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Live | Pubblicato il 27 dicembre 2014

Dopo la data casertana allo SMAV, Paolo Benvegnù è tornato lo scorso 21 Dicembre a baciare con la sua musica la terra salernitana, scegliendo come cornice gli spazi sorprendenti e riscoperti del MODO. In apertura la band salernitana Sixtynine-Project che ha proposto il proprio essenziale acoustic-rock dalle forti venature folk, coinvolgente e con sonorità nitidamente esterofile. Partiti dalla sola voglia di proporre brani (ri)arrangiati in modo del tutto personale, i Sixtynine-Project hanno pubblicato l’Ep Disappear, uscito proprio in questo 2014 e suonato durante la serata. Un’ora scivolata via in modo del tutto piacevole e che ha reso fertile il terreno per i protagonisti della serata: i Paolo Benvegnù.

Alle 23:00 si parte. L’atmosfera è calda nonostante il freddo pungente all’esterno del locale. Composti ed emozionati gli spettatori attendono l’inizio dello show mentre i cannoni macroscopici dei tanti fotografi presenti sono già pronti a fare fuoco. Il primo a solcare il palchetto del MODO è il batterista Andrea Franchi, camicia rossa e, subito sanguigno, alle prese con bacchette e rullante, prepara il tappeto ritmico agli altri componenti della band che, pronti, si gettano anima-e-cuore “Nello Spazio Profondo”, brano d’apertura dell’ultimo album Earth Hotel, seguito dall’intensa “Una nuova innocenza”, primo singolo estratto da questo ultimo lavoro. I Paolo Benvegnù mostrano fin dai primi istanti d’essere in forma smagliante e non solo per la costante (a volte amara) ironia che contraddistingue colui che fu fondatore degli Scisma (Paolo) ma soprattutto per una veste sonora insolita e che, purtroppo, riesce a concretizzarsi solo durante il tour di presentazione di nuove pubblicazioni. Chi scrive, infatti, ha avuto modo negli ultimi 3 anni di ascoltare un Benvegnù molto più intimista e sostanzialmente acustico  seppur accompagnato dall’ottimo polistrumentista Guglielmo Ridolfo Gagliano. Sorprende per tanto il tiro incredibilmente elettrico proposto nel corso della serata, dove la chitarra del succitato Gagliano non ha fatto ostaggi, infondendo in brani così eclettici sfumature vagamente led-zeppeliani di grande impatto. La scaletta della serata è ridente gioia per occhi ed orecchie dei presenti, con brani che scavano nella produzione solista della prima ora del cantautore milanese: da Piccoli Fragilissimi Film vengono riproposti brani (fragilissimi) come Il Mare Verticale, E’solo un sogno e Quando passa lei, passando per La schiena (da Le Labbra), fino ad arrivare ai brani più suggestivi del penultimo e corposo album Hermann, la cui memoria è affidata alle visioni traslucide di Avanzate, ascoltate, alla duttilità narrativa di Andromeda Maria, alla mesta e dolente trama di Johnnie e Jane fino alla caustica Love is Talking.

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Un viaggio lungo dieci anni e poco più, raccontato attraverso ispirati (ri)arrangiamenti dove tutti suonano tutto: come tanti pezzi interscambiabili capita di assistere a brani dove Franchi suona il basso di Luca Baldini e viceversa, compaiono chitarre acustiche che accompagnano la viola di Gagliano, ruotando vorticosamente in un universo Paolo-centrico, voce e colonna portante dell’intera performance. La vera potenza dei Paolo Benvegnù è proprio questa incredibile duttilità nell’impiegarsi a favore di una resa magica e poderosa dei brani. Sulla scia dell’entusiasmo degli ascoltatori, viene suonato (quasi) per intero ogni singola stanza dell’Earth Hotel, ponendo l’accento sugli esperimenti più visionari quali la splendida Orlando (in duo con Gagliano), le multiformi Avenida Silencio e Life, la celebrativa Stefan Zweig e la cullante Hannah, fino a giungere alla conclusiva e struggente Sempiterni Sguardi e Primati, vero fiore all’occhiello dell’intero concept. Prima di congedarsi dalla voracità dei fans c’è ancora tempo per svariati bis e per qualche perla preziosissima: spunta a sorpresa l’amore viscerale di Nel Silenzio e l’ormai piacevolmente celebre Cerchi nell’acqua, titoli di coda irrinunciabili di un appuntamento con la musica d’autore italiana purtroppo ancora troppo poco nota. Le indiscutibili qualità dei Paolo Benvegnù rappresentano un’eccellenza nel panorama italiano e come tutte le eccellenze non godono dell’attenzione che invece meriterebbero. Assistere ad un concerto come questo significa diventare parte di un sogno lucido, confondersi a sonorità calde ed intensissime, ripercorrere e dare voce alla parte più delicata di sé stessi. Quando lasciano il palco anche la magia resta sospesa a mezz’aria … e non resta che riattenderli.

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Benvegnù a scatti. La fotogallery qui allegata nasce da una ricercata collaborazione con una fotografa nostrana che risponde al nome d’arte Soukizy Redroom (www.soukizy.com), appassionata, come noi di SoM, a tutto ciò che ruota intorno all’universo musicale. L’occhio affamato di bellezza di Soukizy cannibalizza gli attimi più succulenti della serata, riuscendo a scorgere la vera anima che si cela dietro ogni brano, ogni sguardo malinconico o gioioso. La potenza di questi scatti sta nel riuscire ad ordire un racconto complesso ed articolato senza ricorrere a finzioni o trucchi di sorta. Questa è la quintessenza della musica, quella vera, quella Pura.

Di seguito i link per seguire l’attività di Soukizy:

http://www.soukizy.com/gallery-category/music-ii/

https://www.facebook.com/soukizyphotography

http://soukizy.tumblr.com/

http://instagram.com/soukizy

 

 

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