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Recensioni | Pubblicato il 23 maggio 2013

Artwork Giannico

Francesco Giannico

Luminance

Genere: Ambient, Drone, Alt-Soundscapes

Anno: 2013

Casa Discografica: Somehow Recordings

Servizio di:

Vi avevamo già parlato di Francesco Giannico in occasione del lavoro congiunto con Matteo Uggeri e Luca Mauri, intitolato Pagetos. Ora è la volta del suo nuovo lavoro solista con il suo vero nome, a tre anni da Folkanization uscito per Porter Records e a due da I Need You (Twisted Tree Line). Nel 2006 ha pubblicato l’album Lazy’s Dreams con lo pseudonimo Mark Hamn. Tra il 2010 e il 2011 ha invece fondato, con Alessio Ballerini,  l’Archivio Italiano Paesaggi Sonori, un collettivo di soundscapers italiani Lʼintento del gruppo è quello di promuovere la cultura dei paesaggi sonori e i soundscapers italiani, performers/musicisti che si cimentano in live electronics e creano installazioni artistiche audiovisive connesse al concetto di soundscape composition.

Il suo concetto di soundscape lo esprime molto bene in questo lavoro intitolato Luminance. Giannico rientra in quella categoria di perfomers che stanno dando all’ambient una nuova veste, tant’è che sarebbe non corretto fermarsi al genere. Infatti la visione è molto più ampia. La visione di come il paesaggio si componga sia di eteree bellezze ma anche di strati irregolari e scivolosi, rumori, spazi aperti e chiusi. In particolare l’intenzione è di descrivere la luce e di come essa riesca ad arrivare ovunque. A supporto di questo, oltre il suggestivo artwork, Giannico alterna e incrocia passaggi elettronici fatti di rumorismi (“Slow Motion“) , field recordings (“I Need You“,) incursioni  di un piano spesso decadente (“Sink“) e anche, per l’appunto, spiragli di luce (“A Quiet Dream“, “Klange Von Berlin“) .

Further” ci apre immediatamente le porte del suono fratturato con la scia dronica che prenderà il sopravvento manifestando tutta l’estasi del brano.  Gli interventi di piano sono essenzialmente minimali ed emergono ed affondano in base alla pressione dell’elettronica che, come succede in “Lacks Soul”, si cela all’inizio e sovrasta l’arrangiamento nella seconda parte. Quest’ultimo aspetto si ripresenta in maniera solitaria nella successiva “Things we can not get“, nel quale le distorsioni sonore si radicheranno nella parte centrale del centro per poi smussarsi nel finale.

Tra i momenti più significativi dell’album c’è “Step by step” che si caratterizza per un sublime frastagliamento ritmico. Stesso lavoro viene fatto in “Middle Earth” che però scarica il lavoro delle distorsioni e si concentra maggiormente sulla linea melodica. Non è da meno “Run” che distende l’arrangiamento ma che con le sue pulsioni, i piccoli raschi ovattati trasmette un senso notevole di oppressione e incombenza di qualche minaccia che termina con una fuga liberatoria che culminerà nei minimalismi armoniosi di “Suggestions”. 

Un lavoro ineccepibile e meticoloso che ci riporta una veridicità del paesaggio, non fatta solo di atmosfere sognanti ma di pezzi di realtà che rendono l’immaginario del musicista pugliese più vicino all’ascoltatore. E per questo motivo Luminance risulta uno dei migliori lavori del settore e non solo.

Voto: 7,3/10

Tracklist:

  • 1 · Further
  • 2 · Sink
  • 3 · Lacks Soul
  • 4 · Things we can not get
  • 5 · Slow Motion
  • 6 · I Need You
  • 7 · A Quiet Dream
  • 8 · Klange von Berlin
  • 9 · Step by Step
  • 10 · Old Style
  • 11 · Run
  • 12 · Middle Earth
  • 13 · Suggestions

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