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Recensioni | Pubblicato il 23 settembre 2013

Julia-Holter-Loud-City-Song

Julia Holter

Loud City Song

Genere: Avant-Pop

Anno: 2013

Casa Discografica: Domino Records

Servizio di:

Terza prova in studio per la talentuosa musicista americana, già messasi in mostra con valide uscite come l’esordio Tragedy, concept album incentrato sull’Ippolito di Euripide, e il successivo Ekstasis, anch’esso fortemente influenzato dalla letteratura, con riferimenti medievali e atmosfere che anelano dimensioni sospese tra il sogno e l’ebbrezza spirituale. Con questo Loud City Song Julia Holter prosegue nel suo percorso musicale arricchendone lo spettro sonoro – mai come adesso dalle mille sfumature – e puntando l’obiettivo sull’attualità, il ruolo dei media, il senso di straniamento che questi producono agli occhi di Julia, la quale, ispirandosi alla “Gigi” di Colette (ancora una volta, quindi, una solida impronta culturale di fondo), viene catapultata all’interno di un chiassoso microcosmo: non più Parigi come nell’originale, bensì Los Angeles nel suo versante arty.

Straniamento ben espresso dalle due parti che compongono la traccia ‘Maxim’s’, sentori lynchiani a pervadere una Holter che sembra la metamorfosi avant di Julee Cruise, melodie insinuanti ma sospese e improvvise come fossero lampi nel bel mezzo dell’abbandono onirico. Il silenzio è impiegato con altrettanta cura, lo dimostra ‘World’, un’esile voce appare e svanisce sostenuta da un coro che poi si intreccia alle armonie dei fiati. Altra storia a seguire, con l’ensemble di supporto l’approccio cambia e in ‘Horns Surrounding Me’ il ritmo si fa sostenuto e inquieto, l’ambientazione notturna con un vago retrogusto noir e la Holter da par suo punteggia con una melodia obliqua, da estasi allucinatoria. La veste cambia di continuo, da fascinose puntate in odor di jazz col contrabbasso a dettare la linea (‘In the Green Wild’) alla delicata e iper-dilatata cover di ‘Hello Stranger’ di Barbara Lewis, tenendo botta con episodi più classicheggianti quasi a voler placare l’irrequieto vagare della giovane Julia/Gigi (‘He’s Running Through My Eyes’, ‘City Appearing’ in chiusura). Concedendosi comunque un’ultimo, sinuoso giro di giostra (‘This Is a True Heart’).

Qui lo sperimentalismo si fa materia sonora a tratti densa, a tratti sfuggevole, a stendersi come un manto su canzoni di cui Julia Holter non perde mai le redini, pur dissimulando con soluzioni imprevedibili; chiaro segnale di una musicista che sa declinare con rara maestria tutti i sussulti della sua ispirazione. Non poteva esserci ritorno migliore.

Voto: 8/10

Tracklist:

  • 1 · World
  • 2 · Maxim’s I
  • 3 · Horns Surrounding Me
  • 4 · In The Green Wild
  • 5 · Hello Stranger
  • 6 · Maxim’s II
  • 7 · He’s Running Through My Eyes
  • 8 · This Is A True Heart
  • 9 · City Appearing

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