incipit originale lo raggiungono Luca De Marchi alla tromba e Robera Sardi al theremin (giusto perché non vogliamo farci mancare nulla) ed il terzetto ci regala una ventina di minuti molto interessanti dal punto di vista musicale. Un progetto poco conosciuto ma da tenere d’occhio, dunque, quello di Renzo Picchi, artista in grado di spiccare per l’originalità di alcune sue scelte nonché per il valore delle liriche.

Si giunge così ad un altro dei momenti più attesi della serata. Sul palco salgono i Chewingum, delle cui esibizioni dal vivo avevo sentito parlare molto bene e di cui avevo discretamente apprezzato Nilo, disco uscito questo 2012. Devo però ammettere che il loro set, più lungo di quello dei gruppi precedenti, non mi ha particolarmente impressionato. L’audio del locale subiva i problemi dovuti ad un continuo cambio di presenze sul palco e, a parte ciò, ho apprezzato poco le versioni live eccessivamente movimentate di brani che nel disco risultavano più composti. E però da sottolineare l’abilità tecnica del trio, che ben si è palesata nel corso del loro set, e la grinta del vocalist Giovanni Imparato che ha senza dubbio trascinato il pubblico del Vinile più di quanto abbia coinvolto il sottoscritto.

Infine, in chiusura della serata, è salita sul palco L’Officina Della Camomilla, acquisto recente dell’etichetta, che nel prossimo mese dovrebbe pubblicare il primo disco dal titolo Senontipiacefalostesso Uno. La voce a tratti dissonante del cantante e i testi spesso squisitamente privi di senso, unite ad una base sonora piena e poderosa, hanno trascinato nuovamente il pubblico nel sottopalco, tra i quali si notavano pure molti estimatori della prima ora intenti a seguire le canzoni interamente a memoria. Una conclusione estremamente degna, che si è accesa particolarmente sulle note di La tua ragazza non ascolta i Beat Happening, dove l’intero locale ha risuonato sull’esplicativo coro “Siamo pieni di droga”. Dopo il termine delle esibizioni live è iniziato il dj set ad hoc targato Garrincha e in molti si sono riversati in pista per sfogare in modo meno statico l’adrenalina accumulata nelle ore precedenti.

Una serata di discreto successo, dunque, per quest’etichetta bolognese; nonostante il locale non fosse completamente pieno l’aria che si respirava era allegra e soddisfatta e gruppi troppo spesso poco conosciuti in terra vicentina hanno avuto modo di portare la loro musica nelle nostre sperdute lande e di promuovere le loro ultime opere in un incontro all’insegna della spensieratezza e di un eterogeneo caleidoscopio di generi musicali.

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