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Live report | Pubblicato il 1 aprile 2014

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Agli Is Tropical l’Italia deve proprio piacere considerato che dopo pochi mesi dalla loro ultima sortita son già tornati per due concerti di promozione dell’ultimo disco I’m Leaving. Venerdì scorso han infatti suonato al New Age di Roncade, locale la cui programmazione di quest’anno è più che mai varia ed interessante, assieme ai nostrani M+A. Ammetto che prima di decidere di andarli a sentire live la mia conoscenza della loro musica era tristemente limitata all’ultimo disco, mentre a Native To avevo dedicato appena un paio di ascolti. Per questo motivo ho passato la settimana precedente al concerto ascoltando l’esordio parecchie volte e, sostanzialmente, riscoprendolo.

Il locale di Roncade alle 22:30, presunto orario di inizio del concerto, è ancora mezzo vuoto e in attesa dell’inizio dell’opening, che avrà comunque luogo solo pochi minuti in ritardo sulla tabella di marcia. Il duo bolognese fa bene il suo lavoro e forse l’unica considerazione che gli si può muovere è circa i ritmi, troppo lenti rispetto alle versioni in studio. Durante la loro esibizione la sala si riempie in modo soddisfacente, anche se di spazio ne rimane abbastanza; le persone provengono da svariate parti del nord est e noto, scambiandomi sguardi sconfortati con i miei coetanei, che l’età media è ben al di sotto dei vent’anni.

Il tempo di fumarsi una sigaretta e ordinare qualcosa da bere che già il trio londinese sale sul palco e attacca con una lunga intro strumentale, che suona quasi come una richiesta d’attenzione, come la campanella che ricorda agli alunni che la lezione sta per iniziare invitandoli a lasciar perdere le attività in cui erano impegnati. E l’effetto che suscita è più o meno quello, la gente infatti si avvicina al palco e, dopo i doverosi saluti in uno sfortunato misto tra italiano e inglese, si può iniziare. La prima parte del live è tutta per il sophomore, vengono quindi snocciolate una dietro l’altra Cry, Sun Sun, Lover’s Cave e Toulouse. I suoni sono più ruvidi rispetto alla precisione delle rispettive versioni su disco, e forse tutto questo è dovuto anche a qualche problema di acustica legato alla struttura architettonica in sé. L’aspetto strumentale prevale quasi sempre su quello elettronico, ma in fondo è anche giusto così vista la natura del gruppo e la situazione. Il pubblico, inizialmente distaccato, brano dopo brano si lascia trasportare sempre più e sottopalco si scatena a tratti in momenti di pogo senza pietà. Seguono i momento migliori di Native To con What???, Lies e, dulcis in fundo, l’arcinota The Greeks, sulle cui note il visibilio della platea è palpabile. Il trio non si spreca molto in comunicazione, ma le poche volte che tenta di farlo l’accento inglese un po’ masticato del frontman impedisce la totale comprensione di quel che dice e quindi si sprecano gli applausi sulla fiducia. L’arrivo sul palco di Kirstie Fleck segna l’esecuzione del brano più celebre di I’m Leaving, Dancing Anymore, per il momento più alto della serata, cui segue un secondo tempo di stanca con una doppietta (Leave The Party e Yellow Teeth) che lascia i presenti a dondolare il capo e a tenere il tempo col piede, senza però riuscire a riaccendere il brio della prima parte del concerto. Infine in chiusura gli Is Tropical si fanno perdonare con le note avvolgenti di Seasick Mutiny, che riesce a strappare un finale degno ad un concerto che aveva retto benissimo quasi fino alla fine, ma che stava minacciando di spegnersi in sordina.

E il gruppo scende dal palco così, senza un encore, beandosi di un lungo e caloroso applauso. Dopodiché la massa si disperde di nuovo tra zona fumatori e trash dance dj set, formando capannelli in cui ci si ritrova per scambiare i quattro commenti di rito sul live appena concluso. Tirando le somme si può dunque affermare tranquillamente di aver assistito ad un concerto valido, che ha ampliamente meritato il viaggio e il prezzo del biglietto; ogni cosa si è consumata come era lecito aspettarsi e al termine l’approvazione e la soddisfazione erano palpabili. Ora non resta che attendere il sicuro ritorno del trio londinese in terra veneta, magari con una nuova opera alle spalle.

Setlist:

1. Intro strumentale
2. Cry
3. Sun Sun
4. Lover’s Cave
5. Toulouse
6. What???
7. Lies
8. The Greeks
9. Dancing Anymore
10. Leave The Party (palle)
11. Yellow Teeth (palle)
12. Seasick Mutiny

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