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Interviste | Pubblicato il 29 luglio 2013

E’ uscita in questi giorni l’ultima versione del “nuovo” singolo dei FIDLAR, Awkward. (Potete trovarlo qui nella sua prima forma, ft. Kate Nash).

Dopo aver ascoltato questo pezzo un paio di volte, (sarà per i cori, sarà per l’atmosfera anni 90, sarà per l’artwork catchy, è già il mio tormentone estivo) all’improvviso è arrivata l’illuminazione: ecco la canzone ignota che non avevo riconosciuto al loro ultimo live.

Mi è sembrato un segno del fato e così, finalmente, mi sono decisa a condividere con voi i miei ricordi di quella serata. Ma andiamo per ordine, o almeno proviamoci. Vi do qualche altra coordinata: metà giugno, Modena. Il posto, il Sun Agostino è davvero piacevole, una sorta di giardino all’interno di una sorta di corte. L’atmosfera è rilassata, il clima è ideale per un concerto all’aperto. E’ ancora presto ed ho già sullo stomaco (vuoto) un paio di birre (una 9,0% vol, di cui finirò per pentirmi amaramente) e quindi sì, sono nel giusto stato mentale. Un paio di chiacchiere col timido bassista dei FIDLAR, Brandon, che, da bravo ragazzo di LA, loda diplomaticamente l’Italia perché “hey, c’è lo stesso clima della California”. Ad aprire la serata sono i bravissimi nostrani WILDMEN, che avevo già avuto il piacere di ascoltare dal vivo in altra occasione. Il pubblico si scalda: è un piacere vedere una band così energica e precisa. Ii Wildmen sono un duo ma hanno quel magico potere di moltiplicarsi sul palco, catturando l’attenzione del pubblico (non numerosissimo, purtroppo).

Wildmen 1

 

Wildmen 2

 

Quando i FIDLAR iniziano a suonare finalmente compare qualche faccia in più (anche se, forse per l’effetto di compressione dato dal locale chiuso, mi pareva che ce ne fosse di più a marzo a Milano). A vederli sul palco, si ha sempre la rassicurante impressione di vedere i tuoi compagni di liceo più simpatici, che sanno suonare assai meglio di te ma non se ne fanno un vanto. La scaletta è più o meno la stessa di Milano. I FIDLAR attaccano con Cheap Beer ed eseguono praticamente tutto l’omonimo album (di cui trovate, ahivoi, la mia recensione qui), comprese le mie personali hits Stoked and Broke, Wake Bake Skate, Waiting for the Man, Max Can’t Surf. Ma non solo: si rotolano letteralmente sopra e sotto il palco (e con “si” intendo soprattutto Zac, il cantante, con la sua adorabile/discutibile canotta rossa con delle piccole palme bianche), mentre Max, sì, quello che “non sa fare surf” (cit.), un “ginger” allampanato dall’aria tenera e dallo sguardo un po’ perso, picchia forte sulla batteria. Fanno anche una bella cover, Suburban Home dei “compaesani” Descendents. Con la leggendaria band di Milo Goes To College hanno in comune non solo l’attitudine a non prendersi troppo sul serio, ma anche e soprattutto la capacità di fare dell’ottimo punk rock, coinvolgente e fresco. Coi FIDLAR ci si lascia andare, tornando ad essere un po’ teenagers che, per dirla alla Ramones, don’t want to grow up. Ma i FIDLAR sono anche qualcosa in più di questo: le loro canzoni sono strutturate, puntano ad essere immediate senza risultare troppo scontate, ma soprattutto il palco è il loro habitat. Sono un gruppo da vedere dal vivo.

fidlar3

A fine concerto, mi siedo accanto a Zac e scambiamo due chiacchiere.

Innanzitutto gli chiedo che effetto gli fa aver già girato così tanto in tour ed aver suonato con gruppi come Hives e Black Lips, insomma, come hanno fatto?

“Non è da molto che suoniamo insieme” mi dice “un paio di anni: semplicemente abbiamo cercato di suonare sempre, tutti i giorni, ovunque. Non solo nei locali: a feste di compleanno, a houseparties, insomma, dappertutto.”

Sorrido e con un po’ d’ironia gli ricordo che loro sono in California.

“E’ vero, ma anche a Los Angeles non è così semplice, è una città molto cool e noi non siamo affatto dei fighi” Oh, neanche io, proprio per niente. “Vedi” continua “io non sono californiano, vengo da qui” e mi indica col dito una sagoma dai contorni neri tatuata sul suo braccio che capisco essere l’isola da cui proviene. “Quando sono arrivato a Los Angeles non conoscevo nessuno, poi ho incontrato i ragazzi ed abbiamo iniziato a suonare”.

Ora che abbiamo rotto il ghiaccio, gli faccio i complimenti per il concerto e per il disco.

“Grazie. In realtà noi suoniamo quello che ci piace, tutto qui. Quello che facciamo probabilmente tocca poche persone, quelle che sono come noi, ma ci sta bene così”

Obietto che il punk rock è così che funziona: significa qualcosa per poche persone, ma per quelle poche “it really means a lot”.

“E’ vero,” mi dice “ci piace qui in Europa perché, anche se ad ogni concerto dobbiamo costruire daccapo un rapporto col pubblico, tutto viene molto semplice, è proprio come essere a casa, tra amici”.

Loro devono partire, il giorno dopo suoneranno a Catania coi Black Lips. “E’ stato un piacere, Elisa” Anche per me, davvero. Adesso è lui che fa domande a me “Belli i tuoi capelli bianchi e neri, come quelli della mia ragazza, ma come mai?” Ma questa è tutta un’altra storia., caro Zac, ci vediamo al prossimo tour.

Fidlar 1

 

 

fidlar 2

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