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Recensioni | Pubblicato il 18 aprile 2012

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Bungalow 62

Mad, Bad, Dead

Genere: Songwriting, Folk

Anno: 2012

Casa Discografica: Autoprodotto

Servizio di:

Non sempre una buona ricetta richiede l’utilizzo di ingredienti sofisticati e in quantità esagerate. Anzi, le nonne insegnano che i piatti migliori spesso vengono fuori dall’unione di pochi elementi, purché genuini e dosati nel modo giusto. Potrebbe sembrare un parallelo azzardato, questo tra cucina e musica, eppure di fronte alla capacità di alcuni artisti di trasmettere intensità e sentimenti sinceri utilizzando pochissimi strumenti ed una voce mai su di giri, non si può che rimanere piacevolmente sorpresi.

È il caso di Paolo Forlì, in arte Bungalow 62, cantautore girovago marchigiano classe 1967, già con Emidio Clementi a fine anni ’80 nei Maggie’s Farm, che dopo un lungo periodo di pausa ed esperienze di vita in giro per il mondo, ha imbracciato la chitarra acustica e dato vita ad un nuovo progetto dalla natura delicata ed intimista, prendendo in prestito il nome dalla casetta nel Mora Parken in Svezia, nella quale sono nate le prime registrazioni per l’album d’esordio Snowy Teeth Drive, uscito nel 2010.

Mad, bad, dead è la naturale prosecuzione di questo primo lavoro, otto tracce cariche di espressività malinconica e suadente, sottolineata da arrangiamenti al tempo stesso semplici e curati e da una sezione vocale che si mantiene su toni quasi sussurrati ed avvolgenti: tutto ruota attorno ai delicati giri di chitarra, sui quali Paolo ricama i propri racconti di vita, ora personali ed intimisti (“Browns Focus”, “Binoculars on Sunday Afternoon”, “Joseph’s Turpentine”, ad esempio), ora rivolti verso il mondo esterno e le sue distorsioni politiche e sociali (“Monkey and Camels”, “The two Marshall”).

Su quest’architettura di fondo, si vanno poi ad innestare piccole note di colore, talvolta quasi impercettibili, che impreziosiscono il lavoro: glockenspiel, cembali, violini, o anche piccoli rumori di quotidianità, come sedie, bottiglie d’acqua e forchette, nascosti tra le righe di un quaderno sgualcito dall’essere vissuto. Perle nascoste, che talvolta però si portano in primo piano con eleganza, come fanno , ad esempio, il pianoforte in loop su “Mad, bad, dead” e la voce di Jessica Einaudi dei La Blanche Alchimie, intrecciata a quella di Paolo in “Visions of J”.

Gli otto brani di Mad, bad, dead scorrono con una leggerezza che non è mai superficialità, travestendosi da perfetta colonna sonora di una giornata a metà tra malinconia e riflessione lontani da qualsiasi rumore molesto della modernità, entrano sotto pelle e finiscono, con la loro evidente sincerità, per farsi amare incondizionatamente. Il lavoro di Bungalow 62 risulta, così, diretto ed immediato, proprio grazie a quell’onestà di fondo che non sempre è facile ritrovare, dato il continuo rincorrere le mode, tipico dei nostri tempi.

Ingredienti semplici in piccole dosi misurate con attenzione e un’incredibile abilità nel manipolarli e mescolarli con sapienza, per una pietanza non sofisticata, gustosa e in grado di deliziare i migliori palati. Ecco, Mad, bad, dead è proprio come un piatto tradizionale: si assapora con piacere dall’inizio alla fine e non se ne disdegna il bis, arrivando a sentirsi piacevolmente sazi e, perché no, un po’ anche in pace con se stessi. Una bella scoperta.

 

Voto: 7,3/10

Tracklist:

  • 1 · Browns Focus
  • 2 · Monkeys and Camels
  • 3 · Binoculars on Sunday Afternoons
  • 4 · The Two Marshall
  • 5 · Mad, Bad, Dead
  • 6 · Visions of J
  • 7 · Joseph’s Turpentine
  • 8 · The Doorman

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