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Recensioni | Pubblicato il 20 giugno 2014

Davide Tosches

Davide Tosches

Luci della Città Distante

Genere: Alt-Songwriting

Anno: 2014

Casa Discografica: Contro Records

Servizio di:

Davide Tosches torna con il suo terzo album in studio (il polisrumentista torinese ha anche contribuito all’ultimo lavoro dei Dead Cat in a Bag). Si intitola Luci della Città Distante  ed è uscito il 15 Maggio via Contro Records. Il disco è stato coprodotto con gianCarlo OnoratoMolti gli ospiti: Federico Marchesano al contrabbasso, Catherine Graindorge a violino e viola, Vito Miccolis alle percussioni, Ramon Moro alla tromba e al flicorno, Hugo Race alle chitarre elettriche, Massimo Rumiano all’organo e piano Wurlitzer; e inoltre le voci di Laura Carè, Luca Andriolo (Dead Cat in a Bag), Tenedle e lo stesso gianCarlo Onorato.

Il titolo e l’artwork ci fanno capire immediatamente il contesto e le tematiche in cui ci immergeremo: il declino della civiltà, l’invisibilità di esso nella quotidianità della gente, la natura come punto fermo sia in negativo (decadenza) che in positivo (riequilibrio, la rinascita); la distanza e il distacco dell’uomo dall’uomo come spinta di riaggregazione del proprio io in un contesto sociale.

La bravura di Tosches sta nel modo in cui introduce l’ascoltatore  in questo suo mondo, sull’orlo di quel ramo in cui si trova lo scoiattolo: il suono avvolgente e solenne ci avvicina e lentamente catapulta in quella visione con la sua voce imponente e un suono che ricerca proprio il silenzio della natura.

Infatti, ci ritroviamo davanti ad arrangiamenti che favoriscono il lato minimale della composizione e che, grazie alla varietà di strumenti presenti, si arricchiscono di varie sfumature. “L’autunno” fa emergere la compattezza del suono, lo strato semi-ambientale che si viene creare e che sfocia in un solenne jazzato (“regolarizzato” in “Mattino Presto“) , frutto di una crescita d’intensità ragionata. Uno schema, che con piccole variazioni e diverse vibrazioni, ritroveremo in altri brani. Pensate al ruolo degli archi nel finale di “Un cane“, nella creazione del piccolo caos oscuro, sempre nei minuti finali, di “L’airone“, nel’armonia malinconica di “Il calabrone“.

L’importanza degli spazi, e della gestione di essi, viene fuori in un pezzo come “Il campanile“: si parte con un suono ridotto ai minimi termini che rappresenta “la visione iniziale” che Tosches racconta; e poi con un movimento fluido, c’è un riempimento netto e costante (anche dal punto di vista vocale). Un ruolo molto importante gioca “Il primo giorno d’estate” che ci fa intuire il livello tecnico dell’album: un arrangiamento costruito ad arte, con un pathos crescente che rivela un’elevata espressività emotiva che ci riporta al discorso iniziale.

Un lavoro eccezionale quello di Tosches e degli attori che hanno interpretato l’intuizione della sua trama: un concept sviluppato in maniera ineccepibile e che dimostra la capacità del musicista piemontese di dare una tridimensionalità alla musica e alle parole. Il massimo risultato per un cantautore.

Voto: 7,3/10

Tracklist:

  • 1 · L'autunno
  • 2 · Il campanile
  • 3 · Un cane
  • 4 · Il primo giorno d'estate
  • 5 · L'airone
  • 6 · Il canto del ghiro
  • 7 · Il calabrone
  • 8 · Mattino presto
  • 9 · Luci della città distante

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