Logotipo di Son of Marketing realizzato dal superbo grafico italiano Alessandro 'Aesse' Scarpellini
youtube Soundcloud Basecamp

Recensioni | Pubblicato il 1 marzo 2015

Marilyn Manson 2015

Marilyn Manson

The Pale Emperor

Genere: Hard Rock

Anno: 2015

Casa Discografica: Hell Etc.

Servizio di:

Marilyn Manson è morto e risuscitato varie volte. Come ogni rockstar, come il rock stesso. E, come il rock, è risuscitato ogni volta più debole. Il suo messaggio si è annacquato ad ogni riemersione dall’anonimato e la sua musica si è indebolita con il personaggio. La nuova uscita, The Pale Emperor, (per la sua label Hell etc.) conferma questo declino.

Eppure Manson aveva un ruolo nella vita di molti appassionati di rock. La vena dissacratoria del perbenismo americano era ciò che attraeva. Gli incubi di allora (era il 1996) erano accompagnati dal crossover metal-industriale di Antichrist Superstar, capolavoro di un antieroe perverso. La regia di Trent Reznor lo rendeva un incrocio riuscito tra i Korn e suoi Nine Inch Nails. Funzionava a meraviglia: Manson rappresentava per Reznor il volto eccessivo e truccato dell’angoscia di vivere evocata con i NIN. Manson appariva inoltre come un alter ego di chi nella sua immagine malata riconosceva aspetti di sè. E il meccanismo reggeva anche nel successivo Mechanical Animals, in cui il tentativo di cambiare identità, esaltando i tratti misogini di un clone di Bowie-Ziggy, era sostenuto da un glam rock interessante. Poi troppo jet set, troppe starlette e l’artista si è perso. I successivi episodi sono trascurabili e Manson è entrato in un cono d’ombra da cui fatica ad uscire.

The Pale Emperor lo rappresenta per quello che è adesso: un rocker onesto. Testi espliciti, approccio blues. Il primo brano, “Killing Strangers”, ne è la prima testimonianza, nella sua lentezza oscura. Non decolla ma è coerente con la scelta fatta. Più interessanti i brani veloci in stile vecchio Marilyn, come il metallico “Deep Six”. Tutto già sentito, ma almeno cattura l’attenzione. Altri brani non lasciano il segno, l’hard rock di Manson senza l’apporto pesante dell’elettronica perde originalità: ascoltare “Third Day of a Seven Day Binge” per credere. L’album si trascina fino al toccante blues finale di “Odds Of Heaven”, che in alcuni tratti ricorda addirittura Tom Waits.

L’Anticristo Superstar ci manca. Il Pallido Imperatore si fa (come sempre) voler bene ma il potenziale di Manson va molto oltre. I veri anticristi sono a Wall Street e a Bruxelles e lui potrebbe essere la guida di un movimento che li smaschera e li condanna all’Inferno che meritano. Ascoltare The Pale Emperor è quindi un passatempo, per la ricerca di senso aspettiamo le prossime prove.

Voto: 4/10

Tracklist:

  • 1 · Killing Strangers
  • 2 · Deep Six
  • 3 · Third Day of a Seven Day Binge
  • 4 · The Mephistopheles of Los Angeles
  • 5 · Warship My Wreck
  • 6 · Slave Only Dreams to be King
  • 7 · The Devil Beneath My Feet
  • 8 · Birds of Hell Awaiting
  • 9 · Cupid Carries a Gun
  • 10 · Odds of Even

Articolo precedente:

Articolo seguente:

Developed by | MM and designed by Aesse

Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie. Maggiori Informazioni | Chiudi