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Recensioni | Pubblicato il 7 ottobre 2013

Man & Myth

Roy Harper

Man And Myth

Genere: Folk, Songwriting

Anno: 2013

Casa Discografica: Bella Union

Servizio di:

Il 2013 è stato un anno particolare per il grande numero di ritorni inaspettati: pensiamo a David Bowie, i My Bloody Valentine e i Pixies, solo per citarne alcuni. Alcuni hanno dimostrato di sopportare e reggere tutto il peso della propria storia, altri hanno fatto emergere l’inconsistenza del ritorno. Roy Harper rientra nella prima categoria.

Un artista immenso che, non trovando ispirazione e non avendo messaggi da comunicare, da ben 13 anni non pubblicava un album (The Green Man). E la grandezza di un musicista sta anche nel sapersi fermare piuttosto che proporre prodotti privi di qualsiasi vena artistica. E non è un caso se si circonda di musicisti di primo ordine per dar vita alla sua nuova creatura, Jonathan Wilson in primis. A coadiuvare il suo lavoro ci sono: John Fitzgerald, Pete Townsend, Tony Franklin, Jake Blanton, Richard Gowen, Omar Velasco, Jason Borger, James King, Bill Shanley, Neal Morgan.

In un’intervista ha dichiarato “I thought I had retired…I was in one world, but the next world had found me, so I had to respond to it“. Man and Myth è costruito su questo: Roy Harper ragiona sul tempo, su un’accentuata decadenza dell’universo che abitiamo; una dissonanza così abissale che l’apparenza è quella di vivere in un altro mondo. Ed è questa forte pulsione che l’ha portato a scrivere  e comporre uno dei suoi album più riusciti che riporta in auge lo smalto sfoderato nel suo capolavoro Stormcock.

Musicalmente è una sorta di compendio di quanto fatto nella sua carriera: ritroviamo una certa eccentricità con arrangiamenti caratterizzati da accenni orchestrali (il contributo minimale alla drammaticità teatrale di “January Man“); ci sono tracce colme di strati psichedelici (“The Enemy“, “The Exile“) e contaminazioni prog (la struttura di “The Stranger” e “Heaven is here“) e naturalmente anche le incursioni jazz (“Cloud Cuckooland“). Ma non manca lo spazio per ballate folk che esaltano l’aspetto vocale (L’ammaliante “Time is Temporary”). E quest’ultimo aspetto è da mettere in evidenza: l’interpretazione è cangiante, di un’intensità e profondità commovente tale che da sola potrebbe sostenere gli interi arrangiamenti.

Man and Myth è l’essenza dell’arte comunicativa di un cantautore che pensava di non aver più nulla da dire e che invece ha elaborato uno dei suoi album più ispirati. Sette composizioni definite, chiare, che valorizzano i contenuti con un suono che ripercorre la sua carriera della tradizione folk nel quale è cresciuto; al tutto si aggiunge una squadra di musicisti che esaltano questa ispirazione e le immutate capacità interpretative e naturalmente di scrittura. Un ritorno inaspettato ma tanto essenziale considerato il risultato finale.

Voto: 7,3/10

Tracklist:

  • 1 · The Enemy
  • 2 · Time is Temporary
  • 3 · January Man
  • 4 · The Stranger
  • 5 · Cloud Cuckooland
  • 6 · Heaven is here
  • 7 · Exile

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