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Recensioni | Pubblicato il 26 ottobre 2012

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Paolo Saporiti

L'ultimo ricatto

Genere: Songwriting, Folk

Anno: 2012

Casa Discografica: OrangeHomeRecords

Servizio di:

Paolo Saporiti non è certo l’ultimo arrivato: una lunga gavetta e quattro album solisti all’attivo (tra cui la parentesi in casa Universal con “Alone”), il cantautore milanese rientra in quella schiera di artisti schivi e riservati che lasciano parlare solo ed esclusivamente la propria musica, senza divismi né protagonismi di sorta. Così, in punta di piedi arriva anche L’ultimo ricatto, quarto lavoro in studio prodotto dalla sempre sapiente mano di  Xabier Iriondo, in grado di aggiungere alla scrittura essenziale di Saporiti un fondamentale contributo a livello di sperimentazione e ricerca sonora.

Le dodici tracce che compongono L’ultimo ricatto (titolo italiano per un album interamente in lingua inglese) navigano, infatti, nel vasto mare del cantautorato folk d’oltreoceano, arricchendosi però di inserti rumoristici e destrutturazioni dei suoni che regalano un affascinante contrasto con i toni vellutati della sezione vocale.

Il songwriting di Paolo Saporiti è costantemente dominato da una poetica introspettiva, che scava tra le debolezze di un animo sensibile: la traccia d’apertura “Deep down the water”, con il dolce incedere dell’accoppiata piano-voce, ne è un emblema, ma la lettura e rielaborazione lirica del proprio stato emozionale resta il filo conduttore dell’intero album.

Un’”autoanalisi” che sfocia in brani densi anche quando i suoni si riducono all’osso, quando le parole scivolano su pochi tocchi di chitarra (“I’ll fall asleep”, “Sweet liberty”, “Toys”) soltanto sfiorati dalle incursioni degli elementi di contorno. L’entrata in gioco delle rumorose fascinazioni della chitarra elettrica di Iriondo, però, così come di quelle di cello (Zeno Gabaglio), batteria (Cristiano Calcagnile) e sax (Stefano Ferrian), creano nei momenti più pregnanti stati di tensione emotiva di indubbia forza (“War (Need to be scared)”, “Stolen fire”, “Sad love/Bad love”).

Saporiti si dimostra, tuttavia, abile anche nel sapersi muovere su registri diversi, che portano ad esempio al contrasto tra la marcetta theniriana “We’re the fuel”, la blueseggiante “Stolen fire” e il lento e malinconico commiato di “F.R.I.P.P.”.

Così, con lo sguardo rivolto in avanti a nuove, possibili interpretazioni di quello che è il tipico tratto folk e i piedi ben saldi sul duro terreno della tradizione, Paolo Saporiti gioca le sue carte in un lavoro che, già di per sé buono, potrebbe fare da apripista a vie espressive ancora più personali, rimarcando quella che ora appare come una ricerca artistica in fieri.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · Deep down the water
  • 2 · War (Need to be scared)
  • 3 · I’ll fall asleep
  • 4 · Sweet liberty
  • 5 · We’re the fuel
  • 6 · Toys
  • 7 · Stolen fire
  • 8 · Never look back
  • 9 · The time is gone
  • 10 · In the mud
  • 11 · Sad love/Bad love
  • 12 · F.R.I.P.P.

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