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Live report | Pubblicato il 1 giugno 2012

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Dopo la chiusura del circolo ARCI Wallenda, l’anno scorso, il settore concertistico della città di Trento era rimasto privo di un punto di riferimento significativo per ciò che riguarda la musica underground italiana. Per un giovane trentino la possibilità di assistere a concerti di tal genere nel capoluogo a statuto autonomo è divenuta un’occasione rara, giusto qualche sparuto evento organizzato in solitaria e senza regolarità. Ma i tempi cambiano, le necessità si fanno sentire, ed è così che, nella splendida cornice della Bookique – l’elegante wine bar/libreria da tempo punto focale nella città per tutta una serie di iniziative culturali e musicali – si è esibita questo venerdì una delle band rivelazione per quel che riguarda l’indie pop dell’ultimo periodo. Stiamo naturalmente parlando dell’Orso, uno dei cavalli di battaglia di Garrincha, etichetta che sta vivendo un periodo particolarmente fortunato e prolifico grazie anche ad un anno pieno di uscite valide ed interessanti. La band dalle radici piemontesi ha da poco pubblicato il suo terzo EP, La Domenica, conclusione di quel ciclo inaugurato da L’Adolescente e La provincia sulla vita dei giovani provinciali. All’interno di un tour serratissimo che li aveva portati già la sera prima a Milano e che quella successiva li avrebbe visti a Venezia, i nostri sono una delle poche band dell’ambiente a suonare in terra trentina, in quello che , a quanto pare, si sta trasformando in un appuntamento fisso per la location di cui sopra. L’Orso arriva contrastato da mille difficoltà, non ultime le strade bloccate nel capoluogo lombardo a causa della visita del Papa; dopo vari soundcheck, che contribuiscono ad aumentare l’attesa di un pubblico decisamente fornito per gli standard di quassù, si inizia finalmente a suonare. L’atmosfera è calda e famigliare, la maggior parte delle persone è seduta a terra con un calice di vino e, su questo mood, si attacca con un pezzo dal primo disco, Cento euro. Seguono, snocciolate pian piano, tutte le migliori perle del terzetto di lavori del plantigrade: Baci dalla provincia, Quanto lontano abiti, Di chi ti ricordi. Il pubblico, a testimonianza del successo della serata, lievita canzone dopo canzone e, sulle note di un’Estate che non fa certo rimpiangere la mancanza delle tonalità edipiche, si riesce davvero a scacciare dai pensieri il fantasma degli esami incombenti per concentrarsi sulle piccole gioie della stagione imminente. Al finale di E Goethe, com’era prevedibile, parte l’applauso solingo degli ascoltatori più affezionati; riesco così ad individuare coloro che erano giunti al locale principalmente per sentir suonare Mattia, Tommaso ed i loro compagni, e mi rendo conto che la curiosità suscitata dall’evento è molto maggiore di quel che mi aspettassi. Prosegue il live e sul coro finale di Tornando a casa vedo teste sorridenti e dondolanti, a cui mi unisco volentieri. Segue un mash up delle, e cito testualmente, migliori canzoni italiane di sempre, che mette d’accordo tutti proponendo in modo incalzante Mi rompo i coglioni di Bugo, Quelli che ben pensano di Frankie Hi Energy, Velleità de I Cani (deliquio per un cinofilo come me), Volume e Gente che spera degli Articolo 31 e, introdotto da un inframezzo di sana ironia su Rockit e la sua Pezzali-compilation Con due Deca, Rotta per casa di dio degli 883. Dopo questo exploit l’atmosfera si acquieta sulle note di Invitami per un thè, cui, da scaletta, sarebbe dovuta seguire l’uscita con annessa richiesta di bis; retaggio arcaico che, visto il clima ormai carico, si decide di cassare passando direttamente agli ultimi brani del concerto. Posso perciò gustarmi finalmente Avere ventanni cantandola a squarciagola durante un live, mio desiderio sin dal primo ascolto avvenuto alcuni mesi fa, e quasi mi commuovo sul finale “Di cosa vuoi che ti parli, che ho poco più di ventanni. Ventanni”. Infine, per salutare il pubblico, gli orsi rispolverano la prima traccia dell’Adolescente, Ottobre come settembre, e concludono in bellezza questa già ottima prova.

Poco dopo ho modo di scambiare due parole con i membri della band e cerco di informarmi sul loro alloggio notturno per evitare una nuova “situazione Colapesce”; vengo così a sapere che a loro parere la faccenda di Urciullo è stata eccessivamente gonfiata che sia loro che altri artisti di Garrincha sono andati nei luoghi del “fattaccio” affidandosi al medesimo promoter e senza avere nulla di cui lamentarsi. Purtroppo l’atrofia della vita notturno trentina mi impedisce di consigliarli per un post concerto degno, che si consuma invece tra una birra, due chiacchiere e un cous cous.

In conclusione mi viene da dire che non poteva certo mancare un concerto dell’Orso, cantore delle sofferenze dei giovani di periferia, nell’unico capoluogo di regione che è di fatto terra di provincia quanto a vitalità ed eventi. Per quel che mi riguarda questi ragazzi hanno portato la tanto agognata estate tra le gelide e severe lande di una città che fa finire i concerti del centro storico entro le 22 e che non permette di suonare all’aperto con band di più di quattro elementi. La speranza è che questo divenga parte di una lunga serie di concerti che vedranno finalmente protagonisti qui all’estremo nord gli artisti che in questo periodo attraverso le piccole etichette, l’autoproduzione e dei tour sfiancanti stanno facendo il bene della musica italiana.

Setlist

  1. Cento euro
  2. Quanto lontano abiti
  3. Baci dalla provincia
  4. L’astronauta
  5. Di chi ti ricordi
  6. Estate
  7. E Goethe
  8. Acne giovanile
  9. Con i chilometro contro
  10. Tornando a casa
  11. Mash up
  12. Invitami per un tè
  13. Avere ventanni
  14. Ottobre come settembre

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