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Live report | Pubblicato il 13 novembre 2011

sakamotoquattro

Riflettendoci si potrebbe dire che, sostanzialmente, sono tre le cose buone che il Giappone ha portato nel mondo: gli anime, la tecnologia e Ryuichi Sakamoto. Lo stesso Sakamoto che domenica sera si è esibito al Gran Teatro Geox di Padova per la delizia del suo affezionatissimo pubblico italiano. Il maestro nipponico, fra le tante cose fondatore dell’elettropop attraverso la sua Yellow Magic Orchestra, autore di colonne sonore indimenticabili per i film di molti famosi registi, pianista d’eccezione e pioniere in ogni campo musicale d’avanguardia, è attualmente impegnato nel Trio Tour 2011, in cui, accompagnato dal violoncello di Jacques Morelenbaum, suo collaboratore storico, e dal violino di Judy Kang, selezionata dall’artista stesso nell’ambito di una audizione internazionale, propone al pubblico europeo una rivisitazione del suo celebre album 1996, prova d’eccezione in cui, accompagnato dai due archi e da un pianoforte principe della scena, si è palesato nella sua genialità di compositore reinterpretando proprie opere precedenti. La serata inizia nell’attesa dell’ingresso in sala e nell’eterogeneità del pubblico che attende di entrare, persone delle più disparate età a cui brillano gli occhi a testimonianza del grande amore che il pianista orientale suscita nel nostro paese. Finalmente il teatro si riempie e il concerto può iniziare: Sakamoto comincia in sordina; pizzicando e manipolando in un’improvvisazione le corde interne del suo pianoforte a coda secondo uno stile che richiama il minimal americano; crea subito l’atmosfera giusta per il suo concerto e si introduce alla platea. Ma il vero inizio si ha con un brano giovane ed inedito, Fukushima #01, in cui viene a galla una desolazione delicata ed in cui ampio spazio è dato alla base di archi. Segue un pezzo del suo ultimo album, Out of Noise; lo splendido Nostalgia, in una versione privata del suo effetto riverbero, ma arricchita da un ricamo di violino davvero squisito. Sempre dallo stesso disco ci viene proposta una Still Life in cui il pianoforte resta un po’ sullo sfondo a favore dei due artisti dell’archetto e dei loro duetti. Il brano successivo è la ben più cupa Oppenherimer’s Aria, dall’opera Life (del ’99), che in alcuni punti sembra la colonna sonora di un film drammatico vecchio stile. Bibo no Aozora arriva direttamente dall’OST del film Babel di González Iñárritu, e ad essa segue Seven Samurai, da Chasm, un brano, secondo me, splendido e commovente, arricchito, rispetto all’originale, da un violino nelle parti melodiche più alte. Quest’ultimo pezzo segna inoltre un linea di separazione all’interno del live, tra una prima parte più votata all’uso degli archi ed una seconda a seguire, in cui il pianoforte si riprende prepotentemente e meravigliosamente il suo spazio. Seguono Sweet revenge, dall’album omonimo ed un brano inedito, Kizuna, scritto dall’artista per una raccolta benefica a favore del suo paese. Solitude è il pezzo successivo, e proviene dalla colonna sonora di un film di Jun Ichikawa, Tony Takitani, tratto da una novella del celebre scrittore nipponico Murakami Haruki: il brano è intenso e molto commovente, anche se l’esecuzione è forse lievemente troppo lenta. A questo punto il maestro si gioca il suo asso nella manica, scatenando un applauso spontaneo da un pubblico che risponde a orecchio alle prime note di Merry Christmas Mr. Lowrence, brano must di questo artista: sentirlo dal vivo è certamente un’esperienza toccante, che richiama alla mente la nota versione Forbidden Colours, con la voce di David Sylvian e le scene del film Furyo, in cui recitò lo stesso Sakamoto. Di seguito altri due brani tratti da una medesima colonna sonora: The Last Emperor, in una versione al piano che però non gli fa perdere la sua epicità orientaleggiante, e Rain, agile e scattante, ma meno sostenuta di quanto non lo sia nelle registrazioni ufficiali. Chiudono il concerto MAY in the Backyard e 1919, dall’album 1996; due pezzi ritmati ed incalzanti, quasi labirintici, il cui ascolto trascina e confonde. A questo punto gli artisti lasciano la scena, ma l’applauso si protrae richiamandoli indietro ed inducendo Sakamoto ad un saluto al pubblico in lingua inglese, in cui dapprima presenta il brano successivo, Death of the Samurai, dalla colonna sonora dell’ultimo film di Takeshi Miike, Ichimei/Arakiri, presentato all’ultimo festival di Cannes; il pianista nipponico ricorda come la registrazione della melodia sia avvenuta a Tokyo nel giorno in cui ha avuto luogo lo tsunami in Giappone, ed ha ringraziato tutti per il supporto ed il sostegno che il mondo intero ha dato al suo paese in quel terribile frangente. Prima di ricominciare ha, inoltre, lanciato un’ultima frecciatina, dicendo che ritiene una cosa molto importante per il mondo intero, e molto coraggiosa per gli italiani il cambio politico che sta avvenendo in questi giorni nel nostro paese.

Terminata questa conversazione con la platea, la musica riprende il sopravvento, e dopo il brano annunciato i musicisti sono richiamati fuori per altre due volte consecutive dal plauso collettivo. Possiamo così sentire una versione di Self Portrait resa più leggera dagli archi, ed in particolare dal violino della Kang, che si arrampica in modo pulito ed etereo tra scale melodiche di grande difficoltà. Infine, proprio quando, nonostante l’ennesimo applauso prolungato, riparte il sottofondo musicale del Geox ed il concerto sembra definitivamente concluso, Sakamoto rispunta sulla scena, da solo, e, con Mizu no Naka no Bagatelle, allieta l’ambiente e culla i timpani, in un addio dolce ma definitivo. La serata, che era partita tiepidamente e con un preponderante uso degli archi e dei ritmi lenti ed introspettivi, è proseguita, quindi, in modo più vivace ed all’insegna dei brani celebri ed attesi dell’artista orientale. Alla fine del concerto ciò che allo spettatore rimane è un sorriso sulle labbra ed una quiete nell’animo; ma anche la certezza di aver assistito ad una prova di talento di rara qualità, in grado di creare un’empatia capace di spezzare le barriere della lingua e della cultura per unire tutti sotto le ali della musica.

Scaletta

  1. Improvvisazione di musica contemporanea
  2. Inedito “Fukushima#01”
  3. Nostalgia
  4. Still life
  5. Aria for Oppenheimer
  6. Bibo no aozora
  7. Seven Samurai
  8. Sweet Revenge
  9. Inedito Kizuna
  10. Solitude
  11. Merry Christmas Mr. Lawrence
  12. The Last Emperor
  13. Rain
  14. MAY in the Backyard
  15. 1919

 

Encore

Ichimei/harakiri – Death of a Samurai


Encore

Self Portrait


Encore

Mizu no Naka no Bagatelle

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